Matilde Serao. La prima giornalista donna

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Matilde Serao

Ricorre oggi l’anniversario della nascita di Matilde Serao. Ricordiamo una straordinaria promotrice di cultura, una giornalista appassionata e prolifica scrittrice

Matilde Serao nacque il 7 marzo 1856 a Pratrasso; il padre, l’avvocato e giornalista Francesco Serao, fu accusato di essere un anti-borbonico e quindi Matilde e i suoi genitori vissero lontani dall’Italia sino al 1860. Al rientro in Italia la famiglia Serao si stanziò nel territorio casertano, precisamente in una piccola frazione del Comune di Carinola, Ventaroli.

La Serao da bambina non fu molto incline allo studio, preferiva correre e giocare; a otto anni, nonostante gli innumerevoli sforzi della madre, la piccola Matilde non sapeva né leggere e né scrivere. Dunque quindicenne, Matilde, priva di un titolo di studio, si presentò in qualità di semplice uditrice alla Scuola normale “Eleonora Pimentel Fonseca”, in piazza del Gesù a Napoli.

Nel 1874 arrivò il diploma magistrale ma sempre in quel periodo la vita della giovane Matilde fu travolta dalla vocazione letteraria, passione che entrò irruentemente nella vita della Serao. L’amore fortissimo per la scrittura e la sua dote di comunicatrice entusiasta la portarono presto a scrivere brevi articoli nelle appendici de Il Giornale di Napoli.

A 22 anni, la Serao diede alla luce la sua prima novella, Opale e qualche anno dopo si trasferì a Roma. La scrittrice collaborò per 5 anni con il giornale romano Capitan Fracassa ove scrisse di tutto, dalla cronaca rosa alla critica letteraria.

Nel 1883, invece, la giovane intellettuale pubblicò l’opera che la rese famosa, il libro Fantasia e nel 1885 sposò il giornalista Edoardo Scarfoglio. Tra i due non fiammeggiò solo l’unione sentimentale ma anche un profondo sodalizio professionale; i due intellettuali infatti fondarono insieme Il Corriere di Roma.

Purtroppo il giornale non riuscì mai a decollare e fu chiuso dopo pochi anni; ciò non gettò nella disperazione i coniugi Scarfoglio i quali, con ancora più caparbietà, fondarono un altro giornale, Il Mattino, a Napoli. Matilde fu una giornalista solerte ma anche la sua prosa romanzesca fu molto feconda.

Pubblicò le opere: Pagina azzurra, All’erta! Sentinella, La conquista di Roma, Piccole anime, Il ventre di Napoli, il romanzo della fanciulla, Cuore infermo, Addio amore.

Nel 1917 Edoardo Scarfoglio morì e Matilde sposò il giornalista Giuseppe Natale. La Serao, negli anni venti del 900, continuò con vitalità il suo lavoro giornalistico e letterario. Nel 1926 fu anche candidata al Premio Nobel per la letteratura, ma la sua candidatura fu fermata da Mussolini. Serao morì nel 1927, colpita da un infarto, alla sua scrivania e con la penna tra le mani.

Matilde Serao. Il mito del giornalismo al femminile

Ricordiamo Matilde Serao come una straordinaria promotrice di cultura, scrittrice eclettica, intellettuale indefessa. La Serao fu anche una donna di primati: fu la prima donna giornalista professionista e fu la prima a fondare riviste.

Fondò Il Corriere di Roma, Il Corriere di Napoli e nel 1892 il glorioso Mattino; la scrittrice inoltre diede vita a tre riviste settimanali culturali, Il mattino supplemento, Masto Rafaele, La Settimana, che portò avanti con tenacia e passione.

Il noto filosofo Bergson ci ha deliziati con un pensiero molto bello: «la comunicazione avviene quando c’è un supplemento di anima». Una massima che vestì bene la Serao. Nella giornalista casertana infatti questo supplemento di anima fu sempre fortissimo; comparve nei titoli delle sue novelle, nel suo lavoro di cronista e nei suoi libri, dettati sempre da osservazione mossa da sentimento. Matilde Serao fu un mito del giornalismo al femminile, forse lo è ancora: precorse i tempi e si aprì strade nuove e innovative nella stesura degli articoli e nella comunicazione.

La Serao colpì per la sua autoconsapevolezza: una ragazza meridionale nell’Italia post-unitaria che sfidò un mondo di uomini e divenne la prima redattrice donna in un giornale, il Capitan Fracassa, di soli uomini.

L’arma che distinse sempre Matilde Serao fu la sua libertà, la libertà che ruppe due muri all’epoca insormontabili: il muro delle convenzioni sociali e il muro della differenza di genere. La Serao non ebbe paura e con la sua libertà riuscì a scalfire queste pareti.

Serao, è femminista lei?

Matilde Serao, così descritta, potrebbe essere presentata come una sorta di femminista degli anni venti del 900 ma le parole dell’autrice stessa descrivono meglio di ogni altro parere la sua visione rispetto al mondo femminile: «femminista? Non mi sono mai occupata della questione ma crede lei che abbia una ragione d’essere la questione femminista? Il femminismo non esiste, esistono questioni economiche e morali che si scioglieranno e si miglioreranno solo quando saranno migliorate le condizioni generali della donna. Assicurare alla donna il diritto sacrosanto di vivere e darle i mezzi per esercitarlo sottraendola alle necessità di un controllo o di un appoggio maschile. Questo, se accetto la parola, è femminismo».

Matilde Serao ascoltò sempre la voce della sua libertà, fu sempre se stessa e cercò di trasformare il mondo affidandosi non all’anticonformismo usato ma solo alla potenza delle parole scritte.

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