Matteo Mezzadri: città minime al Terminal 1 di Malpensa

Al Terminal 1 di Malpensa è in esposizione l'opera "RETHINK THE CITY" che riproduce una città minima

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Matteo Mezzadri
Aeroporto Milano Malpensa_Matteo Mezzadri. "Rethink the city". Courtesy dell'artista

Una porta sul mondo che suggerisce nuove visioni del rapporto tra l’essere umano e la città. L’idea alla base di RETHINK THE CITY, imponente installazione site-specific realizzata dall’artista parmense Matteo Mezzadri. Il lavoro è esposto fino al 31 ottobre alla Soglia Magica, la Porta di Milano al Terminal 1 dell’Aeroporto Malpensa.


L’opera lirica di Donizzetti delizia ed ammalia l’aeroporto di Milano Malpensa


Come si inserisce l’opera di Matteo Mezzadri al Terminal dell’aeroporto di Malpensa?

Il progetto, promosso da SEA, Aeroporti di Milano e Comune, si inserisce nel ciclo di mostre con tematiche ambientali e urbane “Orizzonte degli eventi”. L’opera è ideata e curata da Matteo Pacini col team PACMAT Art in progress appositamente per lo spazio espositivo che rompe la continuità architettonica aeroportuale. In astronomia la linea degli eventi delimita la superficie di un buco nero, un confine immaginario che collega dimensioni parallele dove passato, presente e futuro si sovrappongono.

Un’installazione per un luogo di passaggio

Matteo Pacini parla del progetto. «Attraversando i corridoi di un aeroporto si ha la sensazione di seguire un automatismo paragonabile al moto dei corpi celesti. I pianeti si muovono nell’Universo così come i viaggiatori seguono i percorsi prestabiliti per le loro destinazioni. Lungo ciò che potremmo definire la “galassia aeroportuale” di Malpensa, la Porta di Milano è quella “Soglia Magica” che rompe la continuità architettonica e spaziale. Catapulta il turista in un improvviso palcoscenico dal nero profondo in cui i concetti di spazio e tempo sembrano fondersi. Un orizzonte degli eventi per infiniti spunti di riflessione sull’uomo e il suo stare al mondo, trasformandosi da luogo di passaggio a contenitore di incontri e scambi. Un punto di vista privilegiato in cui passato e futuro si incontrano conquistando il presente»

RETHINK THE CITY di Matteo Mezzadri

L’installazione è quindi il primo spunto offerto al viaggiatore per riflettere sull’ecosistema urbano e sul nostro rapporto con esso. Presenta infatti lo skyline di una città immaginaria costituita da 6.000 laterizi forati. Un’analoga opera è esposta alla Biennale di Venezia, così da creare rimandi spaziali e temporali in due città chiave del nostro Paese per l’arte e il turismo. Michaela Castelli, Presidente SEA, parla della creazione. «È la prima volta che alla Porta di Milano ospitiamo un’installazione di così grande effetto. Una serie di mattoncini che danno vita a una città, come fosse la prima destinazione raggiunta all’aeroporto di Malpensa, ancora prima di partire. Ci siamo impegnati a offrire ai passeggeri il bello dell’arte, scegliendo sempre la qualità e diversificando il messaggio perché crediamo nell’importanza delle emozioni. Il nostro spazio espositivo al Terminal 1 è un consolidato punto di riferimento per i viaggiatori e il mondo artistico».

Poetica del luoghi e delle relazioni

Nel porsi domande sulle strade possibili per ripensare la città del futuro, Mezzadri dà forma alla sua visione con lo sguardo allenato di chi indaga i legami e la socialità. Una ricerca all’insegna della continua ricerca di convivenza fra opposti che lo spinge a approfondire la poetica dei luoghi in relazione alle dinamiche umane. In tutte le epoche abbiamo cercato di qualificare lo spazio abitato e dell’abitare con definizioni capaci di racchiuderne la molteplicità degli aspetti. Un progetto che si avvale di linguaggi diversi e complementari, dall’installazione scultorea alla videoinstallazione, alla serie fotografica. L’artista si concentra più sul “cosa” che sul “come” sarà la città del futuro, e lo fa approfondendo il tema delle relazioni in tempi carichi di tensioni. L’omologante globalizzazione si impone nel suo carattere più marginalizzante con fenomeni discriminatori di razza, etnia, classe.

La citta minime di Matteo Mezzadri

Antiche e moderne insieme, le sue città sono proiettate nel futuro e sospese nel tempo. Mezzadri e definisce “Città minime” perché somma di tutti gli elementi possibili sintetizzati nell’essenzialità strutturale del mattone che diviene matrice. Un’unità di misura modulare e infinitamente riproducibile su scale crescenti, un frattale in cui l’insieme è formalmente uguale alla minima parte di cui è composto. Con la scelta si intesse così un muto dialogo tra l’installazione artistica e lo spazio che la accoglie, tra la granitica presenza dello skyline in mattoni e il video prospiciente Neighbors Machine. Nel filmato troviamo una metropoli contemporanea fatta di pixel dove lo spazio architettonico è reinventato e rimodulato attraverso le sue linee, in un cortocircuito visivo che cambia le prospettive comuni di osservazione. Continuo è il dialogo tra l’assenza umana all’interno della città “messa in scena” e tutta l’umanità che nello spazio aeroportuale può interagire con essa.

Luoghi in cui l’uomo è evocato

L’artista spiega la sua opera. «Le Città minime non sono “città ideali”. Mi piace al contrario l’idea di rappresentare scorci di località reali con tutte le loro contraddizioni e inquietudini contemporanee. Le metropoli brulicanti di vita sono spesso anche luoghi di infinite solitudini. Tratto il vuoto inteso in senso poetico: le mie città sono infinitamente silenziose, fatte cioè di un silenzio interiore che ci spinge a riflettere sulla nostra natura di esseri umani. Siamo costretti a vivere a stretto contatto con una miriade di altri individui. Più che di assenza dell’essere umano, parlerei piuttosto di presenza evocata, chiaramente percepita per quanto non direttamente visibile». 

Città e disuguaglianze sociali

Con l’installazione l’artista delinea il profilo di un futuro possibile utilizzando il vuoto come potenzialità costruttiva. Appiana le disuguaglianze sociali, facendo leva sull’aspirazione all’elevazione e al miglioramento insita nell’essere umano che sta alla base della sua evoluzione e dà un senso al suo stare al mondo. Ne nasce quindi una città che, come un aeroporto, diventa un luogo dove si incontrano tutti i mondi possibili. L’opera è realizzata grazie al Main sponsor Danesi Group di Soncino (CR), azienda leader nella produzione di laterizi, con light design a cura di Artemide. Collabora con ArtExtension e 31.09.10 Falegnameria di quartiere in Milano.

Matteo Mezzadri

Nato a Parma nel 1973, inizia il suo percorso artistico da autodidatta a metà degli anni Novanta. Dopo una laurea in Scienze politiche all’Università di Bologna e un master in Design della comunicazione al Politecnico di Milano, si dedica alla ricerca artistica e alla fotografia. Nel 2009, a seguito di una collaborazione col gruppo di artisti ZimmerFrei e una residenza a New York, si avvicina alla video arte che diventa da subito uno strumento imprescindibile. La sua poetica si concentra sul concetto di Architettura dei legami, con particolare attenzione alle grandi metropoli contemporanee e alle dinamiche relazionali che le caratterizzano. Nel 2012 inizia la serie di scatti Le Città minime, lavoro esposto per la prima volta al MIA di Milano e poi in numerose gallerie. Ha infatti partecipato alla prestigiosa European Month of Photography di Bratislava nel 2014. L’opera hanno ricevuto il Sony World Photography Awards della WPO di Londra.

Gli ultimi lavori di Matteo Mezzadri

Nel 2016 è invitato dal Comitato scientifico di Mantova Architettura a realizzare la prima installazione monumentale delle Città minime alla Casa del Mantegna. Ancora al 2016 risale l’incontro con la galleria Artantide e il curatore Sandro Orlandi Stagl,grazie al quale parteciperà all’edizione italiana della Biennale Italia-Cina all’Arca di Vercelli. Poi all’edizione cinese della Biennale al Plastic Cultural Park di Pechino. Quest’anno, in concomitanza con la mostra RETHINK THE CITY a cura di Matteo Pacini, alla Porta di Milano dell’aeroporto di Malpensa è invitato dal Padiglione nazionale del Camerun. Ha realizzato una grande installazione per la 59a Esposizione internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.

Immagine da cartella stampa.