Mary Shelley, la scrittrice anticonvenzionale dietro Frankenstein

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Mary Shelley
Mary Shelley

Nasceva oggi, 30 agosto 1797, Mary Shelley, colta, ribelle, anticonvenzionale. Autrice di Frankenstein, ella sfondò i limiti della morale dell’Ottocento, non solo con la sua opera, ma attraverso la sua vita, brillantemente narrata nel film “Mary Shelley: un amore immortale” con protagonista Elle Fanning.

La vita di Mary Shelley

Mary Shelley fu una mente geniale che ereditò lo spirito rivoluzionario dai due genitori intellettuali: William Godwin, filosofo radicale e Mary Wollstonecraft, impegnata nella lotta ai diritti delle donne. La morte di quest’ultima durante il parto addolorò per tutta la vita la povera Shelley, provata da un profondo senso di colpa.

Tra dolore e desiderio di libertà, a soli diciassette anni, Mary scappò di casa con Percey, suo futuro marito. La fuga in Francia creò non poco scalpore: i due non erano ancora marito e moglie, inoltre Percey era già sposato e stava per diventare padre.

L’amore tormentato con Percey

La relazione che fiorì tra Mary Shelley e Percey non godette mai di tranquillità. Il loro era un rapporto fondato sull’amore per la letteratura, che lasciava spazio a conoscenze secondarie, spesso causa dell’angoscia della scrittrice. Ad acuire questo senso, fu la morte prematura della figlia partorita nel 1815 e il suicidio della moglie di Percey.

Questi eventi spinsero la coppia a partire, tra l’indignazione e lo scalpore della società. Negli anni successivi, Mary e Percy ebbero altri due figli che morirono in poco tempo. Solo il quarto figlio, partorito dalla scrittrice in tarda età, riuscì a sopravvivere. Tuttavia, l’ombra della morte non abbandonò la famiglia che, infine, portò via Percey.

Mary chiese di cremare il cadavere, ma prima volle che gli venisse tolto il cuore. Subito dopo, lei e il figlio Percy Florence tornarono in Inghilterra. Negli ultimi anni della sua vita, Mary Shelley soffrì di una paralisi progressiva che colpì diverse parti del corpo. Morì a 54 anni, probabilmente vittima di un tumore al cervello.

Con Frankenstein Mary Shelley infranse i limiti dell’epoca

Opera dal successo senza tempo, una storia che alla prima rappresentazione teatrale fece svenire i presenti in platea. I recensori non avrebbero mai immaginato che l’autore fosse una donna, appena diciottenne.

L’idea del romanzo risale al 1816, quando la Shelley era in vacanza a Bellerive con il marito, la sorellastra Claire Clairmont e l’amico Lord Byron. La stagione era molto piovosa e gli amici, costretti in casa, decisero di intrattenersi con una gara di storie di terrore. Fu proprio lì, che Mary concepì l’idea maestra dell’opera.

Una storia di paura in cui ricorre il tema della morte: il mostro uccide strangolando una serie di personaggi e altri muoiono per cause naturali. La morte ossessionò Mary: ella ne ebbe costantemente a che fare. Nel romanzo la repellente creatura viene creata da Viktor Frankenstein, uomo, quasi a dirci che quando vengono escluse le donne, il risultato non può che essere un mostro. Una critica implicita, ma molto potente.

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