Matthias Grünewald: restaurata la pala d’altare di Isenheim

Nell'opera dell'artista tedesco Cristo crocifisso, particolarmente realistico, ha le escoriazioni dell'ergotismo

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Matthias Grünewald
La pala d'altare di Isenheim

Nella pala di altare di Matthias Grünewald conservata al Musee Unterlinden di Colmar il Cristo crocefisso è affetto da ergotismo. Il restauro dell’opera, costato 1,4 milioni €, permette di apprezzare l’interazione tra i pennelli e le sculture. Inoltre, mette in relazione il lavoro dell’artista alla presenza dell’ospedale dell’Ordine di Sant’Antonio in cui i monaci curavano i malati che soffrivano di spasmi e allucinazioni.


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Come si presenta l’opera di Matthias Grünewald?

Il pittore tedesco del Rinascimento ha realizzato una pala d’altare con due ali fisse e quattro mobili. La struttura completata dalle sculture di Niklaus von Hagenau di Strasburgo. Il dipinto principale rappresentano la Crocifissione in modo tragico, mostrando la sofferenza del Messia. Il corpo è solcato da ferite verde-blu che raccontano segni di ergotismo. Secondo Matthias Grünewald il Messia soffre infatti del fuoco di Sant’Antonio, come tante persone all’epoca.

La storia della pala d’altare di Isenheim

I monaci del cenobio di Sant’Antonio hanno commissionato i dipinti all’artista che li ha realizzati tra 1512 e 1516. Il monastero si trova sulla via romana che da Magonza porta a Basilea dove i pellegrini sostavano. I frati gestivano un ospedale a cui le persone che contraevano il fuoco di Sant’Antonio si rivolgevano per le cure. L’altare di Grünewald ricorda le vicende e la comunità religiosa lo ha posto nella chiesa del monastero per dare conforto ai malati. Infatti, anche la preghiera rientrava nel trattamento per guarire la malattia.

Il restauro del lavoro di Matthias Grünewald

L’intervento conservativo ha richiesto quattro anni e l’impegno finanziario dalla Societe Schongauer e del Ministero della cultura francese. I restauratori hanno rimosso gli stati di pittura aggiunti e le parti più sporche, riportando l’opera all’antico splendore. Hanno radiografato e esaminato al microscopio 3D i dipinti e rimosso anche campioni di pigmento, portando così alla luce i colori originali.