Mauritius, stato d’emergenza ambientale

Le Mauritius dichiarano lo stato d'emergenza ambientale per fuoriuscita di petrolio

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Le Mauritius hanno dichiarato lo stato d’emergenza ambientale dopo che una petroliera che navigava vicino alle coste dell’isola nell’Oceano Indiano ha disperso in mare tonnellate di olio. Le immagini del satellite mostrano una chiazza scura che si diffonde nelle acque turchesi delle isole, vicino ad aree estremamente vulnerabili dal punto di vista ambientale.

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Danno ambientale potenzialmente disastroso

Il Primo Ministro delle Mauritius, Pravind Jugnauth, ha affermato che questa fuoriuscita di petrolio nelle acque del mare rappresenta un pericolo per un Paese di circa 1,3 milioni di persone, già fortemente provate dalla pandemia del Coronavirus. Il premier ha chiesto alla Francia di aiutare il suo Paese, formato da piccole isole che vivono di pesca turismo. “Il nostro Paese” ha detto Jugnauth “non ha neanche le capacità e l’esperienza per disincagliare navi arenate, così ho chiesto aiuto alla Francia e al suo presidente Emmanuel Macron”. La situazione si è aggravata con le condizioni del tempo che, come ha spiegato il premier, “hanno reso impossibile fare subito qualcosa e le cose peggioreranno nei prossimi giorni, quando sono previsti temporali”.

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Alcuni video postati online mostrano acque oleose che si avvicinano minacciosamente alle coste. I segnalatori navali hanno rilevato che la petroliera battente bandiera di Panama stava effettuando un trasporto dalla Cina al Brasile. L’isola francese delle Reunion è la più vicina alle Mauritius. Il ministro degli esteri considera questo arcipelago come uno dei migliori partner commerciali, dimostrando un’apertura alla collaborazione per fermare l’emergenza ambientale.

Il ministro dell’ambiente delle Mauritius, Kavy Ramano, ha parlato di “crisi ambientale”, in riferimento in particolare ad aree come la Blue Bay Marine Park e altre zone vicine alla fuoriuscita di petrolio della nave. Dopo aver trovato le crepe nello scafo una squadra di salvataggio ha iniziato a lavorare sulla nave per evacuare l’equipaggio. Sono stati adottati tutti gli strumenti necessari per contenere la perdita.

Occhi puntati da tutto il mondo sulla dispersione di petrolio

Ci sono ancora molti nodi da sciogliere sulla vicenda che ha portato alla dichiarazione dello stato d’emergenza da parte delle Mauritius. La nave si era arenata il 25 luglio, ma secondo le dichiarazioni del governo la Guardia Costiera nazionale non ha ricevuto chiamate di soccorso. La polizia sta indagando in merito a un possibile reato di negligenza.

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Al di là delle responsabilità, però, il problema rimane e rischia di diffondersi rapidamente. Il responsabile del clima ed energia di Greenpeace Africa, Happy Khambule, ha dichiarato che tonnellate di diesel e petrolio stanno continuando a diffondersi nelle acque. A rischio, come ha sottolineato Khambule, sono “le migliaia di specie che vivono nelle lagune di Blue Bay, Pointe d’Esny e Mahebourg”. Il danno, tuttavia, è anche per l’intera popolazione delle Mauritius, in particolare per l’economia, la sicurezza del cibo e la salute.

La richiesta di aiuto ad altri Paesi era quindi necessaria. Le Mauritius hanno adottato da alcuni anni un Piano nazionale di emergenza contro le fuoriuscite di petrolio. Il personale, tuttavia, è addestrato per far fronte a perdite di petrolio inferiori a 10 tonnellate metriche. In caso di fuoriuscite maggiori, il governo autorizza la richiesta di aiuti ad altri Paesi dell’Ocenano Indiano o ad altri Paesi o ad organizzazioni internazionali di tutela ambientale.

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