Mensa scolastica, da servizio di refezione a laboratorio di educazione alimentare

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Nell'anno scolastico 2015/2016 il 25% delle mense scolastiche è risultato irregolare

Trieste: muffa nei budini e risotto con pezzetti di spugna.

Roma:  in una scuola elementare i bambini mangiano in piatti di plastica che si sciolgono con il calore delle pietanze.

Abuzzo: sequestri di alimenti e sanzioni amministrative a seguito dei controlli dei Nas di Pescara nelle mense scolastiche.

Sono solo alcuni, questi sopraccitati, degli “inciampi” in cui le mense scolastiche italiane sono cadute nel corso degli ultimi mesi. Ma la lista è lunga, da Nord a Sud, e coinvolge molte mense delle scuole primarie e dell’infanzia, pubbliche e paritarie.

Strutture di cottura non conformi, autorizzazioni mancanti, carenza di informazioni sulla tracciabilità degli alimenti, inadeguatezze igienico – sanitarie, irregolarità varie di natura amministrativa e non, e conseguente chiusura delle mense scolastiche.

I controlli effettuati a tappeto dai Carabinieri del Comando Carabinieri per la Tutela della Salute (Nas) nelle mense scolastiche nell’anno 2015 – 2016 hanno evidenziato (su 2678 ispezioni) il 25% di casi di irregolarità di diversa natura e più o meno gravi.

Cosa mangiano i nostri bambini nelle mense? Di chi è la responsabilità se il bambino si sente male? Da dove arriva il cibo che i nostri piccoli trovano nei loro piatti? Si può portare il panino da casa? Questi e tanti altri sono i dubbi delle famiglie e dei dirigenti di fronte alle mense chiuse perchè non conformi alla legge e di fronte alla necessità di un’alternativa alla refezione scolastica.

Sono circa undici milioni di italiani che mangiano fuori casa a pranzo e di questi, circa la metà lo fanno in una mensa scolastica: numeri non da poco e sui quali, a fronte anche delle irregolarità rilevate e in costante aumento, si è intervenuti anche sotto il profilo legislativo. Diversi infatti, gli interventi del legislatore che meritano attenzione.

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Nell’anno scolastico 2015/2016 il 25% delle mense scolastiche è risultato irregolare

Il Decreto di Legge sulla ristorazione collettiva recante le “Disposizioni in materia di servizi di ristorazione collettiva”, parte da lontano e precisamente nel 2015 (DDL n. 2037). Disciplina i servizi di ristorazione collettiva identificandoli come l’insieme delle “attività di approvvigionamento, preparazione, conservazione, distribuzione e somministrazione di pasti, definita da un contratto stipulato tra il fornitore del servizio e un soggetto privato o una pubblica amministrazione in qualità di committenti”  e all’articolo 5 definisce le caratteristiche della ristorazione scolastica prevedendo che le procedure di selezione avvengano sulla base del criterio dell’offerta più vantaggiosa dal punto di vista economico ma facendo assumere più importanza e significatività ai parametri di qualità.

A questo si aggiunge una sentenza della Corte di Appello di Torino del giugno 2016 a cui erano ricorsi alcuni genitori invocando il diritto di poter scegliere tra la refezione scolastica e il pasto portato da casa. La sentenza ha ribadito l’importanza del momento mensa come momento educativo e didattico e pertanto riformando la decisione del Tribunale – nella parte in cui si suggeriva ai genitori di prelevare il figlio e riaccompagnarlo dopo il pranzo – sanciva come leso il diritto dell’allievo a partecipare alla mensa come momento integrante del progetto educativo. La sentenza ha riconosciuto agli alunni il diritto di consumare a scuola un pasto portato da casa.

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Il panino portato da casa, alternativa alla refezione scolastica richiesta dai genitori

Due “informazioni” legislative che pongono in campo la complessità della questione: mangiare a scuola è un servizio fornito ai bambini e come tale deve avere delle caratteristiche amministrative ed economiche, ma è anche un progetto didattico e parte integrante dell’educazione scolastica.

Il disegno di legge infatti, fa riferimento ai criteri dell’appalto e all’offerta più vantaggiosa ma al tempo stesso richiama alla qualità dell’offerta e dunque in generale alla qualità del servizio intesa a livello globale non solo come qualità delle materie prime ma anche della trasformazione in pasti e distribuzione nelle scuole. Il DDL fa infatti riferimento a materie prime della filiera corta, a prodotti alimentari biologici e a pasti che tengano conto di allergie e intolleranze alimentari.

E con riferimento al pasto da casa o no, l’art.5 del DDL ha subito un emendamento rendendo la mensa obbligatoria come parte integrante delle attività formative e sancendo il divieto di portare il pasto da casa nonostante la sentenza di Torino si sia espressa a favore dei genitori. Proprio questi ultimi, organizzati nella Rete nazionale delle commissioni mensa, hanno espresso le proprie perplessità perchè, insoddisfatti della qualità del servizio mensa e della tariffa troppo elevata, avrebbero voluto portare il pasto da casa.

Per il prossimo anno scolastico il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha individuato i criteri per il riconoscimento delle mense biologiche certificate. A decorrere dal prossimo anno, dunque, nei bandi di gara delle scuole saranno introdotti requisiti innovativi e anche solidali come la distribuzione gratuita agli indigenti di prodotti alimentari.

Il progetto è stato presentato dal Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina e premierà con una medaglia d’oro le eccellenze che utilizzano la maggiore percentuale di cibi biologici.

Nei bandi di gara delle scuole saranno infatti inseriti come criteri di premialità l’impegno a recuperare i prodotti non somministrati e a destinarli ad organizzazioni non lucrative di utilità sociale che effettuano, a fini di beneficenza, distribuzione gratuita agli indigenti di prodotti alimentari e la percentuale di utilizzo di alimenti biologici prodotti nel raggio di 150 km dal luogo di somministrazione dei cibi, per ridurre l’impatto ambientale.

Non solo mense irregolari, sporche, carenti. Le eccellenze ci sono, lungo lo stivale, e sono realtà che meritano di essere conosciute.

A Grassina, nella cintura metropolitana di Firenze, si evitano gli sprechi. Nell’anno scolastico 2016/2017  i cibi avanzati sono stati messi da parte e grazie all’abbattimento della temperatura, i cibi sono stati conservati in frigorifero e di essi è stata prolungata la durata per permettere la distribuzione presso la sede della Caritas cittadina alle famiglie più bisognose. Sono state così “salvate” ben 8.900 porzioni di cibo in tutto l’anno scolastico.

Un’iniziativa solidale analoga anche in Piemonte, nella primaria Rio Crosio di Asti, dove si evita di sprecare cibo. Anche qui le porzioni intatte sono conservate per le persone bisognose e mediamente ogni giorno vengono donate circa quaranta porzioni.

Frutta e verdura biologiche, zero sprechi, prodotti stagionali e del territorio: così le mense possono contrastare gli sprechi, gli impatti ambientali e anche gli alti costi. Valide soluzioni che possono contribuire all’erogazione di pasti eccellenti, di servizi che soddisfano le esigenze dei bambini che mangiano fuori casa.
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Prodotti stagionali, locali e di origine biologica nelle mense.
Valorizzare i prodotti tipici locali può rispondere all’esigenza di contenere i costi ma anche favorire la conoscenza della tradizione, della memoria del territorio. Attraverso il momento conviviale, i bambini potranno conoscere il ricco patrimonio alimentare della loro regione e instaurare un legame con il proprio territorio. La mensa potrà dunque rappresentare un momento di conoscenza della storia e della tipicità ed è laboratorio didattico di educazione alimentare. Mangiare assieme prodotti del territorio, seguendo le ricette della tradizione è un modo valido di avvicinare i bambini a stili alimentari salutari.

 

 

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