Coloni di Marte

I coloni di Marte subiranno mutazioni genetiche e non potranno più riprodursi con esseri umani terrestri. Lo dice, al portale Inverse, Scott Solomon, biologo evoluzionista e docente alla Rice University di Houston, in Texas. Le conseguenze a lungo termine, ammette lo studioso, non sono prevedibili, ma è possibile fare previsioni. Dato che gli scienziati hanno in mente il 2014 come anno della conquista di Marte da parte dell’uomo, sentire i pareri più esperti inizia a diventare molto interessante.

Da moltissimo tempo ormai si discute sulla “conquista” di del pianeta rosso. Sonde, navette e altri sofisticati macchinari hanno solcato la sua superficie; manca solo l’impronta umana. I progetti per le missioni su Marte sono ormai innumerevoli; Elon Musk si è posto l’obiettivo di raggiungere il pianeta rosso entro il 2024 e la NASA ha intenzione di andarci dopo il ritorno dalla Luna. Le tecnologie necessarie per la spedizione sembrano avanzare di gran lena, ma che dire delle conseguenze della vita marziana?

Modifiche irreversibili

Nel dettaglio, il biologo della Rice pensa che il corpo degli astronauti subirà delle modifiche irreversibili. Non saranno necessariamente in negativo, serviranno tutte per consentire al corpo il migliore adattamento possibile all’ambiente. I cambiamenti saranno a livello genetico e si riveleranno relativamente veloci, modificando ovviamente anche le caratteristiche genetiche dei posteri. Tali discrepanze saranno così nette da rendere impossibile la riproduzione dei colonizzatori del pianeta rosso, con i terrestri. “L’evoluzione è più veloce o più lenta a seconda di quanto sia vantaggioso avere una determinata mutazione” afferma Salomon, e riprende: “Quindi, se gli umani su Marte svilupperanno mutazioni che aumenteranno le loro probabilità di sopravvivenza, sarà positivo, ma allo stesso tempo quei geni avranno più importanza di quella che avrebbero altrimenti”.

Ma l’impossibilità alla riproduzione è l’ultimo dei problemi che si verrebbero a creare in caso di rapporto sessuale o semplicemente in occasione di contatti fisici di qualsiasi tipo. L’abbassamento delle difese immunitarie dei “marziani” infatti renderebbe per loro mortale il rapporto. Inoltre non si sanno ancora gli effetti sull’organismo delle potenti radiazioni marziane (5000 volte maggiori di quelle della Terra) sia per quanto riguarda la gravidanza che lo sviluppo del cancro. Su quest’ultimo aspetto Solomon prevede che, nell’arco di due generazioni, aumenteranno drammaticamente le possibilità di ammalarsi.

Ad ogni modo, sostiene il biologo, i nuovi arrivati svilupperanno meccanismi di difesa dalle minacce dell’ambiente. Avranno ossa più forti, pelle più scura per far fronte alle radiazioni e minore necessità di ossigeno per respirare. Tuttavia svilupperanno con più frequenza la miopia. Tutte ancora ipotesi ma, nel frattempo, è possibile simulare possibili mutazioni del DNA attraverso il progetto CRISPR.

Fantascienza?

Sogno? Fantascienza? Tutto ciò che è stato detto, ammette Solomon, è chiaramente un’ipotesi. Nessuno può sapere le vere conseguenze del vivere su un simile pianeta finché qualcuno non ci andrà sul serio. Ad ogni modo, il parere dell’esperto texano è abbastanza preoccupante. Se si deciderà, per necessità o per altri motivi, di stabilirsi su Marte, bisognerà essere preparati allo stravolgimento della nostra specie. Non solo, se non partiremo tutti, dovremo dire addio per sempre ai nostri simili volati nello spazio.

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