Maria Ballarin e l’importanza del Giorno del Ricordo

Abbiamo intervistato la Prof.ssa Maria Ballarin, insegnate e storica, da tempo impegnata nella divulgazione delle vicende avvenute lungo il confine nordorientale italiano nel dopoguerra.

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Maria Ballarin

Abbiamo intervistato la Prof.ssa Maria Ballarin, insegnante e storica, da tempo impegnata nella divulgazione delle vicende legate al confine orientale italiano, al fine di far conoscere all’opinione pubblica una delle pagine più buie della storia del nostro paese. Fatti storici che purtroppo, ancora oggi sono spesso soggetti a negazionismo.

Chi è Maria Ballarin?

Maria Ballarin è nata a Roma da genitori esuli dall’isola di Lussino. Cresciuta nel villaggio Giuliano Dalmata della capitale, si è laureata con lode in filosofia e in teologia. Per trentotto anni è stata docente di religione nei licei romani. Da molti anni si occupa della divulgazione presso gli istituti scolastici delle vicende dell’esodo dalla Venezia Giulia e Dalmazia e della tragedia delle foibe. Attualmente fa parte del direttivo dell’Associazione Nazionale Dalmata. In seguito alla pubblicazione del suo libro” Il trattato di pace 10 febbraio 1947 nei programmi e nei testi scolastici di storia“, edito da Leone nel 2015, la Prof.ssa Ballarin ha ricevuto il premio Tanzella. Con questo volume la professoressa Maria Ballarin intende fornire un’informazione essenziale ma completa su un argomento per molti decenni censurato dai programmi ministeriali.

Di cosa parla nel Libro “Il trattato di pace 10 febbraio 1947 nei programmi e nei testi scolastici di storia”?

Il 2015 è stato un anno di importanti anniversari storici. Ricorrevano infatti il centenario dell’entrata in guerra dell’Italia durante il primo conflitto mondiale, il quarantesimo del Trattato di Osimo, che ha definito il confine post-bellico tra l’Italia e l’allora Jugoslavia e il decimo degli Accordi di Dayton, che sancivano la divisione della Jugoslavia negli stati attuali. Date importanti per la storia del nostro Paese e dei Paesi confinanti, ma, purtroppo, del tutto ignorate dall’opinione pubblica. Ho deciso di scrivere un saggio a beneficio di tutti i colleghi di storia che non sapevano e non sanno nulla del dramma delle foibe e dell’esodo Giuliano Dalmata. Il testo ripercorre le vicende che si sono svolte nel nostro paese a partire dall’armistizio del 1943 e le ragioni della rimozione di questi fatti dai programmi scolastici.

Perchè nei libri scolastici non si affronta il tema delle foibe?

Gli studiosi di storia del dopoguerra, che erano in gran parte ex partigiani, hanno fatto una battaglia culturale forte per l’inserimento della contemporaneità nei testi scolastici. Prima del 1960, nel nostro Paese, i programmi di storia terminavano con lo studio della prima guerra mondiale e, ovviamente dell’epopea fascista. Dopo la seconda guerra mondiale c’è stato uno scontro tra gli storici delle Università e i giovani ricercatori. Questi ultimi volevano leggere la contemporaneità in chiave antifascista. Nel 1960, i programmi scolastici di storia sono stati aggiornati in tal senso, omettendo del tutto la trattazione delle catastrofiche conseguenze della fine della guerra per l’Italia e mettendo così una pietra tombale su questo argomento. La prima cattedra di storia contemporanea in Italia fu assegnata in quell’anno a Giovanni Spadolini, presso l’università di Firenze.

Cosa avvenne nell’Italia nordorientale a partire dal 1943?

Nel 1943 l’Italia ha dichiarato la resa incondizionata alle forze alleate. Ciò ha provocato una guerra civile con violenze e carneficine in tutto il paese. Il 25 aprile 1945 gli Alleati hanno dichiarato l’Italia ufficialmente libera dagli invasori. Il primo maggio successivo, però, le truppe titine hanno occupato Trieste. L’invasione si protrasse per circa quaranta giorni. Grazie alle trattative messe in atto dall’allora vescovo di Trieste con gli slavi e gli anglo- americani, l’esercito jugoslavo fu costretto a ritirarsi dalla città.  Già nel 1943 ci fu la prima ondata di violenza dei partigiani jugoslavi contro i nostri connazionali in Venezia, Giulia e Dalmazia. Ma le violenze continuarono in modo massiccio in tempo di pace, con dei veri e propri massacri e operazioni di pulizia etnica.

Perchè è importante ricordare le foibe e l’esodo?

L’Istria ha un territorio montuoso caratterizzato dal fenomeno carsico, per cui, l’acqua che scorre nel sottosuolo forma delle faglie sul terreno, spesso assai profonde, le foibe. Le truppe titine le hanno utilizzate per eliminare migliaia di Italiani. Ma la memoria degli esuli è stata un fiume sotterraneo, che ha saputo resistere per 75 anni all’oblio della propria storia. I molti studi sulle vicende nordorientali del dopoguerra non hanno raggiunto la gran parte degli italiani, ma , sono rimasti relegati in una dimensione regionale. Negli ultimi anni, tuttavia, commissioni miste di storici italiani e croati e ultimante anche sloveni, stanno facendo numerose ricerche sugli eccidi di migliaia di Italiani di Istria, Dalmazia e Fiume e in territorio sloveno. E’ importante che i nostri connazionali conoscano le vicende storiche che hanno portato allo sfollamento di 350.000 persone e all’eccidio di migliaia di nostri concittadini.

I negazionisti sono ancora tanti. Perchè non si vuole ricordare le tristi vicende che hanno coinvolto il nordest italiano?

Dopo la seconda guerra mondiale i vari governi italiani non volevano inimicarsi il Maresciallo Tito. Dunque la storia del trattato di pace di Parigi o non compariva nei libri di testo o, laddove qualche autore ha voluto dedicarle poche righe, queste sono state per lo più scorrette o fuorvianti e hanno impedito che la memoria storica dei fatti venisse tramandata alle generazioni degli studenti e dei cittadini del nostro Paese. Al giorno d’oggi, anche grazie all’istituzione del Giorno del Ricordo, nel 2004, un numero sempre maggiore di italiani conosce tali drammatiche vicende nazionali. Negli ultimi anni, però, il negazionismo ha lasciato il posto al “giustificazionismo”: le violenze dei partigiani di Tito contro i nostri connazionali vengono spesso giustificate come una vendetta per la conquista dei territori slavi da parte delle truppe fasciste.

“…la memoria degli esuli è stata un fiume sotterraneo che ha saputo resistere per 75 anni all’oblio della propria storia”.

Maria Ballarin

Questo sarebbe dunque il motivo per cui nel 1943 la rappresaglia titina contro gli italiani ha dato luogo al dramma delle foibe. Ma a partire dal maggio del 1945 sono iniziate le persecuzioni contro gli Italiani, vere e proprie operazioni di pulizia etnica, come la strage di Vergarolla dell’agosto 1946, che hanno poi portato all’esodo di massa. Mentre gli studiosi sloveni iniziano a riconoscere, a 75 anni di distanza dai fatti, le violenze dei soldati di Tito contro i nostri connazionali, una parte degli storici italiani, invece, è stranamente nostalgica di un comunismo, che in Italia non è mai esistito. Inoltre, molti di loro non riconoscono le gravi responsabilità di Togliatti nella gestione della vicenda post-bellica dell’Italia nordorientale. Purtroppo, nel nostro paese, permane una cortina di ferro mentale nei confronti di certi fatti storici.  


Giorno del Ricordo: la storia negata agli Italiani


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