martedì, Giugno 18, 2024

Marche: è scontro aperto con l’Osservatorio Nazionale della Salute

Sino al 9 marzo scorso, giorno in cui si è disputata l’ultima parte di Serie A, tutti ci sentivamo tecnici e arbitri. Improvvisamente, il lockdown ci ha trasformati: basta schemi e moduli, ora siamo diventati esperti di moduli di attacco verso la Fase 2: proponiamo, pontifichiamo, talvolta vaneggiamo.

Le nostre ipotesi accompagnano il lavoro degli esperti veri, coloro che, a vario titolo, hanno la formazione e l’esperienza giuste per aiutare la politica a trovare le soluzioni più opportune.

Oggi fondamentale è il ruolo di quanti devono saper leggere e interpretare i dati di diffusione del contagio, offrendo una mappa aggiornata a livello non soltanto regionale, ma anche e soprattutto sub-regionale, per provincia e, in taluni casi, comune.

L’Osservatorio Nazionale della Salute, per esempio, che possiamo definire l’Istat dell’emergenza sanitaria.

Nato su iniziativa dell’Istituto di Sanità Pubblica-Sezione di Igiene dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, l’Osservatorio ha, tra i suoi compiti, proprio quello di “raccogliere dati regionali comparabili provenienti da diverse fonti” e monitorare lo stato di salute delle regioni italiane attraverso specifici indicatori di rigore scientifico e semplicità conoscitiva”.

L’Osservatorio Nazionale della Salute e la data zero contagi

Nei giorni scorsi l’Osservatorio ha reso noti i risultati di uno studio che, basandosi sui dati messi a disposizione giornalmente dalla Protezione Civile dal 24 febbraio al 17 aprile, individua «non la data esatta, ma la data prima della quale è poco verosimile attendersi l’azzeramento dei nuovi contagi», come ha spiegato il direttore scientifico, Alessandro Solipaca.

Emerge che l’Umbria e la Basilicata sono già uscite dal contagio ieri, mentre la Lombardia e le Marche saranno le ultime a raggiungere la soglia di contagio 0, rispettivamente il 27 e il 28 giugno.

“Le proiezioni effettuate evidenziano che l’epidemia si sta riducendo con estrema lentezza, pertanto questi dati suggeriscono che il passaggio alla così detta “fase 2” dovrebbe avvenire in maniera graduale e con tempi diversi da Regione a Regione. Una eccessiva anticipazione della fine del lockdown, con molta probabilità, potrebbe “riportare indietro le lancette della pandemia” e vanificare gli sforzi e i sacrifici sin ora effettuati”, è la conclusione dell’Osservatorio.

Il direttore scientifico dell’ONS, Alessandro Solipaca

Quindi, rafforza il concetto Solipaca, «mi sentirei di suggerire ai decisori di pensare a interventi regione per regione».

Le Marche contestano le proiezioni dell’Osservatorio

Secondo le proiezioni dell’Osservatorio, le Marche, quindi, insieme alla Lombardia, conquistano la maglia nera di questa speciale classifica.

A livello teorico, dunque, nella terra di Raffaello e Leopardi la Fase 2 dovrebbe partire più tardi che in altre regioni, e in maniera più graduale.

Il governatore delle Marche, Luca Ceriscioli

Il presidente della Regione contesta questi dati.

«Abbiamo tenuto in costante monitoraggio i dati e questo ci consente di effettuareuna stima abbastanza precisa e aderente alle dinamiche effettive della malattia nella nostra Regione» spiega Ceriscioli.

Le date zero contagi secondo la Regione

In base alle previsioni regionali effettuate, le Marche arriveranno «allo zero alternato dei casi tra il 25 e il 30 maggio, cioè un mese prima rispetto alle previsioni nazionali».

Nello specifico, lo zero alternato è già arrivato nell’area delle province di Ascoli Piceno e Fermo; arriverà tra il 10 e il 13 maggio nella provincia di Macerata, tra il 15 e il 20 maggio nell’area di Macerata-Ancona e, infine, tra il 25 e il 30 maggio nella provincia di Pesaro e Urbino.

La diffusione del contagio oggi

I dati registrati quotidianamente indicano che la provincia di Ascoli Piceno è a zero casi da 3 giorni e ha una crescita mobile distribuita su 3 giorni dello 0,0%, mentre quella di Fermo ha toccato lo zero casi in modo alternato e ha una media di crescita di 2 casi al giorno.

La provincia di Ancona registra una media di 16 casi al giorno, con una probabilità di trovare un positivo dello 0,04%, con un numero di tamponi raddoppiato negli ultimi 30 giorni.

Macerata, invece, ha una crescita di 9 casi al giorno con una media mobile dello 0,9%.

La provincia di Pesaro e Urbino, che nell’ultimo mese ha registrato l’incremento maggiore del numero dei tamponi, invece, negli ultimi 3 giorni ha avuto una media di 18,6 casi al giorno, una mediana di 20 casi (valutazione ultima settimana), una crescita media negli ultimi 5 giorni dello 0,9% e una media mobile dello 0,8%.

La mappa del contagio

Perché le proiezioni della Regione e dell’Osservatorio sono così distanti?

La disomogeneità territoriale del contagio

Come abbiamo scritto domenica scorsa (vedi link https://www.periodicodaily.com/marche-e-fase-2-un-modello-da-seguire/), il contagio non si è diffuso in maniera omogenea sull’intero territorio: la provincia più colpita è quella di Pesaro e Urbino, dove i positivi rappresentano quasi il 40% dei contagiati dell’intera regione e i decessi addirittura il 54,39%, con un rapporto mortalità/casi positivi (18,8%) addirittura più alto rispetto alla media nazionale.

Per questo motivo, lo studio della Regione suddivide il territorio in tre distinte zone, in relazione all’intensità del contagio: l’area delle province di Ascoli Piceno e Fermo, l’area di Macerata-Ancona e l’area Pesaro e Urbino.

L’Osservatorio Nazionale della Salute non fa questa distinzione sub-regionale.

La variabilità dei tamponi

Oltre alla differenza territoriale, l’analisi della Regione tiene conto anche della forte variabilità del numero di tamponi effettuati: lo studio dell’Osservatorio no.

“La stima della Regione Marche è costruita con un modello previsionale e con l’inserimento nella valutazione del modello Marche (Data, incremento Tamponi al gg/gg, p positivi/tamponi, analisi comune/comune), basate su un corretto comportamento dei cittadini rispetto alle misure adottate”.

Per esempio, negli ultimi 5 giorni di marzo è stata effettuata una media di 605 tamponi al giorno; negli ultimi 5 giorni, tra il 16 e il 20 aprile, una media di 1079 tamponi.

Se la probabilità di trovare un positivo sui tamponi eseguiti negli ultimi 5 giorni di marzo era dello 0,24% (il 24% dei tamponi eseguiti), tra il 16 e il 20 aprile è dello 0,061% (il 6% sui tamponi eseguiti): un dato nettamente inferiore e confortante.

Per questo motivo, «va ritenuta errata la valutazione basata sul delta numero giorni/giorni, in quanto l’indicatore più appropriato dovrebbe essere la probabilità di trovare un positivo in rapporto ai tamponi eseguiti», puntualizza Ceriscioli, che è anche docente di matematica.

L’Osservatorio risponde

PeriodicoDaily ha intervistato in esclusiva il direttore scientifico dell’Osservatorio Nazionale della Salute, Alessandro Solipaca.

Il modello previsionale adottato dalla Regione Marche, come detto, tiene conto della variabilità dei tamponi. Non sarebbe stato più corretto anche da parte vostra considerare il rapporto positivi/tamponi svolti, considerando anche la forte variabilità giornaliera di questi ultimi?

«La scelta di utilizzare i nuovi casi positivi, senza rapportarli ai tamponi, è dettata dal non chiaro significato del dato, poiché i tamponi possono essere replicati sulla stessa persona, a secondo anche della tipologia del test….».

A breve il testo integrale dell’intervista: con un occhio di riguardo ai marchigiani che, è proprio il caso di dirlo, si trovano loro malgrado tra due fuochi.

(in aggiornamento)

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