Michael Jackson: a 10 anni dalla morte le pesanti accuse del legale di 2 presunte vittime di abusi

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Michael Jackson: le pesanti accuse del legale di 2 presunte vittime.

Oggi, 25 giugno, il mondo della musica celebra i dieci anni dalla scomparsa del «Re del Pop», Michael Jackson. Aldilà delle commemorazioni che si terranno in tutto il mondo da parte di colleghi e inossidabili fan del leggendario artista, continuano ad esserci dubbi, misteri e indiscrezioni più o meno veritiere sui presunti abusi sessuali di cui il cantante si sarebbe macchiato per diversi anni nella sua sontuosa residenza di Neverland. A tal proposito, ha fatto discutere e sta continuando a suscitare polemiche il documentario «Leaving Neverland», durante il quale sono intervenuti in particolare Wade Robson e James Safechuck che, minorenni all’epoca dei fatti, avrebbero lanciato nuovamente pesanti accuse nei confronti del compianto interprete di «Thriller».

A rincarare ulteriormente la dose, in queste ore, ci ha pensato Vince Finaldi, avvocato dei due uomini, il quale in una conferenza stampa ha innanzitutto rivelato che ai suoi assistiti è stato diagnosticato un PTSD, ovvero un disturbo da stress post-traumatico dovuto proprio alle continue molestie che avrebbero subito da bambini da parte di Michael Jackson. Inoltre ha spiegato che, siccome in passato sarebbero stati indottrinati nell’avere una vera e propria adorazione per il grande artista statunitense, nel giorno dell’anniversario della sua scomparsa sarebbero destinati a viverlo come un profondo lutto, un conflitto interiore che nessuno sarebbe in grado di capire. Il legale ha aggiunto che quasi certamente Robson e Safechuck non prenderanno parte ad alcuna veglia e non parteciperanno a cerimonie ufficiali, ma: «Piangeranno l’uomo che è diventato il loro violentatore, nonché amico e padre-figura per molti anni».

Robson e Safechuck: i principali accusatori di Michael Jackson.

Parole indubbiamente forti e a tratti sconvolgenti quelle dell’avvocato Finaldi, il quale però è sembrato piuttosto risoluto nel ribadire che crede fermamente nelle accuse lanciate dai suoi clienti. Ricordiamo che durante «Leaving Neverland» Safechuck ha raccontato di essere stato il protagonista di una cerimonia nuziale (quando aveva appena 11 anni) tenutasi nella camera da letto del famoso ranch del cantante americano. Ricordando quest’episodio che ha suscitato reazioni di indignazione, sollevando anche diversi dubbi sulla veridicità delle parole della presunta vittima di abusi, il legale ha dichiarato che dopo la messa in onda del documentario si sarebbero palesate almeno una dozzina di persone che avrebbero sostenuto di essere state sottoposte a trattamenti simili a quelli sopportati dai due protagonisti dei racconti-video. Tra costoro ci sarebbe anche una donna che in quel periodo avrebbe avuto 13-14 anni e che sarebbe stata molestata.

Finaldi su Michael Jackson: «Non ho dubbi che fosse un predatore seriale»

Il legale che ha uno studio in California e che si occupa prevalentemente di casi legati ad abusi sessuali sui minori, ha detto di essere piuttosto certo che queste persone stiano dicendo la verità, essendo in possesso delle copie di alcuni assegni della casa di produzione di Michael Jackson che recherebbero proprio la firma del cantante. L’avvocato non si è risparmiato nel lanciare le sue accuse, infatti ha anche svelato che secondo lui il «Re del Pop» avrebbe molestato più di 100 bambini negli Stati Uniti, definendolo come un vero e proprio «predatore seriale».

Il dottor Finaldi non ha risparmiato i collaboratori dell’artista californiano: secondo lui, costoro non avrebbero fatto mai nulla per porre fine a ciò che sarebbe accaduto a Neverland; avrebbero anche potuto contattare l’FBI con una telefonata anonima, invece non avrebbero mai mosso un dito per salvare i bambini. Dunque, seguendo la versione del legale di Robson e Safechuck, il personale domestico e gli uomini della sicurezza avrebbero preferito assecondare il loro datore di lavoro, non avendo il coraggio di denunciarlo.

Il lavoro dell’avvocato sta andando avanti, e ha anticipato che entro l’estate vorrebbe intentare una causa giudiziaria milionaria a nome dei suoi due clienti contro gli eredi di Michael Jackson. In un primo momento, un giudice aveva stabilito che ormai i presunti reati erano andati in prescrizione; tuttavia una recente riforma della legge californiana ha stabilito che i casi possono essere riaperti se le presunte vittime di abusi (ormai adulti) sono in grado di dimostrare di soffrire ancora di disturbi provocati da gravi traumi infantili. E questo per Finaldi sarebbe proprio il caso di Robson e Safechuck, ai quali ancora oggi sarebbe stato diagnosticato un PTSD.

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Michael Jackson il Re del Pop

Leaving Neverland: il discusso documentario su Michael Jackson.

Infine il legale si è detto certo che la sua battaglia legale darà il via ad una lunga serie di denunce da parte di tutte quelle persone che fino ad oggi non avrebbero avuto il coraggio di venire allo scoperto. Alla domanda se pensa che queste ingenti azioni legali potrebbero creare gravi problemi finanziari alle aziende che portano il nome di Michael Jackson, Finaldi ha risposto che, anche se pienamente consapevole che questi contenziosi potrebbero durare a lungo: «Non ho intenzione di speculare».

La replica di Janet Jackson: «È tutto volere di Dio»

In occasione del decennale dalla scomparsa di Michael Jackson, la sorella Janet è stata raggiunta dal Sunday Times. La cantante, pur senza nominare direttamente l’avvocato Finaldi e nemmeno Safechuck e Robson, ha dichiarato che per lei è una grande emozione quando vede dei bambini che ancora oggi emulano il leggendario fratello, o quando ci sono degli adulti che continuano ad ascoltare la sua musica. Secondo lei, infatti, questo è il chiaro segno di quanto d’importante abbia fatto la sua famiglia nel mondo.

Janet Jackson ricorda il fratello.

Janet Jackson ha anche chiarito di non voler apparire arrogante, ritenendo che ciò: «È tutto volere di Dio e non posso che ringraziare per questo». Anche se durante l’intervista non ha voluto affrontare l’argomento relativo allo scandalo sollevato da «Leaving Neverland», qualche settimana fa la cantautrice statunitense si è rifiutata di esibirsi ad un evento che celebrava l’ingresso di alcuni grandi artisti nella Rock and Roll Hall of Fame, perché della manifestazione si sarebbe occupata HBO, l’emittente che ha trasmesso proprio il discusso documentario sul «Re del Pop».

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