Marmolada: il ghiacciaio rischia di sparire entro il 2035

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Il ghiacciaio della Marmolada potrebbe sparire entro 15 anni.

Entro i prossimi 15 anni si rischia di perdere per sempre il più grande ghiacciaio dolomitico, quello della Marmolada. I cambiamenti climatici stanno avendo effetti devastanti e anche piuttosto repentini sul gruppo montuoso delle Alpi che si staglia fra il Trentino e il Veneto. Un recente studio di un team di scienziati italiani ha riportato che negli ultimi 70 anni si è perso circa l’80% della massa di ghiaccio dolomitica. Continuando di questo passo, l’intera struttura gelida potrebbe sparire entro il 2035. Si tratterebbe di una perdita ingente per l’ambiente e per l’ecosistema locale.

Aldino Bondesan, docente di geofisica all’Università di Padova e membro del Comitato Glaciologico Italiano (CGI), nel commentare i risultati di questa ricerca è stato piuttosto pessimista. Lo studioso ha affermato che le previsioni a breve termine sul rischio scomparsa della Regina delle Dolomiti sono realistiche, sottolineando che in pochi anni sarà impossibile invertire la rotta. Infatti, osservando l’andamento dello scioglimento dei ghiacciai, questa pericolosa tendenza potrebbe essere invertita solo se ci fossero dei concreti interventi mondiali per frenare il riscaldamento globale.

I cambiamenti climatici stanno sciogliendo i ghiacci della Marmolada.

Qualche mese fa, quando c’è stato il lockdown generalizzato per contrastare l’emergenza coronavirus, è stata riscontrata una riduzione delle emissioni di carbonio nell’atmosfera. Bondesan ha evidenziato che questa situazione ha avuto dei benefici minimi per il ghiacciaio della Marmolada, poiché è durata relativamente poco e gradualmente si sta ritornando alla normalità e a livelli di inquinamento simili a quelli del recente passato.

L’allarme Marmolada e il precedente del Planpincieux

Il professor Bondesan, raggiunto da The Guardian, ha spiegato che fin dal 1902 gli esperti misurano i ghiacci della Marmolada perché viene considerata una sorta di «termometro naturale» per quanto concerne le reazioni all’inquinamento e ad eventuali cambiamenti dell’ambiente circostante. Ebbene, dati alla mano, è emerso che mentre nel 1954 il ghiacciaio aveva un volume di 95 metri cubi, attualmente è crollato ad appena 14 metri cubi. Dunque rappresenta la chiara indicazione di come queste realtà stiano soffrendo gli effetti del riscaldamento globale, rischiando di sparire anche prima del previsto.

Courmayeur conferma chiusura Val Ferret: situazione critica sul ghiacciaio Planpincieux

Il campanello d’allarme lanciato dal Comitato Glaciologico Italiano per la Regina delle Dolomiti è avvenuto a circa un mese di distanza da un’altra vicenda preoccupante che ha riguardato la Valle d’Aosta. Le autorità locali hanno predisposto l’evacuazione degli abitanti di una frazione di Planpincieux, facente parte del Comune di Courmayeur, perché un’ampia porzione del ghiacciaio omonimo del Monte Bianco rischiava di staccarsi e di rovinare verso il suolo da un momento all’altro. Quest’anomalo movimento della massa gelida era legato a degli sbalzi incontrollati della temperatura.

Anche il ghiacciaio Planpincieux si sta riducendo velocemente.

Il Planpinciuex viene tenuto sotto controllo dagli esperti dal 2013 per capire a quale velocità il ghiaccio si sta sciogliendo per i cambiamenti climatici. Nell’agosto del 2018 si è verificato anche un avvenimento drammatico quando, in seguito ad una violenta tempesta, una grande quantità di detriti si è staccata dalla montagna, cadendo su una vettura e uccidendo una coppia di anziani che si trovava a bordo dell’auto. Da quel momento la strada è stata chiusa al traffico. Inoltre, gli studiosi hanno calcolato che se dovesse esserci un tracollo totale della massa ghiacciata, questa impiegherebbe appena due minuti per abbattersi sulla stradina comunale sottostante.