“Marianna dove sei?” intervista a Pierfrancesco Cendron

Marianna Cendron, cameriera diciottenne, scomparve in circostanze misteriose da Castelfranco Veneto. Pierfrancesco Cendron, nel giorno del compleanno della figlia, lancia un appello affinché la vicenda non venga dimenticata.

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Marianna

Marianna Cendron è scomparsa nel nulla il 27 febbraio 2013 a Castelfranco Veneto. Da allora i suoi famigliari stanno facendo di tutto per cercare la verità sulla sorte della figlia. Un caso di scomparsa che fin da subito ha lasciato perplessa gran parte dell’opinione pubblica. Tanti, infatti, sono i lati oscuri di questa vicenda. Abbiamo intervistato Pierfrancesco Cendron, padre di Marianna.

Chi è Marianna? Ci parli di Lei

Marianna è nata in Bulgaria, a Shumen, il 27 novembre 1994; la madre la allevò
fino all’età di 3 anni e poi la portò in un Istituto assieme al fratello. Una volta entrati in orfanotrofio, i due fratelli furono inseriti nelle liste per le adozioni. Quando entrò nelle nostre vite era una bambina sorridente, sempre in movimento, un vulcano di emozioni, affettuosa, altruista, specie con il fratello, disponibile con chi era in difficoltà. Ricordo che quando frequentava la seconda elementare si distinse per aver aiutato una compagna di classe nello studio. Per questo a fine anno ricevette numerosi elogi dalle insegnanti. Era brava a scuola, frequentava una società di atletica con ottimi risultati, e per poco non entrò nelle nazionali di atletica.
Poi nell’adolescenza, riemerse quello che aveva subito in Istituto, tutto il vissuto e la sua sofferenza, l’abbandono della mamma, le botte, gli abusi e le deprivazioni, il terrorismo psicologico. A causa di questi trascorsi si ammalò di anoressia nervosa e di altri disturbi del comportamento. Marianna è stata seguita da diversi centri DCA in Veneto e Emilia Romagna al fine di aiutarla ad alleviare le sue sofferenze. L’anoressia la portò più volte ad essere in pericolo di vita.

Marianna scomparve nel nulla il 27 febbraio 2013. Cosa accadde quel giorno?

Premettiamo che in quel periodo Marianna, non era più a casa con noi, perché non accettava più di essere curata, per lei eravamo troppo invadenti, noi invece volevamo salvarla da questa tremenda malattia. Noi pensavamo si fosse trasferita vicino al lavoro, a Castelfranco Veneto, avevamo visto un appartamento assieme a lei, invece scoprimmo, con sorpresa, che si era trasferita da Renzo, a duecento metri da casa nostra. Più volte ci recammo da Renzo per portarla a casa, senza risultato.
Quello che noi sappiamo di quella sera, è che, terminato il turno al ristorante, si sarebbe dovuta incontrare con Michele al Convitto, alle ore 20,30 e rimanere con lui la notte (come successo altre volte), ma Marianna non arrivò mai
. Alcune azioni strane emergono sia da Renzo che da Michele; Renzo nel tardo pomeriggio, la chiamò al ristorante per chiederle come stava, ma, da quello che hanno dichiarato le cameriere, colleghe di Marianna, l’uomo non aveva mai chiamato. Come mai? Michele che non la vide arrivare all’appuntamento, telefonò a Renzo, che non ci avvisò della scomparsa. Se lo avesse fatto saremmo subito partiti a cercarla. E’ stato perso tempo prezioso, in quanto nessuno dei due ha presentato denuncia di scomparsa, ma lo abbiamo fatto noi il mattino dopo.

Cara Marianna, oggi, 27 novembre è il giorno del tuo compleanno e sono passati 7 anni e 9 mesi dalla tua scomparsa. Ci manchi e se non accade un miracolo, sarà amaro e triste come il Natale. Se sei da qualche parte speriamo che tu non sia con persone sbagliate e che non ti stiano facendo del male”

A che punto sono le indagini?

Le indagini per la scomparsa di Marianna sono ferme, malgrado le varie opposizioni presentate dal nostro legale Avv. Stefano Tigani, che si è avvalso anche della consulenza di un tecnico informatico. L’ultima in ordine di tempo, è quella del 10 aprile 2017, fatta con lo scopo di approfondire le celle telefoniche. Questo studio ha consentito di scoprire alcune telefonate avvenute tra Renzo Curtolo e Michele Bonello nei giorni precedenti la sparizione di Marianna. Il PM dott. Massimo De Bortoli della Procura di Treviso, si è basato solo sull’allontanamento volontario e dopo ulteriori indagini non ritenute importanti, ha chiesto di archiviare il fascicolo che poi, nel settembre 2017, è stato definitivamente chiuso con l’ordinanza del GIP, dott. Casciarri. Recentemente ci siamo recati nuovamente in Procura e abbiamo scoperto che non sono state acquisite intercettazioni telefoniche che a suo tempo furono fatte e di cui non
avevamo notizia. Naturalmente ci attiveremo, con il nostro legale, per poter ascoltare quelle conversazioni perché ci sembra una cosa inaccettabile il essere stati messi al corrente di tali intercettazioni. Per noi non c’è giustizia.

Crede che Renzo, l’uomo che ospitava Marianna, abbia detto tutta la verità?

No, perché, leggendo i verbali, si è più volte contradetto. E poi se noi andiamo a guardare, lui è entrato in casa nostra per fare dei lavori, quando lei era ancora minorenne, e, nonostante sapesse dei problemi di salute di Marianna, aveva delle attenzioni nei suoi confronti che ci hanno costretti ad intervenire più volte affinché si allontanasse da nostra figlia e da casa nostra. Noi non crediamo a quello che Renzo ha dichiarato, ovvero, che ha avuto un rapporto sessuale provocato da nostra figlia. Vogliamo sottolineare che nell’immediatezza della scomparsa, quando è stato sentito dai Carabinieri, lui ha dichiarato che si limitava ad ospitarla per darle un aiuto, questa versione è stata smentita successivamente dallo stesso Renzo.

Cosa ne pensa di Michele, il fidanzato?

Michele, che era il fidanzato di Marianna era stato il suo compagno di classe, sapeva della
sua malattia, si sentiva con Lei anche quando era ricoverata presso i centri, aveva una
forma di controllo nei sui riguardi, tanto che era arrivato a pedinarla quando usciva dal
lavoro.
Una sera Marianna, al ritorno dal lavoro, stava attendendo la corriera per tornare a casa. Subì un’aggressione da parte di una persona travestita da anziano, che la strattonò, la trascinò a terra e le rubò lo zaino. Mia figlia lo rincorse ma non riuscì a prenderlo. Per questo chiamò i carabinieri che, giunti sul posto, cercarono l’aggressore nelle vie limitrofe. Alla stessa pattuglia intervenuta sul posto arrivò una comunicazione riguardante un incidente avvenuto non molto distante dal Convitto. Un ragazzo in possesso di alcuni zaini era stato investito da un’auto. Uno dei due carabinieri decise di recarsi sul posto dell’investimento per controllare e con sorpresa scoprì che la vittima dell’incidente era Michele Bonello. Il ragazzo, al quale fu trovato anche lo zaino di Marianna, spiegò che l’aveva rubato lui, per controllarne contenuto. Marianna lo perdonò e non sporse denuncia.

So che Lei e la sua famiglia avete fatto e continuerete a fare molto per cercare Marianna. Vuole lanciare un appello?

Cara Marianna,
Oggi, 27 novembre è giorno del tuo compleanno e sono passati 7 anni e 9 mesi dalla tua scomparsa. Ci manchi e se non accade un miracolo sarà amaro e triste, come il Natale. Se sei da qualche parte, speriamo tu non sia con persone sbagliate, e che non ti stiano facendo del male.

Se si ritrovasse il corpo di mia figlia, e sarebbe l’epilogo peggiore, cercheremo di capire cosa è successo, eventuali responsabili, ma innanzitutto vorremmo darle una degna sepoltura. Chiunque sapesse qualcosa, e, nonostante tutto il tempo trascorso avesse dei rimorsi di coscienza, abbia il coraggio di parlare e dire la verità. Ci allenterebbe questa agonia quotidiana. Noi saremo eternamente grati, qualora emergesse qualcosa per riaprire il caso, cercare lei e la verità.

Mamma, papà e Giorgio

Un ringraziamento particolare, lo rivolgiamo all’Associazione Penelope del
Veneto, nella persona della Presidente Daniela Ferrari, della precedente
Presidente Gilda Milani, l’Avv. Stefano Tigani, Angelo Devich e tutto il Direttivo
di Penelope Veneto e tutti i soci, per la loro presenza e per il sostegno avuto in
questo lungo percorso, della scomparsa di nostra figlia Marianna.


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