Mantova, il Festivaletteratura

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Nel magnifico scenario offerto dalle bellezze storiche e artistiche della città di Mantovana è di scena il Festivaletteratura che chiuderà domenica 9 settembre.

Il Festivaletteratura di Mantova è una manifestazione culturale nata nel 1997 che si tiene nei primi giorni di settembre, durante la quale si susseguono incontri con autori, reading, spettacoli, concerti e installazioni artistiche.

Gli organizzatori hanno preso spunto da iniziative simili vissute nei paesi anglosassoni: nello specifico il Festival di Mantova si è ispirato a quello di Hay-on-Wye nel Galles. L’idea era nata dopo che nel 1995 la Regione Lombardia aveva incaricato Comedia, una agenzia inglese che si occupava di consulenza per lo sviluppo urbano, che sentite le istituzioni pubbliche e realtà produttive e associative locali, suggerì la creazione di un festival letterario.

La manifestazione è cresciuta nelle diverse edizioni, sia per numero di eventi che per pubblico: dalle 15.000 presenze nei 105 eventi della prima edizione di 1997, si è giunti alle 112.000 presenze delle quali 64.000 a pagamento.

Festivaletteratura è un appuntamento all’insegna del divertimento culturale, una cinque giorni di incontri, laboratori, percorsi tematici, concerti e spettacoli con narratori e poeti di fama internazionale, saggisti, artisti e scienziati provenienti da tutto il mondo, secondo un’accezione ampia e curiosa della letteratura.

Un programma ricco di appuntamenti che andrà a distendersi tra piazze, palazzi e altri luoghi della città arriva da un lavoro di tessitura che ha messo in connessione artisti provenienti da mondi diversi, creato corrispondenze tra scrittori, chiamato all’opera nuovi attori della scena culturale e – in particolare quest’anno – centinaia di adolescenti.

È per questa strada che – come sottolinea la presentazione – la partecipazione di ciascun autore viene a trasformarsi in un “incontro“, l’elemento di base della costruzione di Festivaletteratura. Incontrarsi al Festival significa ritrovarsi ad allargare i discorsi avviati, approfondire gli scambi, dare corso alle idee, verificare – nel confronto con il pubblico – quello di cui si è discusso per mesi.

Festivaletteratura cerca di offrire spazi, lanciare sfide, trovare affinità e incroci disciplinari per portare autori anche apparentemente distanti a condividere il palco e disporsi a un confronto aperto sulle questioni sentite come più urgenti e vicine alla comunità di lettori. Una cura che si traduce nel mettere fianco a fianco autori che vivono sulle sponde opposte dell’oceano, narratori e musicisti con lo stesso senso del ritmo, architetti e scrittori che prendono la città come misura del mondo, poeti e drammaturghi che scavano dentro le parole, fisici e studiosi di letteratura che si confrontano sugli statuti delle reciproche discipline, scrittori migranti di prima e seconda generazione, o anche scrittori legati da lunga amicizia che proprio durante il Festival decidono di esprimere una comune passione letteraria, intraprendere un progetto da tempo rimandato o ricominciare un discorso lasciato in sospeso.

Sono oltre trenta i Paesi di provenienza degli artisti e scrittori ospiti quest’anno, ed è proprio sul crinale delle frontiere che si può tentare una prima via di accesso al programma del 2018. “In un momento in cui soffiano i venti identitari e sembrano svanire le speranze universalistiche, Festivaletteratura percorre queste linee contese per raccogliere storie e cercare nuovi paradigmi che ci aiutino a interpretare le trasformazioni in corso e a ritrovare un’idea condivisa di mondo”.

“Linee arbitrarie o barriere naturali, le frontiere danno confini alla cittadinanza, ai diritti, spesso a valori che riteniamo universali, escludendo – oggi come in passato – le migliaia di persone che provano in ogni modo a superarle. I grandi flussi migratori impongono un cambiamento di pensiero e di sguardo”. Donatella Di Cesare e Francesca Rigotti interverranno sulla necessità di una “filosofia della migrazione“, Agus Morales sul valore simbolico del rifugiato come nemico. La reinvenzione della tecnica del fotoracconto di Carlos Spottorno e Guillermo Abril e il racconto di Ascanio Celestini, a partire dai manichini creati dall’artista Giovanni Albanese, testimonieranno l’esigenza di trovare nuove forme di rappresentazione per le storie dei migranti. Le frontiere attraverseranno persino le lavagne in piazza Mantegna, nelle lezioni di geografia tenute da Franco Farinelli.

La maggior parte delle narrazioni degli scrittori ospiti quest’anno a Festivaletteraura ruotano attorno al cambiamento di frontiere e confini dell’Europa nel corso del Novecento. Diana Bosnjak Monai riscrive l’assedio di Sarajevo attraverso le pagine del diario del nonno, Eduardo Mendoza affronta le istanze dell’indipendentismo catalano, György Dragomán da narratore e Géza Szocs da poeta restituiscono il punto di vista di una minoranza – quella linguistica ungherese in Romania – nell’esperienza delle dittature dell’Europa orientale. Da quella stessa minoranza proviene la poetessa israeliana Agi Mishol, che ha abbandonato l’ungherese materno adottando l’ebraico come lingua sacra, identitaria e nel contempo aperta all’esperienza universale. Robert Menasse, il narratore e saggista austriaco vincitore del Deutscher Buchpreis 2017, capovolge la prospettiva e guarda le nazioni europee dall’anonima Bruxelles, cuore dell’eurocrazia, mentre Sergej Lebedev racconta una Russia che non fa i conti con il proprio passato. In questo quadro si inseriscono anche la riflessione sul riemergere della questione ebraica proposta dalla psicoanalista Elisabeth Roudinesco, e soprattutto il bilancio su speranze e conseguenze del Sessantotto fallito a Est, condotto da Guido Crainz insieme a Diana Bonjak Monai, Wlodek Goldkorn e Patrik Ouredník. Non vanno inoltre dimenticate le presenze dell’inglese Matt Haig e dell’islandese Jón Kalman Stefánsson, di ritorno al Festival dopo la sua partecipazione nel 2012.

http://www.mantovanotizie.com/tag/festivaletteratura )

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