É stata presentata pochi giorni fa a Bologna la guida socio-turistica dedicata al rione Pilastro ideata dall’associazione Mastro Pilastro con il contributo di Coop Alleanza 3.0 e il patrocinio degli enti locali. All’evento oltre i membri del direttivo dell’associazione, ideatori e ideatrici della mappa, hanno preso parola Simone Borsari (Presidente del Quartiere San Donato – San Vitale di Bologna) e Enrico Ardizzoni (Presidente del consiglio di zona San Donato per Coop Alleanza 3.0).

Per i non bolognesi forse non é così chiaro perché questo nuovo strumento a disposizione di chi visita il capoluogo felsineo, assume un ruolo importante, diventando una buona pratica da esportare a livello locale e non solo.

Questo rione alle porte del territorio urbano bolognese, dalla nascita parte del quartiere San Donato ( oggi San Donato San Vitale) venne fondato nel 1966 come centro abitativo innovativo, lontano dal centro ma con l’obiettivo ambizioso di diventare un secondo centro cittadino alternativo. Nel tempo però il Pilastro, in contemporanea al suo ingrandimento di popolazione e di ettari coperti, è stato gradualmente abbandonato dai progetti di sviluppo e inclusione cittadina, diventando un luogo abitato da più di 8 mila persone, percepito però come lontano fisicamente (circa 4 chilometri dal centro) e isolato (un ponte che passa sopra la tangenziale da un’entrata, la ferrovia merci più grande d’Italia, lo Scalo San Donato e i suoi ponti da un altro ingresso e la campagna che circonda nella restante parte del territorio).

 

 

 

Perché il Pilastro

Negli ultimi anni questa parte di Bologna è stato al centro di progetti di riqualificazione, come il programma “Pilastro 2016” avviato per festeggiare il cinquantesimo compleanno della fondazione del Pilastro, che ha visto la ristrutturazione di molte aree di edilizia popolare che costituiscono la zona abitativa e la pavimentazione stradale. L’apertura dell’arena per concerti all’interno del Parco Pasolini a offerto nuove opportunità culturali sul territorio, già ricche grazie alle numerose attività di DOM, di Mousikè e TeleTorre 19, la prima televisione condominiale d’Italia.
La vicinanza alla zona fieristica e l’apertura, poco lontano dal centro abitato, di FICO (il parco agroalimentare più grande al mondo) hanno portato questa parte di Bologna in un processo di continua trasformazione e passaggio (grazie anche al contributo delle quattro linee di autobus che servono questo territorio, rarità per un rione popolare) fino a poco tempo fa impossibile da pensare.

L’obiettivo della mappa non è quello di trasformare il rione Pilastro in una zona turistica della città (facendo concorrenza ad un centro cittadino che si sta scoprendo turistico solo negli ultimi anni grazie al forte contributo dato dai voli economici Ryanair e la vicinanze ad altre mete ben più turistiche, come Firenze e Venezia) ma di far conoscere le tantissime associazioni, realtà culturali e attività che vengono fatte su questo territorio che spesso ancora viene considerato in maniera errata dai bolognesi e non solo come pericoloso e poco sicuro.

 

Da dove nascono i problemi

In generale i quartieri popolari o con una prevalenza di edilizia popolare in tutto il mondo non godono di una buona nomea. Il Pilastro però è stato vittima di una particolare campagna mediatica negativa da parte di testate giornalistiche locali dopo un specifico evento di cronaca, l’omicidio di tre carabinieri (Otello Stefanini, Andrea Moneta e Mauro Mitilini) durante un controllo di routine, davanti la chiesa di Santa Caterina il 4 gennaio 1991, da parte della banda dell’ Uno Bianca (composta, ricordiamolo, da forze dell’ordine. Prima di individuare i colpevoli alcuni giornali locali hanno caldeggiato l’ipotesi che ad essere colpevoli potessero essere alcuni abitanti del Pilastro, probabilmente connessi alla piccola criminalità locale). La scoperta della verità non ha però avuto lo stesso spazio sui giornali locali e nazionali rispetto a quanto ne è stato dato al rendere problematico il rione Pilastro e i suoi abitanti. I pregiudizi sul Pilastro però nacquero già pochi anni dopo la sua creazione, quando grazie ad un programma governativo con il quale venivano decentrati i membri di clan mafiosi e i pentivi verso i rioni popolari del nord Italia, e questo rione fu al centro di questo progetto.

 

Il Pilastro oggi

Il rione Pilastro è oggi al centro di una forte trasformazione sia economica che sociale. Quasi 8 mila persone vivono in questo spazio, dove sembrano vivere in maniera pacifica diverse etnie e generazioni. Tre centri commerciali, vari alberghi e ristoranti, un teatro e molte associazioni sembrano rendere questo luogo “normale” a differenza di quanto spesso viene ancora raccontato. Siamo davanti ad un processo di gentrificazione? Sembrerebbe di no. A differenza di tante altre aree dove processi simili sono avvenuti, il cambiamento sta arrivando dagli e dalle abitanti (un blog, Pilastro Bologna,  di cittadini e cittadine documenta ogni attività pubblica e ogni curiosità degna di pubblicità che viene svolta sul territorio del Pilastro) e i prezzi delle case, per il fatto che l’area di cambiamento è ancora percepito solo da chi quest’area la vive (forte sono ancora i pregiudizi) non sono ancora aumentati, come spesso avviene in processi di sviluppo simili.

 

La mappa

Divisa per punti la mappa racconta il territorio partendo da ciò che è stato scritto da alcuni suoi abitanti, con l’obiettivo di diventare uno strumento utile per tutti e tutte coloro che si trovassero nella zona a soggiornare, ma anche e per coloro interessati allo sviluppo sociale e architettonico di una delle zone più verdi e culturalmente interessanti di Bologna.
Associazioni, parchi e attività culturali sono diventati inaspettatamente protagonisti di un luogo non scoperto, ancora al centro di pregiudizi. Visto il poco spazio i contenuti possono essere approfonditi grazie ai QR code appositamente creati. Oltre agli alberghi della zona e ai negozi, la mappa (prodotto anche in inglese) sarà a breve disponibile e scaricabile in pdf dal sito dell’associazione Mastro Pilastro e delle realtà partner di questo progetto o potete richiederla inviando una mail a questo indirizzo bologna@mastropilastro.it.

 

Rappresentanti delle istituzioni locali insieme ai membri del direttivo di Mastro Pilastro ed Enrico Ardizzoni di Coop Alleanza 3.0

 

 

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