Maxi operazione della Polizia di Stato questa mattina in Calabria contro la ‘ndrangheta.

L’Operazione “Recherche”, diretta dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, ha portato all’arresto dei vertici della cosca Pesce di Rosarno e di undici suoi affiliati e prestanome. Dopo la cattura nello scorso dicembre di Marcello Pesce, latitante da sei anni, le indagini hanno consentito di individuare la rete che faceva capo al boss calabrese. In manette anche il figlio, Rocco Pesce, che amministrava l’impero paterno durante l’assenza di Marcello “u ballerinu”.

Nel mirino le losche attività economiche legate al trasporto su gomma degli agrumi della piana di Gioia Tauro verso i mercati ortofrutticoli italiani. Le accuse non lasciano spazio a interpretazioni: associazione per delinquere di stampo mafioso, illecita concorrenza con minaccia o violenza, intestazione fittizia di beni e favoreggiamento personale, traffico e cessione di sostanze stupefacenti.

Anche la Squadra Mobile di Catanzaro, coordinata dalla locale Procura distrettuale, ha posto sotto sequestro preventivo alcune aziende operanti prevalentemente nel settore delle costruzioni, per un valore di alcuni milioni di euro.

Marcello Pesce aveva costruito una fitta rete di affari illeciti grazie ai rapporti trasversali con esponenti della politica e i padrini della ‘ndrangheta. Uomo colto, che conosce i testi di Proust e Sartre, e a un passo dalla laurea in giurisprudenza. Appassionato di ballo (“u ballerinu”), di calcio (direttore generale della Nuova Rosanerse e del Sapri) e, soprattutto, di malavita.

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