di Michela Zanarella

Con il thriller ambientato nel Medioevo dal titolo “Il mercante di libri maledetti”, edito da “Newton & Compton”,  Marcello Simoni ha scalato le classifiche dei libri più venduti e ha conquistato il “Premio Bancarella 2012”.

Marcello Simoni nasce a Comacchio, in provincia di Ferrara, nel 1975. Laureato in Lettere, archeologo e ricercatore storico, ha all’attivo diverse pubblicazioni di etruscologia, storia e agiografia. Ha pubblicato diversi saggi storici, soprattutto per la rivista specialistica “Analecta Pomposiana”. Dopo il successo del primo medieval thriller, ha dato alle stampe il secondo capitolo della trilogia medievale, “La biblioteca perduta dell’alchimista”.

 

P.I.:  Nell’albo d’oro del “Premio Bancarella” aggiunto ai nomi di Umberto Eco, Andrea Camilleri, Donato Carrisi. Come hai vissuto questo importante traguardo?

 

M.S.: Una soddisfazione enorme, una conquista inattesa, ma anche una bella responsabilità. Ci faccio i conti tutti i giorni, quando, mettendomi davanti al computer per scrivere, cerco di dare il meglio. Vincere il “Bancarella” al primo romanzo, quando stai ancora definendo il tuo stile e i tuoi progetti futuri, può essere destabilizzante se non tieni i piedi ben piantati per terra. Per fortuna ho imparato ad affrontare le sfide con umiltà e senso pratico, come se fosse sempre la prima volta. E soprattutto, a lasciarmi trasportare dall’entusiasmo e dal piacere di scrivere.

 

P.I.:  Da quando ti sei avvicinato alla scrittura, com’è cambiato il tuo modo di descrivere i tuoi pensieri?

 

M.S.: La cosa più difficile, nella quale mi esercito ogni giorno, è stendere i pensieri nel modo più semplice e lineare possibile, in modo da rendere chiaro anche il concetto più intricato. A volte mi imbatto in scrittori dal linguaggio talmente forbito da apparire aulico, quasi asfissiante, e mi rendo conto di percorrere una strada diametralmente opposta. Io prediligo uno stile più diretto, veloce e soprattutto leggero (nel senso “calviniano” del termine). Prima di scrivere medito a lungo, destrutturando le immagini che mi propone la fantasia per poi ricomporle a parole. Così facendo, mi accorgo che le descrizioni e i dialoghi sono più naturali ed efficaci.

 

P.I.: Com’è nato “Il mercante di libri maledetti”? Qual è il punto di forza del libro?

 

M.S.: Volevo scrivere un romanzo che parlasse di un universo intellettuale in bilico tra l’Oriente e l’Occidente, per dimostrare come la nostra forma mentis si basi tuttora su un simile intreccio. Di fatto, il Medioevo descritto nelle mie storie è molto attuale, pur sprofondando nelle nebbie dei tempi. Credo che il punto di forza risieda proprio qui, in questo effetto di “vicinanza-distanza” rintracciabile sia nella trama, sia nei personaggi. E per enfatizzarlo ho voluto dare forma a un protagonista – Ignazio da Toledo – che incarnasse la genialità che favorì il passaggio tra due epoche, pur restando pieno di difetti. I suoi precedenti letterari, dal feuilleton al fumetto, mi hanno aiutato a tracciare l’identikit di un anti eroe capace, a quanto pare, di instaurare un feeling con molti lettori.

 

P.I.: Il tuo libro si può definire un “medieval thriller”, quali caratteristiche deve avere un buon thriller di ambientazione storico-medievale?

 

M.S.: Non mi permetto di generalizzare. La mia operazione nasce dall’intento di mettere a punto un genere “ibrido”, dove all’impalcatura del thriller si innestano elementi che vanno dal gotico al romanzo di cappa e spada, in modo da giocare sui ritmi e sull’ambientazione restando sempre fuori da schemi prestabiliti. Altro fattore essenziale è la documentazione, precisa ma non pedante. L’essere puntigliosi, a mio avviso, è prerogativa dei saggisti, a meno che il puntiglio non rappresenti un elemento cardine della narrazione. Lo stesso discorso vale per il linguaggio: non mi interessa fare sfoggio di cultura davanti al lettore, ma intrattenerlo con una serie di colpi di scena ben costruiti.

 

P.I.: Hai realizzato un progetto davvero interessante, un romanzo a puntate in e-book, come i vecchi romanzi d’appendice. Quanto questa scelta è funzionale al mercato editoriale?

 

M.S.: Ho accettato di scrivere un “feuilleton digitale” in cinque puntate – Rex Deus. L’armata del diavolo – per puro entusiasmo. Non mi aspettavo nulla, a parte il divertimento di cimentarmi con una nuova storia di fantasia, un’avventura di corsari turchi ambientata nel XVI secolo, tra rapimenti, duelli di spada e battaglie navali. E tuttavia la formula pare funzionare (parlo al presente perché, di fatto, il progetto è ancora in atto). Le puntate dell’e-book hanno incontrato il favore di molti lettori, come d’altronde prevedibile: il mercato del libro digitale è una realtà che va espandendosi e non se ne può ignorare l’esistenza.

 

P.I.: Dopo “Il mercante di libri maledetti” è uscito “La biblioteca perduta dell’alchimista”. Cosa accomuna queste due pubblicazioni?

 

M.S.:“La biblioteca perduta dell’alchimista” è il secondo capitolo della mia trilogia medievale ispirata a Ignazio da Toledo, il mercante di reliquie a caccia dell’occulto. Più che un sequel lo definirei un romanzo a se stante, in cui entrano in gioco i tre protagonisti de “Il mercante di libri maledetti”, coinvolti questa volta in una avventura ambientata in Castiglia e Linguadoca, dove si alterneranno momenti di azione, misteri e intrighi di palazzo. Il ritmo narrativo è sempre quello del ‘medieval thriller’, ma le ambientazioni saranno più cupe, quasi gotiche, in linea con i profili psicologici ed emotivi in cui ci imbatteremo. Inoltre saranno presenti molti personaggi femminili, donne bellissime e altrettanto pericolose.

 

P.I.: Progetti e ambizioni per il futuro.

 

M.S.: Progetti molti, ambizioni nessuna. Vivo la creatività alla giornata, nutrendola soltanto con il desiderio di scrivere altri romanzi.

 

 

intervista tratta da Periodico Mag di novembre:

https://www.periodicodaily.com/2012/10/29/il-numero-di-periodicomag-di-novembre/

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