Maxi sequestro dei Carabinieri: presso un resort di lusso in Arezzo

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Maxi sequestro dei Carabinieri

Maxi sequestro dei Carabinieri in Provincia di Arezzo nell’area di un resort di lusso in costruzione in provincia di Arezzo. L’accusa nei confronti di una società (con sede in Italia) è di aver fatto numerosi abusi edilizi: sigilli a un’area di oltre 17 ettari nelle campagne tra Laterina Pergine e Bucine

Nei giorni scorsi i carabinieri forestali della stazione di Montevarchi, coadiuvati dai colleghi del gruppo ambiente della Procura di Arezzo, hanno messo in atto un maxi sequestro preventivo intere porzioni di un importante complesso residenziale di lusso, che dovrebbe diventare un resort, situato nelle colline tra i Comuni di Bucine e Laterina Pergine Valdarno.

La proprietà è di una società con sede in Italia. L’attività, coordinata dal pubblico ministero Laura Taddei ed eseguita dai militari forestali ha coinvolto una serie di lavori ed opere realizzate all’interno di un’area di circa 176.000 metri quadrati “risultati – spiegano i forestali – sprovvisti di autorizzazioni edilizie e in parte paesaggistiche”. L’indagine dei forestali era partita lo scorso marzo quando “veniva accertata l’esistenza di alcune opere in fase di realizzazione costituite da alcuni ampliamenti volumetrici e allargamento di strade esistenti senza che per le stesse fossero state richieste e quindi ottenute le previste autorizzazioni”, dicono i militari.

E così è scattato un sopralluogo dei Carabinieri, c’è stata una contestuale ordinanza di demolizione adottata dal Comune di Laterina Pergine Valdarno nei confronti della proprietà, ma, aggiungono gli inquirenti “quest’ultima invece di interrompere i lavori e avviare le previste demolizioni proseguiva gli abusi e ne realizzava di nuovi (accertamenti eseguiti mediante l’impiego di droni) tant’è che nel corso dell’ispezione disposta dalla Procura di Arezzo il sequestro è intervenuto non solo nei confronti delle opere precedentemente accertate (addizioni volumetriche, archi decorativi, allargamento di due strade di oltre 400 metri di lunghezza e chiusura di una strada vicinale ad uso pubblico mediante un passo carraio in cemento) ma si è esteso anche ad una nuova e ulteriore strada con parcheggio e ad una pavimentatura in malta cementizia di recente realizzazione”.

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Il sequestro preventivo di parte del complesso, è stato poi convalidato dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Arezzo Giulia Soldini la quale, nella propria ordinanza, osservava che “gli archi e l’addizione non sono inseriti in alcun progetto approvato, peraltro quest’ultima oggetto di un provvedimento di diniego della sanatoria; la recinzione non rispettava i regolamenti comunali ed in parte risultava realizzata all’interno di area sottoposta a tutela paesaggistica senza la relativa autorizzazione; la strada vicina arbitrariamente interrotta risultava ad uso pubblico come accertato delle stesse amministrazioni comunali coinvolte negli accertamenti e segnatamente il Comune di Bucine e Laterina Pergine Valdarno”, riportano i forestali.

Nell’ordinanza vengono poi evidenziate testimonianze di ex direttori dei lavori, precedentemente impiegati nell’area dalla proprietà, che avevano interrotto il loro rapporto di lavoro con i committenti “poiché questi ultimi pretendevano la realizzazione di opere che, secondo la normativa, non sarebbero stati conformi”.

Quanto al pericolo di aggravamento o protrazione dei reati ipotizzati, il Giudice – dicono gli inquirenti – ha ritenuto che la libera disponibilità dell’area (per gli aventi diritto) possa prolungare le conseguenze degli stessi poiché “a ben vedere i lavori non si erano fermati neppure dopo il controllo del marzo 2021, anzi. Nonostante l’intervento dei Carabinieri e dell’ordinanza di demolizione – scrive il Gip – le opere abusive già rilevate erano state o ultimate o modificate, ma non solo; si era anche proseguito con la realizzazione di ulteriori nuove opere in assenza dei prescritti titoli; infine poiché il reato era sicuramente in corso al momento dell’intervento della Polizia giudiziaria deve ritenersi senz’altro sussistente la situazione di urgenza che ha condotto al sequestro d’iniziativa”.