Messauda Fadlun: perseguitata ma non pienamente cittadina

Lo stato italiano ha chiesto al marito novantottenne di Messauda Fadlun, deceduta nel 2018, la restituzione del vitalizio a lei riservato in quanto perseguitata per motivi razziali

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Messauda Fadlun

Lo stato italiano ha chiesto al marito di Messauda Fadlun, ebrea deceduta nel 2018 la restituzione del vitalizio di rifugiata. Secondo l’Italia la donna, al momento delle persecuzioni razziali “non aveva piena cittadinanza italiana”. Tale ragione costituisce una novità nel panorama giurisprudenziale italiano. Può una persona essere cittadina solo in parte e in determinate situazioni?

Messauda Fadlun: perchè lo stato italiano chiede la restituzione del vitalizio?

Messadua Fadlun, deceduta nel 2018, era una donna ebrea italiana. Dal 2007 al 2018, anno della sua morte, la donna aveva ricevuto il vitalizio in quanto cittadina italiana vittima di persecuzioni razziali. Avendo riconosciuto in pieno lo status di rifugiata per motivi razziali, le autorità italiane avevano deciso che a Messauda Fadlun spettasse di diritto il vitalizio. Ora, però, l’Italia chiede ad Alberto Finzi, marito della defunta, la restituzione di 80 mila euro di vitalizi. A denunciare la vicenda é Ariel Finzi, Rabbino di Napoli e figlio della coppia: “Lo stato ha chiesto a mio padre, Alberto, la restituzione di 80 mila euro di vitalizi”.” Mio padre ha quasi 99 anni”. Messadua Fadlun ha vissuto gran parte della sua vita in Italia. La donna era figlia di Italiani che per anni hanno vissuto in Libia per poi fare rientro nel Belpaese. Lo stato italiano contesta il fatto che, avendo vissuto molti anni in Libia, al momento delle persecuzioni, Messadua Fadlun non avesse la piena cittadinanza italiana.

Messauda Fadlun: una storia di burocrazia italiana

La storia di Messadua Fadlun rappresenta uno dei tipici esempi di burocrazia italiana. Una burocrazia che non guarda in faccia a nessuno. Un sistema che la maggior parte delle volte preferisce trattare ogni persona come un semplice numero. Uno stato che in molti casi considera i cittadini come un semplice bancomat. Eppure ogni singola persona, ogni cittadino sono portatori di una storia. Può essere una storia felice o infelice. Il vissuto di ogni uomo o donna è caratterizzato da felicità, delusioni, speranze e sacrifici. Nessuno di noi può sapere cosa sta realmente vivendo o cosa ha passato chi incontriamo in piazza, al mercato o dal barbiere. Eppure per lo stato siamo tutti uguali. Lo stato non guarda alle difficoltà o ai trascorsi passati.

Si è cittadini italiani o no?

Lo stato italiano nel 2007 ha riconosciuto lo status di rifugiata a Messadua Fadlun. Tuttavia, a due anni dalla sua morte, l’Italia chiede al marito, di 98 anni, la restituzione dei vitalizi. Secondo la burocrazia Messadua Fadlun, al momento delle persecuzioni, non aveva “piena cittadinanza italiana”. Quindi una persona può essere un po’ italiana? Secondo la giurisprudenza una persona può essere cittadino oppure può non esserlo. Perché un cittadino dovrebbe essere definito italiano ma non a sufficienza per ricevere un vitalizio riservato a cittadini vittime di persecuzioni?

Lo stato italiano finora non ha dato soluzione a questa incresciosa vicenda. Tuttavia, nei giorni scorsi la Corte dei Conti di Torino, competente sul caso, ha deciso di intervenire sul caso. Dopo l’impugnazione della famiglia Finzi, la Corte ha deciso di sospendere il provvedimento con il quale lo stato chiedeva la restituzione degli 80 mila euro.


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