May Stevens dipinge Artemisia Gentileschi e la politica

Una pittrice che ha messo sulla tela l'attivismo civile e le contraddizioni della politica del Novecento

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May Stevens dipinge Artemisia
May Stevens è una pittrice che ha descritto la politica e la società

Un’artista che ha trasposto nell’arte la politica e il femminismo. Le proteste degli attivisti dei primi anni Sessanta la colpiscono al punto da realizzare una serie di dipinti. Tuttavia il suo nome è legato per i quadri “Big Daddy” in cui mette a nudo il suo rapporto conflittuale col padre conservatore. May Stevens dipinge Artemisia Gentileschi e Rosa Luxemburg e di altre donne che hanno lottato per affermarsi.


Artemisia Gentileschi, il talento e il coraggio di essere donna


Perché May Stevens dipinge Artemisia Gentileschi?

Leggendo il saggio del 1971 di Linda Nochlin “Why have there been no great women artists?”, rimane affascinata dall’artista. All’epoca Artemisia Gentileschi non era considerata un talento, ma May decide di farla conoscere. Così le dedica un ritratto in cui la donna tiene in mano un pennello. Espone poi la tela nella Sister chapel della Rowan University art gallery del New Jersey dal 1974 al 1978. Dipinge anche altri quadri che rendono omaggio al contributo delle donne nel mondo della cultura. Sono opere a cui lavora con impegno, creando raffigurazioni di grandi dimensioni di Harmony Hammond, Joyce Kozloff, Marty Pottenger. Ci sono pure: Louise Bourgeois, Sarah Charlesworth e Miriam Schapiro.

La mostra” Freedom Riders”

Non esordisce in campo artistico coi ritratti al femminile, ma con la serie di dipinti “Freedom riders”. Nel 1964 alla Roko gallery di New York espone nella sua prima personale opere che raffigurano gli attivisti per i diritti civili. Sono uomini e donne che protestano contro le sentenze della Corte suprema per gli autobus segregati e la registrazione degli elettori neri. Il quadro che dà il titolo alla mostra diventa un francobollo nel 2005. May non partecipa ai movimenti, ma simpatizza per le persone che vogliono maggiori libertà. Apprezza molto anche il discorso di Martin Luther King Jr. “I have a dream”. Stevens ritiene che arte e attivismo siano legati e vuole provocare delle reazioni. Nelle tele ci sono riferimenti a razzismo, sessismo e disparità di classe.

Il rapporto col padre e i dipinti “Big Daddy”

Una figura paterna oppressiva che l’artista cerca di rieducare, ma con scarsi risultati. May considera il genitore conservatore, bigotto, razzista e misogino e incapace di prendersi cura della famiglia. Lo rappresenta in una serie di opere come simbolo del patriarcato americano, senza mascherare il suo disgusto. Inizia la serie di quadri nel 1976 e fa riferimento anche al sostegno di molti americani alla Guerra in Vietnam.

May Stevens dipinge Artemisia Gentileschi e la storia di Rosa Luxemburg

Dal 1976 al 1990 Stevens dipinge la storia dell’attivista marxista in cui descrive i momenti principali della vita della Luxemburg. Rappresenta la donna al Secondo congresso internazionale di Stoccarda in cui i partiti socialisti hanno espresso una posizione contro la guerra. L’omicidio della donna nel 1919 la tocca profondamente, come il cadavere abbandonato nelle acque. Spesso Rosa è accanto alla madre dell’artista, casalinga che non ha finito la scuola elementare. Negli ultimi anni May si raffigura e mette in mostra il suo corpo in decadimento.