Meriem Bennani e la narrazione multimediale

Attraverso installazioni e l'uso del metodo cinematografico l'artista descrive la situazione dei migranti in Europa

0
369
Meriem Bennani
Alla Galleria Ghebaly di Los Angeles le opere di Meriem Bennani

Tre stanze collegate da corridoi mettono in relazione le opere di Meriem Bennani presentate a “Guided tour of a spill”. Utilizzando schemi cinematografici, avatar e la musica, l’artista crea una narrazione incentrata su una comunità di migranti nordafricani.


“Ritornerai?” Il murale emblema dell’emigrazione


Meriem Bennani e la multimedialità

L’artista nasce nel 1988 a Rabat in Marocco, ma lavora a New York. Nella sua opera supera i tabù e le convenzioni per liberare la creatività e il suo essere. Cerca il dialogo con persone di altre nazionalità e vorrebbe che l’Occidente accettasse i princìpi fondamentali della cultura musulmana. Tra i suoi progetti multimediali c’è “Fardaous Funjab”, un reality show incentrato su un designer di hijab. Anche “Gradual Kingdom” è un lavoro che descrive Rabat e l’apporto di sabbia sulle spiagge per fermare l’erosione. Stimola quindi lo spettatore a confrontarsi con la sua arte e il suo modo di pensare.

Il progetto “Guided tour of a spill” di Miriem Bennani

Bennani si diverte a creare uno spazio tra animato e live, digitale e analogico, fantasy e documentario. Le opere che presenta a “Guided tour of a spill” sono una versione fantascientifica delle situazioni che vivono i migranti che raggiungono l’Europa. L’ambientazione della scena è Caps, una prigione in cui sono riuniti dei nordafricani, catturati mentre cercava di teletrasportarsi negli Stati Uniti.

Il percorso multimediale

All’avvio del tour ci sono due disegni di schermi, “Quartier Cuba” e “Routini Zip”. In uno, vignettato di rosso, del fumo esce da un appartamento. Nell’altro invece una colonna di smog si dirige verso la finestra di una cucina. Sulla parete più lontana della stanza c’è Sidewalk Stream, una griglia di video che mostra immagini dell’universo Caps. I filmati scorrono infatti attraverso ritagli in scatole di metallo. Passando nel corridoio il visitatore incontra l’installazione video con tre sfere sovrapposte e due dispositivi Hd. Sulla superficie compare un’animazione colorata di un coccodrillo. Un’antenna che gira attiva poi sei cavi che ruotano, creando movimento.

L’installazione “Umbrella Slap” di Miriam Bennani

Lo spettatore arriva poi in un teatro buio con poltroncine rivestite di pelle che fronteggiano un multi-pannello. Inizia la proiezione del racconto degli emigranti catturati dai soldati americani e portati a Caps. I nordafricani considerano una patria la prigione, mentre fotogrammi di uomini e pitture di animali cambiano il tono dalle narrazione. Nell’ultima sala c’è la macchina “Umbrella Slap”, da cui esce un cavo sottile. Si vedono quindi i migranti contro gli agenti di frontiera e la realtà aumentata del 3D amplifica le reazioni e le emozioni che suscita il filmato. La prospettiva non produce profondità, ma empatia e senso di appartenenza a un gruppo. Proprio ciò che vuole l’artista. L’esposizione è in programma su appuntamento alla galleria François Ghebaly a Los Angeles dal 6 marzo all’1 maggio.