Thatcher: il 22 novembre 1990 si dimette la Lady di Ferro

Margaret Thatcher, storica premier britannica per ben 11 anni, rassegnò le sue dimissioni dopo aver perso il supporto del partito conservatore.

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La premier britannica Margaret Thatcher si dimette il 22 novembre 1990.

Il 22 novembre 1990 fu una giornata storica per il mondo politico britannico. Margaret Thatcher, la Lady di Ferro per eccellenza, al termine di un sentito discorso alla Camera dei Comuni annunciò le sue dimissioni da premier inglese. Durante il suo accorato intervento, la leader conservatrice ricordò con fierezza di “aver liberato la Gran Bretagna dal socialismo”. Quindo spiegò che il suo gesto era stato dettato dalla volontà di fare gli interessi del partito. Prima di andar via, però, volle lasciare un ultimo segno, raddoppiando il contingente militare presente nel Golfo.

Il Primo Ministro decise di gettare la spugna quando si rese conto che ormai il suo partito non la appoggiava più e che era alla guida di un governo che non era più pronto a spalleggiarla. Furono tre i candidati che si contesero la sua ambita poltrona: lo sfidante Michael Heseltine, al quale seguirono l’allora ministro degli Esteri Douglas Hurd e il cancelliere dello Scacchiere John Major. Fu proprio quest’ultimo a vincere il ballottaggio e a trascinare i conservatori alla vittoria elettorale per la quarta volta consecutiva.

Margaret Thatcher ex premier
Le dimissioni di Margaret Thatcher nel novembre 1990.

Con grande commozione la Thatcher lasciò quindi il numero 10 di Downing Street e il suo addio repentino alla leadership britannica sorprese soprattutto gli osservatori internazionali. Tra coloro che maggiormente rimasero spiazzati dalle dimissioni della storica conservatrice ci furono il repubblicano statunitense Henry Kissinger e Michail Gorbaciov, a quei tempi presidente dell’Unione Sovietica.

Margaret Thatcher: l’intransigente “seconda regina” britannica

Margaret Thatcher nel lungo periodo in cui era stata alla guida del governo britannico era stata indubbiamente assoluta protagonista della scena politica. Per i cittadini inglesi fu una sorta di “seconda regina di Londra” per circa 15 anni, dei quali 11 trascorsi ricoprendo il ruolo di premier e inquilina del numero 10 di Downing Street. Seconda solo a Winston Churchill tra i conservatori più longevi di sempre, entrò di diritto tra i leader politici “del pugno duro”, in una lista in cui era affiancata da nomi altrettanto importanti come quelli di Riccardo III, Oliver Cromwell e proprio Winston Churchill.

Nata a Grantham il 13 ottobre 1925 e figlia di un droghiere, fin da ragazza si rimboccò le maniche e aiutò il padre nella bottega di famiglia. In seguito al suo addio alla Camera dei Comuni, nel 1992 la Thatcher fu insignita del titolo di Pari a Vita come Baronessa (per servigi resi alla patria), e ciò le consentì di far parte della Camera dei Lord con una pensione che le garantì circa 17.500 sterline all’anno.

La scalata al partito conservatore l’aveva portata ai vertici nel febbraio del 1975 quandò riuscì a battere il suo mentore Edward Heatn, proponendo tra i suoi cavalli di battaglia una insolita apertura della Gran Bretagna ad una maggiore unità in Europa. Il 4 maggio 1979 divenne la prima donna premier d’Inghilterra e continuò a strizzare l’occhio alla Comunità Economica Europea (CEE). La situazione però cambiò qualche anno dopo quando, con l’avvio ufficiale del processo di realizzazione dell’unificazione europea, la Lady di Ferro difese con orgoglio il nazionalismo britannico.

La Thatcher era diventata leader dei conservatori nel 1975.

Nei suoi primi anni di governo, Margaret Thatcher dovette fronteggiare una situazione generale alquanto delicata, con una disoccupazione galoppante nel Paese. Inoltre si stava verificando una sorta di escalation del razzismo nei quartieri periferici di alcune città importanti come Londra e Liverpool e, come se non bastasse, nel 1982 l’Argentina diede il via all’invasione delle Falkland. Da primo ministro, però, la conservatrice dimostrò subito di essere poco avvezza alle concessioni, infatti non accettò di scendere a compromessi con gli immigrati violenti e non fece passi indietro nemmeno di fronte all’Argentina. Da Buenos Aires intimarono agli inglesi di lasciare immediatamente 200 isole, ma l’inflessibile premier non accettò alcuna trattativa.

Margaret Thatcher, la Lady di Ferro del Regno Unito

Fu così che diventò a tutti gli effetti la Lady di Ferro, colei che voleva promuovere una società di persone vincenti, di esperti di borsa e dei cosiddetti yuppies. Una strategia che in un certo qual modo la avvicinarono al presidente degli Stati Uniti di quel periodo, Ronald Reagan, anche lui fautore di un nuovo liberismo. La Thatcher non cambiò neanche quando dovette fare i conti con gli scioperi e le proteste dei minatori del 1984-1985, e neppure quando una parte dei cittadini si ribellò alla poli-tax, l’imposta parificata tra poveri e ricchi.

La Lady di Ferro dopo l’addio alla politica

Dopo il suo addio alla Camera dei Comuni, Margaret Thatcher istituì una fondazione che però dovette chiudere già nel 2005 per problemi finanziari. Scrisse e pubblicò anche due libri, Gli anni di Downing Street nel 1993 e The Path to power nel 1995. Inoltre collaborò con la Philip Morris in qualità di consulente geopolitico e, quando fu stilato il trattato di Maastricht, vi si oppose apertamente, dichiarando che non lo avrebbe mai firmato.

Margaret Thatcher è morta nell’aprile del 2013.

Nel 2002 comunicò che, dietro consiglio dei suoi medici, non avrebbe più potuto tenere discorsi in pubblico. Il 7 marzo 2008 la Thatcher fu improvvisamente ricoverata al St. Thomas Hospital: fu la figlia a rivelare alla stampa che la madre era stata colpita dalla malattia dell’Alzheimer. Nel 2011 volle complimentarsi con Meryl Streep per averla interpretata magistralmente nel film The Iron Lady. Margaret Thatcher morì l’8 aprile 2013 a 87 anni a causa di un ictus.

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