In merito alla questione inerente il “Progetto Esecutivo per lavori di restauro e risanamento conservativo del castello di Massafra (TA)” del Progettista dott. arch. Nicola Simone, l’Archeogruppo “E. Jacovelli” di Massafra e l’ArcheoClub d’Italia “Terre delle Gravine”, manda un comunicato in cui spiega ed elabora le motivazione dello scetticismo riguardo quest’opera pubblica.

L’Avv. Giulio Mastrangelo scrivendo in nome e per conto dell’Archeogruppo E. Jacovelli e dell’Archeoclub Terre delle Gravine, ha trasmesso in allegato l’esposto avverso al progetto in oggetto, nonché la segnalazione sulla presenza di affreschi nel Castello.

“Il tutto – scrive l’avv. Mastrangelo – è stato inviato alla Soprintendenza, Asl, Vigili del Fuoco, Unione dei Comuni e Comune di Massafra e se ne chiede la diffusione possibilmente prima del 2 ottobre data in cui ci sarà la conferenza dei servizi dedicata al bene”.

Avv. Mastrangelo

Nel testo firmato dalla Dott.ssa Maria Renzelo, Presidente Archeogruppo “E. Jacovelli” di Massafra e dall’ Avv. Giulio Mastrangelo, Presidente ArcheoClub d’Italia “Terre delle Gravine”, si legge che “il Castello è la più antica costruzione in muratura di Massafra. Come è noto, il più antico documento di Massafra (il giudicato longobardo del novembre 970) afferma che il testo è stato redatto ed emesso in Castello Massafra.  Al tempo di Federico II il Castello di Massafra era uno dei 13 “castra” in Terra d’Otranto, per cui erano obbligati alla manutenzione il barone di Massafra e il Vescovo di Mottola. Pur se non c’è certezza che la struttura castellare indicata  nel giudicato sia identica a quella attuale, in quanto nel corso dei secoli è stata oggetto di modifiche e ampliamenti significativi, non si può dubitare che l’immobile è soggetto nella sua interezza alla tutela di cui al Codice dei Beni Culturali.

Tuttavia si deve lamentare che questo monumento millenario non è stato oggetto di uno studio complessivo architettonico e archeologico diretto a stabilire la cronologia delle varie fasi costruttive. Si deve lamentare inoltre che un primo progetto di restauro, relativo alla parte sud,  è stato eseguito nel 2000 in spregio alle più elementari regole di conservazione di beni culturali e monumentali.

Invece di cambiare marcia, si osserva che il progetto in esame continua nella direzione d’interventi settoriali e limitati ad alcuni ambienti senza lo studio preventivo complessivo  e comprensivo di tutti gli ambienti, anche dei locali ipogei.

Tale progetto prevede i seguenti interventi:
* Demolizione dell’antica scala esterna situata a sud del castello che permette l’accesso alla torre ovest (pag. 37 Relazione Generale) in assenza di uscite di sicurezza;
* Demolizione dell’antico camino nella stanza n°3 del primo piano da sostituire con un bagno;
* Trasformazione dell’antica cappella di San Lorenzo in un bar/caffetteria con possibilità anche di piccolo ristoro. Il bar proposto non avrebbe servizi igienici dedicati ma sarebbero in comune con l’Aula didattica/Biblioteca ragazzi e bambini (pag. 41 Relazione Generale).
Alla luce di tali quanto premesso, le sottoscritte associazioni esprimono il loro parere negativo per i seguenti motivi.

Si espongono, in dettaglio, qui di seguito le osservazioni tecniche relative alla Relazione Generale del progetto:
* Nonostante nella relazione Principale si parli d’infiltrazioni d’acqua nelle stanze nord (Tavole R 05 Degrado Pianta  Piano Primo), non è previsto alcun intervento di bonifica e di impermeabilizzazione del solaio del castello. Infiltrazioni si riscontrano anche nella parte Sud del Castello attualmente adibita a biblioteca.
* Nelle piante presentate, non vengono in alcun modo valorizzate i camini presenti, che ad oggi sono le pochissime tracce del passato del castello.
* Si parla di servizio di ristoro ma non c’è una cucina, e seppur ci fosse diventerebbe anche un problema realizzare una cappa per vapori di cucina, con sbocco all’esterno. *Essendo presente un servizio ai tavoli vuol dire che è prevista la sosta dei clienti, perciò il bar deve essere dotato di bagni. Questi devono essere due e distinti per sesso, più il bagno dei disabili che in molte situazioni, può essere integrato a un bagno già presente. Da non dimenticare che la larghezza dell’ingresso deve essere superiore a 90 cm. Il progetto non prevede alcuna di queste cose.
* I locali destinati alla somministrazione devono essere provvisti, salvo leggi e regolamenti speciali, di locali separati per: Deposito delle materie prime e/o alimenti confezionati, Eventuale produzione di preparazioni gastronomiche – piccolo pasto, Deposito delle sostanze non utilizzate per l’alimentazione, Spogliatoio e servizi igienici separati per il personale, Area di somministrazione. Il progetto non prevede alcuna di queste cose.
* La presenza di ombrelloni nell’atrio del castello vanno a minimizzare lo spazio per eventi culturali e non sono compatibili con la struttura storica.
* Il progetto prevede uno spazio teatrale, che però non dispone di camerini e servizi igienici.
* Nonostante si parli nella relazione di Library 2.0 e Community Library non sono previsti né rete wi-fi (gratuita per gli utenti) né computer.
Non è prevista nessuna valorizzazione né opera di restauro esterna del castello.
* Non viene valorizzata la stanza n° 15 che contiene la Cappelletta votiva dedicata a San Antonio di Padova con affreschi sulla vita del santo datati 1641.
* Non viene valorizzato l’unico pezzo di affresco presente nella stanza n° 15, che mostra come era dipinta la sala nel XVI-XVII secolo, che verrebbe coperto da scaffali o librerie.
* Non viene valorizzato l’arco affrescato sito nella sala 3 del primo piano (v. segnalazione A. Notaristefano che si allega in copia), che invece viene chiuso e forse nascosto per sempre.

Pertanto, le scriventi associazioni chiedono a codesta Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio di far rivedere il progetto onde salvaguardia del monumento e in particolare far obbligo di eseguire  lavori di ristrutturazione sui solai e sugli esterni del Castello; vietare di trasformare la cappella di san Lorenzo in un bar/caffetteria; salvaguardare gli affreschi presenti (arco, celletta e muro), dotare la biblioteca di wi-fi per una più completa fruizione dei servizi multimediali.
Si sottolinea che il bar è un’opera altamente invasiva che danneggia l’identità culturale del bene tutelato, non è compatibile con il monumento né  con  l’attuale utilizzo  quale sede della biblioteca comunale e non risponde ai fini del bando regionale.
Chiediamo che oltre alla Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le Province di Brindisi Lecce e Taranto, vogliano intervenire per quanto di loro competenza l’ASL TA/I, il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Taranto, l’Unione dei Comuni di Crispiano, Massafra e Statte e il Comune di Massafra onde ottenere, anche sulla scorta di queste osservazioni, un progetto migliore e rispettoso delle caratteristiche storiche, architettoniche  e culturali del castello da presentare al bando regionale.”

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