A rivolgere dure critiche al decreto sicurezza, provvedimento simbolo della linea leghista in materia di immigrazione, non è questa volta un sindaco, bensì il senatore 5Stelle Matteo Mantero, già rifiutatosi di dare la fiducia al testo e finito per questo nel mirino dei probiviri.

Il senatore, in un post su Facebook, definisce il Dl sicurezza “incostituzionale e stupido, a solo scopo propagandistico”, il cui esito sarà creare “illegalità dove non c’era, ridurre l’integrazione, peggiorando le condizioni di vita di Italiani e stranieri, far fare bella figura ai sindaci del Pd che hanno contribuito a creare il falso problema dell’immigrazione”.

Il punto maggiormente contestato, da sindaci e non solo, della legge n° 113 del 2018 è quello che prevede la restrizione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari. Coloro che ne sono in possesso, infatti, con tutta probabilità si vedranno negare il rinnovo alla scadenza di tale permesso, in quanto non più in possesso dei requisiti richiesti dalla normativa vigente.

Il decreto sicurezza aumenterebbe dunque, in questo senso, il numero di irregolari (si parla di varie decine di migliaia), ed è a ciò che si riferisce probabilmente Mantero quando parla di “creare illegalità dove non c’era”.

“La prossima volta- aggiunge il senatore 5Stelle, mandando una frecciatina virtuale ai suoi avversari politici- proviamo ad ascoltare i nostri sindaci, come quelli di Roma e Torino, ad esempio, che avevano esposto in maniera chiara e non strumentale come stanno facendo Orlando & c. le problematiche che avrebbe causato questo decreto”.

Il nome di Mantero si va ad aggiungere, dunque, alla lunga lista di dissidenti collezionata dal M5S durante questa legislatura, in particolare al Senato, dove si comincia a temere per la tenuta della maggioranza.

Dopo le espulsioni dal Movimento di De Falco (in seguito al voto contrario sul Dl sicurezza, l’astensione al voto di fiducia sulla manovra e la critica al governo sulla mancata firma del Global Compact) e di De Bonis ( per essersi astenuto sul voto al Dl sicurezza), la maggioranza gialloverde al Senato è scesa a 165 voti (il livello di guardia del quorum è a 161).

I numeri potrebbero scendere ulteriormente se venissero presi i medesimi provvedimenti nei confronti di Paola Nugnes ed Elena Fattori (anche loro astenutesi sul Dl sicurezza), ancora in attesa del giudizio da parte dei probiviri del Movimento.

A Repubblica la senatrice Nugnes dichiara: “Credo che ogni espulsione sia una sconfitta, al netto di motivi legati a procedimenti giudiziari, che non conosco, espellere per dissenso è un atto di debolezza, se poi quel dissenso si è espresso in difesa di principi e procedure non contrattabili trovo la faccenda ancora più sconcertante. Il ‘contratto di governo’ è un impegno che riguarda l’esecutivo, che si deve “adoperare” affinché i gruppi di maggioranza lo sostengano”.

Nonostante in merito alle espulsioni abbia dichiarato che “nessuno è indispensabile”, Luigi Di Maio non potrà a lungo ignorare il fatto che, qualora le senatrici venissero espulse, la maggioranza avrebbe appena 2 voti di margine rispetto al livello di guardia del quorum, senza contare il fatto che il decreto fiscale è passato con appena 147 voti.

Non resta, dunque, che attendere il giudizio dei probiviri su Nugnes e Fattori, e quello, eventuale, su Mantero.

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