Messico: arrestato un sospettato per la strage dei mormoni

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La polizia messicana ha arrestato una persona sospettata di essere coinvolta nell’agguato di lunedì scorso a un gruppo di mormoni in cui sono morte nove persone, tra cui sei bambini. Non è ancora nota l’identità del sospettato, ma l’Agenzia ministeriale per le indagini penali (Amic) ha reso noto che al momento della cattura l’individuo aveva con sé due ostaggi legati e imbavagliati nonché diversi fucili, una grande quantità di munizioni e armi di grosso calibro.

Cosa è accaduto

È piuttosto raccapricciante la ricostruzione dell’imboscata avvenuta in pieno giorno. Vittime dell’accaduto sono almeno nove persone, tre donne e sei bambini, che mentre viaggiavano a bordo di tre auto tra gli stati di Chihuahua e Sonora, diretti all’aeroporto di Phoenix, sono stati investiti da una raffica di proiettili e bruciati vivi.

La famiglia vittima dell’agguato

Tra le vittime si annoverano purtroppo anche due gemelli di appena sei mesi rimasti legati ai propri seggiolini, intrappolati nell’auto data alle fiamme con la madre, il fratello di 11 anni e la sorella di 9. In un’altra auto hanno perso la vita un bimbo di 6 anni, la sorellina di 4 e ad altre due donne.

Gli aguzzini hanno ucciso uno dei bambini mentre correva nel tentativo di sfuggire alla morte. Altri cinque o sei ragazzini sarebbero riusciti a sfuggire alla furia omicida nascondendosi tra la vegetazione del bosco.

Ed è stato proprio uno di quei ragazzini, Devin, di appena 13 anni, che ha prima nascosto i sei fratelli, coprendoli con rami d’albero. È andato poi in cerca di aiuto, attraversando per ben 23 km il deserto del Messico e portando l’esercito sul luogo dell’agguato.

Cinque dei sei bambini sono stati subito trovati e trasferiti in un ospedale dell’Arizona. Un’altra bambina di 9 anni, sorellina di Devin, allontanatasi dai fratelli per chiedere aiuto, è stata ritrovata alcune ore dopo sana e salva.

Secondo il ministro messicano della Sicurezza, Alfonso Durazo, la famiglia di mormoni, appartenente alla comunità della Colonia LeBaron, sarebbe stata presa di mira perché scambiata per uno dei convogli armati che infestano la zona, finendo così in una guerra tra bande.

I possibili retroscena

Da anni la loro comunità aveva avviato una guerra al narcotraffico, denunciandone violenza e illegalità. Secondo la Nbc vi sarebbero infatti dei “retroscena” inquietanti dietro questa terribile vicenda. Nella famiglia LeBaron si annoverano gli attivisti Benjamin e Julian (il primo assassinato nel 2009 dai narcos, il secondo ha dato l’annuncio ieri dell’agguato) entrambi coinvolti in operazioni a favore delle vittime messicane dei narcos.

Ma pare che ci sia dell’altro. Secondo la Nbc “i figli del fondatore finirono in una faida familiare. Uno, Ervil, formò la sua chiesa che divenne presto una setta, racconta Anna LeBaron, che era una dei 51 figli (da 13 mogli) di Ervil. Nacque nella colonia LeBaron in Messico e fuggì dalla setta del padre quando aveva 13 anni“. Per questo motivo gli appartenenti a questa comunità godevano della protezione di una novantina di poliziotti, ma il governo, nelle ultime settimane, ha deciso di allentare le misure di sicurezza.

La decisione di Trump

L’Fbi si è offerta di aiutare le autorità messicane nelle indagini sulla strage, mentre l’ira di Donald Trump non ha tardato a farsi sentire. Il presidente americano su Twitter si è detto pronto ad aiutare il Messico perché sarebbe arrivato il momento di risolvere in maniera definitiva, rapida ed efficace il problema dei cartelli della droga. “Questo è il momento per il Messico con l’aiuto degli Stati Uniti di dichiarare guerra ai cartelli e spazzarli via dalla faccia della terra“.

Il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador ha ringraziato Trump, ma ha affermato che la lotta ai cartelli è una responsabilità del suo Paese. “Il Messico è pronto a lavorare con l’Fbi purché la sua indipendenza sia rispettata, e non penso che avremo bisogno di un intervento straniero“, ha dichiarato. Ma gli agenti federali americani già sono all’opera per aiutare i colleghi messicani.

Vedi anche: Record di bambini morti al confine Usa

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