Si parla di aspettative disattese e speranze forse mal riposte nel comunicato stampa di Pino Presicci, già presidente della Consulta delle Associazioni di Massafra (Ta), socio fondatore dell’associazione di Cultura Politica “Libertà e Conoscenza”.

Articolo a cura
di Pietro Dragone

«Il bene comune deve rimanere sempre il fine ultimo della politica. Significa mettere al centro la persona, adottandola come misura di ogni impegno. La persona, non il calcolo di parte. La persona, non le astuzie di potere. La persona, non le mosse egemoniche. La persona, non il prestigio delle fazioni».

E’ con questa frase di Don Tonino Bello che si apre il comunicato stampa di Pino Presicci, già presidente della Consulta delle Associazioni di Massafra (Ta), socio fondatore dell’associazione di Cultura Politica “Libertà e Conoscenza”, con sede a Roma.

Le parole di don Tonino, portano l’ex presidente della Consulta delle Associazioni di Massafra a riflettere sul valore della politica, sull’impegno della collettività nei percorsi feriali di cittadinanza, ed anche sul problema della lunga e complessa transizione politica della città di Massafra, rappresentato, anche, dalla qualità e dall’impegno della classe politica che in questi anni è stata presente sul territorio.

Presicci scrive che la strada verso il cambiamento conteneva sogni, speranze, cambiamenti e aspettative. Riferendosi proprio a quelle, con tono di sincero rammarico, fa riferimento al fatto che la vera aspettativa è quella “minima fede nella conoscenza di come va il mondo, di come vanno le persone, lungi dall’essere pretenziosa, ma chi è sovrano nella scelta dovrebbe percepire come onore”.

Pino Presicci

Una frase forse volutamente allusiva collegata al pensiero secondo il quale le realtà cittadine e il dibattito politico-culturale – che Presicci bolla come inesistente – è segnato ancora da “personalismi, mediocrità intellettuale e progettuale, veti e incomprensibili giochi di potere e di fazioni”.

Un antico adagio citato dal socio fondatore di “Libertà e Conoscenza” recita: “Pochi uffici sono più alti dell’essere pilastro”.

Le vere attese delle comunità non sono più al centro dell’analisi. Dallo strato più bisognoso del tessuto sociale ai giovani, dalla progettualità politico-amministrativa allo sforzo corale ed unitivo delle urgenze reali della città. “Manca un agire politico visibile agli occhi dei cittadini”.

Carenze vengono denunciate da Presicci anche nella formazione sociale e politica, “mancano obiettivi nobili e concreti” da offrire alla città e “scarseggiano iniziative e speranze” da suscitare nella società civile per stimolare più partecipazione alla vita culturale e politica.

Si riscontra quindi la necessità di chiamare i cittadini ad una nuova responsabilità civica per “risvegliare potenzialità e risorse sopite o emarginate”.

L’esigenza avvertita è quella di “restituire ai cittadini e all’associazionismo possibilità politiche e solidali negate nel corso degli anni”, decretando la morte delle iniziative culturali, del Terzo Settore, della partecipazione, e degli stati generali della Cultura.

Ed intorno a queste priorità, che si potrà, a parere di Pino Presicci, non solo scommettere su un salto di qualità della politica locale, ma anche creare le condizioni per appassionare alla politica e alla cosa pubblica “quanti, fino ad oggi, sono rimasti alla finestra, per scelta o per mancato coinvolgimento”.

Quest’impegno condiviso potrà portare a “riscoprire” la dimensione ordinaria dell’impegno politico come strumento per “rimuovere le cause delle disuguaglianze” e per promuovere il bene comune dei cittadini.

E’ urgente comprendere, da parte di tutti, che solo attraverso un rinnovato impegno politico e sociale, sarà possibile sollecitare una sorta di “contagio”, in grado di spingere tutti a superare l’indifferenza, la rassegnazione, e a rimboccarsi le maniche nei cantieri della nostra storia.

“Occorre, quindi – conclude Presicci – rimettere in azione i luoghi dove far germinare la narrazione delle idee, dell’incontro, del dialogo e del discernimento comune.  Necessita una Cultura Politica che porti all’edificazione della persona e della città”. Nonostante sia difficile mantenere le promesse, “specialmente quando sono troppe”, avendo poche risorse economiche.

Ci si chiede se sia solo questione di tasse. Ma qui non si tratta di economia e finanza. I bilanci vanno comunque fatti. Si tratta, invece, di creare nel tessuto sociale il desiderio e l’ambizione di smuovere, unire, valorizzare le tante risorse umane che la nostra città possiede.

Gli equilibri politici saranno pure importanti, “ma senza esagerare”.

La città si fonda sulle persone e sul suo bene comune. La crescita della città “non passa da piccole viuzze ma da strade di maggiore impegno nella cultura e nell’impegno civico”.

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