Quando è tempo di una disintossicazione digitale? La consigliano anche i giganti della Silicon Valley.

Tim Cook, il numero uno di Apple, ha detto: “Onestamente non abbiamo mai voluto che le persone esagerassero con l’uso dei nostri prodotti. Ma se passi tutto il tuo tempo sul telefono, vuol dire che stai spendendo troppo tempo al cellulare”. E i manager seduti in platea alla convention della rivista Fortune, sorridono scrollando lo schermo dei loro iPhone. Sono quelli che già conoscono il prossimo sistema operativo di iPhone e iPad, iOS 12, in arrivo il prossimo settembre, e che avrà funzioni per monitorare ore e minuti passati a usare lo smartphone e le sue applicazioni. Ma perchè Apple, che produce uno degli smartphone più amati del mondo, dovrebbe preoccuparsi di quanto tempo passiamo al cellulare?

Gli smartphone sono entrati nelle nostre vite da ormai una decina d’anni, ma si comincia a parlare di un disturbo psicologico chiamato nomofobia, la paura di restare senza cellulare. E di Fomo (Fear of Missing Out) cioè la paura di restare tagliati fuori. Diversi studi psichiatrici associano l’uso intensivo del telefonino, soprattutto nel consultare i social media, a effetti negativi sulla stabilità emotiva, l’autostima, lo stress, la depressione, la capacità di controllare gli impulsi e i disturbi del sonno. “Siamo tutti dipendenti dal telefono, varia solo la misura in cui lo siamo”, spiega la giornalista Catherine Price, autrice del bestseller ‘Come disintossicarti dal tuo cellulare’. Nel suo libro promette di interrompere la dipendenza con un programma di quattro settimane; non si tratta di smettere di usare i telefoni, ma scegliere quando servono. L’obiettivo non è l’astinenza, ma la consapevolezza.
Secondo recenti statistiche, noi italiani controlliamo il cellulare in media tra le 75 e le 110 volte al giorno e del resto, gli smartphone, sono progettati per renderci dipendenti. Il problema è il brain-hacking: una volta che il nostro cervello impara ad associare il controllo del cellulare con l’ottenimento di una ricompensa (notifiche, like, ecc.), avremo sempre voglia di farlo.
Va ricordato che Steve Jobs poneva limiti di tempo ai suoi figli per l’uso della tecnologia e Bill Gates ha regalato il cellulare ai figli, solo al compimento dei 14 anni. “E’ la versione Silicon Valley della vecchia massima dello spacciatore: ‘Non sballarti mai con la tua merce'”, scrive la Price.

Poi c’è il ‘problema’ delle app dei social media. Nota bene: sono tutte gratis perchè i loro clienti non siamo noi ma i pubblicitari, cui viene venduta la nostra attenzione. Nel 2014 gli utenti di Facebook hanno speso più di 37.752 anni di attenzione sul sito, ogni giorno. Non c’è nulla di male, basta appunto solo deciderlo. Se siete tra coloro che pensano di essere multitasking, e quindi di poter fare più cose contemporaneamente, come guardare Twitter mentre siete davanti alla tv, sappiate che è un’illusione. Cambiamo solo il nostro centro dell’attenzione, pratica che compromette la nostra memoria. Non solo: la creatività è spesso innescata dalla noia, uno stato mentale che però gli smartphone aiutano a evitare con grande efficienza.

Tornando alla domanda iniziale, pare che nei mesi scorsi alcuni azionisti avessero chiesto ad Apple di riflettere sulle conseguenze nei più piccoli dell’utilizzo dello smartphone. In generale, l’azienda non può più ignorare il disagio dei clienti nel sentirsi dipendenti e non solo Apple. Anche Instagram e Facebook stanno studiando una modalità “non disturbare” a tempo e Google ha ammesso: “Aiutare la gente nel suo benessere digitale per noi è ora più importante che mai”. La Price nel suo libro, però, scrive: “Stanno cercando di bilanciare interessi opposti: quelli delle persone che acquistano i loro telefoni e quelli delle aziende che vendono app nei loro negozi. Gli utenti potrebbero volere più strumenti per trascorrere meno tempo sui telefoni, ma i produttori di app non vogliono che questi prodotti siano offerti, perché guadagnano da persone che passano il tempo sui loro dispositivi (e condividono dati). Al momento il telefono ti ricorda con una notifica facilmente ignorabile, che stai spendendo più tempo di quanto volevi. C’è ancora molto da fare”.

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