Mauro Armanino dal Sahel racconta di sabbia ed esodi

Il Missionario di SMA dal suo blog fa un resoconto di questi suoi 10 anni nella regione nigerina

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Mauro Armanino

Padre Mauro Armanino è un antropologo Missionario di Società Missioni Africane (SMA). Giusto in questo mese si compie l’anniversario del suo arrivo in Niger. In passato, tra il 2008 e il 2011, ha prestato aiuto a Genova a quanti arrivavano in Italia come immigrati. Dalle pagine del suo blog padre Mauro ci racconta che in questi 10 anni ci sono state delle costanti come il caldo, che in questo mese raggiunge i 43° e le continue interruzioni dell’energia elettrica in quell’avamposto sulle sponde del Sahara: la regione del Sahel. Mauro Armanino racconta di questo territorio che è una regione cerniera tra l’africa sub-sahariana e il Mediterraneo. Sahel dall’ arabo Sahil, ci dice il missionario, significa sponda o riva e difatti vista la posizione si affaccia sul mare di sabbia e rocce che è il Sahara.

Mauro Armanino e le sue esperienze umane tra i più fragili

Fa delle riflessioni il missionario, su cosa voglia dire essere straniero. Chi è straniero e giunge in un luogo, riporta Mauro Armanino nel suo blog, mette in mostra le parti più fragili e vulnerabili. Chi è straniero cerca asilo tra i suoi simili e non è solo una questione politica ma soprattutto umanitaria. Quando si vive a contatto con persone che sono costrette a vivere da esodati all’interno del loro paese ne hai di storie da raccontare! Il Sahel si estende tra Burkina Faso, Ciad, Mali e Niger. Tra questi citati ci sono alcune delle popolazioni più sottosviluppate al mondo. La regione dove opera Mauro Armanino è estremamente vulnerabile e l’impatto che gli esodi hanno avuto, ha visto dilagare anche criminalità e violenze.


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Non ci sono criminali solo esseri umani che sperano in “un altrove” migliore

Padre Mauro Armanino racconta di storie di vite incontrate, di uomini e donne che sperano di raggiungere l’ Europa perchè “É meglio morire in una prigione in Europa che morire liberi in Africa”. Al missionario non gli piacciono le etichette, è facile fare propaganda e raccontare che siano oltre che sfollati e immigrati anche criminali. Ci racconta di Mamoud, di Janet, di Bertrand, le storie che sono cicatrici in una terra dove nessuno vuole intervenire per risanarle. La comunità europea, simbolicamente ha spostato le frontiere lungo il Sahel perchè da lì partono gruppi migratori massicci verso l’Europa, seppure l’ONU sostiene che il 70 % dei flussi migratori si disperdono nel continente africano. Ma come scrive padre Armanino quella è una terra abituata alla disobbedienza al potere costituito. “Anche la sabbia lì è disobbediente per natura”.

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