Maria Antonietta, duecentoventisei anni fa la caduta della reine

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Maria Antonietta à la rose

Era passata in pochi anni da essere un’icona di stile e del suo tempo, regina di uno dei Paesi più potenti d’Europa, a diventare una comune vedova dal viso rovinato dalla prigionia e dai dispiaceri. Adesso, all’età di trentotto anni, si risvegliava per la sua ultima alba in questo mondo.

Non sono pochi i personaggi storici, in prevalenza donne, a venire rivalutati dalla Storia (vedi Lucrezia Borgia), fino ad essere considerati quasi martiri. La protagonista di oggi è una di questi, forse l’esempio più illustre di vittima quelle che oggi chiameremmo fake news.

Ma chi era davvero Maria Antonietta, regina di Francia, moglie di un re di scarso carattere e figlia dell’imperatrice più potente che l’Austria abbia mai conosciuto? Facciamo un passo indietro e partiamo dall’inizio.

Maria Antonia Giuseppa Giovanna d’Asburgo Lorena (il nome Maria Antonietta le venne dato da Delfina) nacque il 2 novembre del 1755, quindicesima dei sedici figli dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria. Prima di lei quattordici tra maschi e femmine, purtroppo la maggior parte deceduti per il vaiolo, malattia che al tempo decimava l’Europa.

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La piccola Antonia visse felice i primi anni della sua infanzia, fra la reggia della Hofburg e di Schönbrunn, e fu molto legata alla sorella che le era più prossima di età; Maria Carolina, che sarebbe poi diventata regina di Napoli. Aveva appena dieci anni quando Maria Teresa prese accordi con il re Luigi XV di Francia per un matrimonio fra lei e il nipote, maggiore di un anno, Luigi Augusto. Già all’epoca Antonia era una bambina di rara eleganza e bellezza, pur con alcuni piccoli difetti fisici che si provvide subito a “sistemare”. Un altro suo punto debole era la cultura generale: la piccola non amava leggere e scrivere, tantomeno studiare, per di più la sua prima governante l’aveva viziata fin troppo, con il risultato che alle soglie dell’adolescenza l’arciduchessa non sapeva scrivere e leggere correntemente né il tedesco né il francese (la lingua della diplomazia, al tempo). Unica eccezione la conoscenza dell’italiano, grazie ad un buon insegnante.

Dopo quattro anni di “addestramento”, la piccola Antonia fu pronta a partire per la Francia. Celebrato il matrimonio per procura, che venne poi replicato a Versailles circa due mesi dopo, il suo seguito la scortò sino al confine con la Francia. Qui venne accolta dalla sua nuova famiglia, e di lì alla reggia.

Gli inizi per la Delfina non furono facili. Giovanissima, bella e vivace, dovette scontrarsi con l’apparente ignavia del suo sposo, incapace di consumare il matrimonio ben per sette anni. Oltretutto, a corte ebbe difficoltà ad accettare il rigido protocollo richiesto ad ogni ora del giorno, e molti nobili presero presto a chiamarla Austrichienne, una sorta di fusione tra le parole francesi Austriche e chienne, cagna.

Nonostante questo, i rapporti con il suo sposo migliorarono tanto che riuscirono a mettere al mondo quattro figli, due dei quali purtroppo morirono in tenera età (Luigi a otto anni e Sofia a due). Anche il popolo iniziò a benvolerla… almeno fino a quando, nel 1781, la situazione finanziaria della Francia si fece grave, e le sue spese insensate esacerbarono il rancore della gente, mettendo le prime radici della Rivoluzione.

Oggi possiamo analizzare quegli anni e renderci conto che probabilmente quei malumori erano solo la punta dell’iceberg di una situazione che sarebbe esplosa comunque, e chiunque fosse in quel momento seduto sul trono. Ma Maria Antonietta era straniera, ricercava sempre più spesso la solitudine lontana dalla reggia, e fu quindi su di lei che si concentrò il biasimo generale. Biasimo, che presto divenne odio.

Infine, nel 1789 il colpo di grazia. Gli Stati Generali decisero di sfidare il re e di non sciogliersi fino a che non avesse approvato la Costituzione. Il 14 luglio 1789 i rivoltosi assaltarono la Bastiglia: il re, indeciso e sempre più spaventato, commise tutta una serie di errori che furono fatali alla famiglia reale. In ottobre le donne parigine decisero di marciare fino a Versailles, e la tentata fuga dei reali poté solo rimandare il peggio.

E non era finita, naturalmente. La famiglia dovette rifugiarsi alle Tuileries, e qui rimase, prigioniera, per almeno un anno. La notte del 20 giugno 1791 tentarono nuovamente la fuga ma, traditi, vennero prontamente catturati a Varenne. Riportati a Parigi, furono chiusi nella prigione del Tempio, la destinazione finale.

Luigi XVI venne accusato di tradimento, sommariamente processato e infine ghigliottinato, il 21 gennaio 1793. Quanto a Maria Antonietta, venne separata dai due figli (uno dei quali terminò la sua vita morendo di stenti nella torre del Tempio, a dieci anni) e condotta alla Conciergerie. Accusata di tradimento ma anche, e peggio, di pratiche incestuose con il piccolo figlio, riuscì ad ottenere con un accorato discorso il plauso delle donne in Tribunale: ma non ebbe salva la vita. La vedova Capeto, come era chiamata, precocemente invecchiata, stanca, ormai rassegnata si abbigliò di bianco, il colore del lutto per le regine. Le vennero tagliati i capelli e legate le mani dietro la schiena, quindi fu caricata sul carro per raggiungere Place de la Concorde, allora Place de la Révolution. Fu con estremo orgoglio che salì le scale per raggiungere la ghigliottina: ed era proprio nella giornata di oggi, il 16 ottobre di duecentoventisei anni fa.

Soltanto molti anni dopo la memoria dei reali venne riabilitata, e i loro resti sono oggi custoditi nella cappella di Saint Dénis. Ad oggi, in Francia sono celebrati come martiri.

Sulla figura di Maria Antonietta si sono sprecati fiumi di inchiostro e metri di pellicola. Dipinta sempre come una donna dissoluta e senza cuore, viene oggi considerata più come una vittima dell’intero sistema e di decenni di malgoverno. Rimane comunque, almeno a modesto parere di chi vi scrive, una delle figure più interessanti e affascinanti della Storia, oltre che una delle più maltrattate.