Mark Twain: “il primo vero scrittore americano”

A centottantacinque anni dalla sua nascita, si torna a commemorare uno dei più celebri scrittori americani

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Mark Twain

Tra vent’anni sarai più dispiaciuto per le cose che non hai fatto che per quelle che hai fatto. Quindi sciogli gli armeggi, naviga lontano dal porto sicuro. Cattura i venti dell’opportunità nelle tue vele. Espolora. Sogna. Scopri“. Questa è una delle tante celebri citazioni di Mark Twain. In essa è possibile vedervi come un invito a uscire dalla propria comfort zone, il “porto sicuro” per l’appunto. In un anno come questo, forse per molti non è così facile poter esplorare o scoprire, come scriveva l’autore. Al contrario, sembra quasi impossibile. Sognare però è ancora concesso ed è già una buona base da cui partire. Dopo dovremo passare per l’esplorazione e la scoperta. Quando ci sarà concesso di farlo, starà a noi decidere se seguire o meno il consiglio di Mark Twain. Adesso però concediamogli l’attenzione che si merita, perché oggi è il centottantacinquesimo anniversario della sua nascita.

Chi è Mark Twain?

Mark Twain è lo pseudonimo di Sam Langhorne Clemens. Nato il 30 novembre del 1835 nella città di Florida, nel Missouri. È il sesto di sette figli, fin dalla giovinezza la sua vita è stata costellata di lutti. Solo tre dei suoi sei fratelli hanno superato l’infanzia e suo padre è morto quando Mark aveva undici anni. Questo l’ha costretto a lasciare la scuola molto presto. Inizia a lavorare come apprendista tipografo e ciò gli permette di entrare a contatto con il mondo del giornalismo. Nella sua adolescenza ha scritto per alcuni giornali a New York e a Philadelphia, salvo poi tornare a Hannibal, nel Mississippi, nel 1857. Qui comincia a lavorare come pilolta di battelli a vapore. È proprio in questo periodo che ha origine il suo pseudonimo. Mark Twain infatti deriva dallo slang della marineria fluviale “by the mark, twain” (“dal segno, due” sottinteso tese).

Il viaggio di formazione e le prime pubblicazioni

Nel 1863 inizia quello che si può considerare un viaggio di formazione, conclusosi nel 1865. Molte delle sue avventure e incontri di questi anni trovano luogo in un libro semi-biografico “In cerca di guai (1872). Nel 1865, esce la sua prima raccolta di racconti “Il ranocchio saltatatore“, che lo rende famoso. Il suo lavoro di reporter lo costringe a viaggiare molto. “Gli innocenti all’estero” (1869) non è altro che una testimonianzia diretta proprio di queste esperienze lavorative. In particolare in questo libro racconta del suo viaggio in Europa, per cui non mostra un atteggiamento di reverenza.

Le opere principali

Le opere più celebri di Mark Twain vedono la luce negli anni ’70 e ’80. “Le avventure di Tom Sawyer” sono pubblicate nel 1876. Nel 1885, invece, escono in libreria “Le avventure di Huckleberry Finn“. A proposito quest’ultimo romanzo, Ernest Hermingway dice: “Tutti gli scritti americani derivano da quello. Non c’era niente prima. Non c’era stato niente di così buono in precedenza“. Anche William Faulkner sembra concordare con questa opinione, infatti definisce Mark Twain: “Il primo vero scrittore americano“. Altre opere celebri di questi anni sono: “Un americano alla corte di re Artù” (1889) e “Il principe e il povero” (1881). Il film “Barbie – La principessa e la povera” (2004) è un libero adattamento proprio di quest’ultima opera. Inoltre nel 1883 viene pubblicato “Vita sul Mississippi“, un romanzo autobiografico dove Mark Twain racconta dei suoi anni come pilota di battelli a vapore.

L’ironia di Mark Twain

Il tratto principale dello stile di Mark Twain sono sicuramente la sua ironia, che gli permette di descrivere una società di cui non condivide molti degli ideali. Nei suoi racconti più celebri, lo scrittore critica con ferocia gli USA, il suo Paese. Lo fa, però, appunto, con un forte senso dell’umorismo, tramite una serie di luoghi comuni, tutti tipicamente americani. Di certo, il suo umorismo e la sua ironia non sono sempre stati apprezzati. D’altronde essere un uomo antimperialista, antischiavista e antirazzista non doveva essere così semplice, soprattutto durante quegli anni. Si racconta inoltre che alcuni parenti di Mark Twain sono stati costretti a bruciare alcuni dei suoi manoscritti, perché considerati scomodi e pericolosi. “Solo ai morti è permesso di dire la verità“, era così che lo scrittore rispondeva a questi tentativi di censura.

Gli ultimi anni e il pessimismo

Se gli anni antecedenti sono stati animati da una sincera speranza per il futuro, lo stesso non si può dire di quelli che precedono la sua morte. Nel ‘900, Mark Twain abbandona il so stile ironico e carico d’umorismo per uno più duro e pessimista. Comincia così a criticare in modo più aspro l’ipocrisia della società e delle persone, denunciandone le crudeltà. I suoi stessi discorsi pubblici si fanno sempre più sarcastici. Alcuni hanno notato in questi atteggiamenti un fondo di misantropia. Tuttavia, è possibile che i lutti affrontati dei suoi ultimi anni abbiano influenzato lo stile di Mark Twain. Lui stesso è morto, infatti, pochi mesi dopo la sua figlia più giovane, Jean, il 21 aprile del 1910.


18 febbraio 1885 – usciva Le avventure di Huckleberry Finn, il capolavoro di Mark Twain


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