Mancano 10.000 medici: turni da incubo a Natale

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La copertura dei turni normali e festivi viene ridistribuita fra le esangui dotazioni organiche, e ci si ritrova di guardia o in reperibilità, sperando che non si ammali nessuno. A fronte di un organico carente di circa 10.000 medici, sono davero convinto che non ci sia Asl in grado di assicurare il rispetto di tutte le normative sul riposo.

Carlo Palermo, per Adnkronos

E’ questo che dice Carlo Palermo, Segretario Nazionale dell’Anaao Assomed, in merito ai turni di lavoro dei medici. Quest’ultimo è un Sindacato medico Italiano.

Anaao Giovani, già nel 2016, aveva raccolto 500 segnalazioni a livello Nazionale. Queste ultime indicavano che nel 67% dei casi la normativa inerente al rapporto tra ore lavorative e ore di riposo non veniva rispettata in almeno uno degli articoli. Invece, nel 60%, è emerso che persino gli specializzandi lavoravano più di 48 ore settimanali.

Nel frattempo la situazione non è affatto migliorata: si va ben oltre le 48 ore e i servizi si reggono di fatto sulla buona volontà dei medici. Aziende e Regioni dal 2009 a oggi hanno risparmiato tagliando sul personale, la cosa più facile. I medici vanno in pensione, in gravidanza o si ammalano e non vengono sostituiti. Basta guardare il Conto annuale dello Stato: dal 2009 al 2016 si sono persi 7-8.000 medici.

Carlo Palermo, per Adnkronos

Continua a sottolineare Carlo Palermo.

I servizi, però, non sono stati interrotti ed il carico è stato distribuito sui medici ed i collaboratori rimasti. Con l’adozione di tali consegne sono sorti problemi gestionali e personali: per il personale sanitario risutlta difficile prendere le ferie che spettano loro, così come garantirsi una domenica di riposo.

Tale situazione si complica e si ingrandisce con le feste di fine anno, comprese in particolar modo tra Natale e Capodanno.

La situazione, inoltre, peggiora a dismisura nelle grandi città; dove un solo medico di pronto soccorso può trovarsi con 40 pazienti da curare.

I rischi.

Il segretario evidenzia i rischi della mancanza di riposo per il personale sanitario. Infatti, coloro che lavorano oltre i limiti massimi stabiliti, sviluppano una maggiore probabilità di trovarsi in una situazione di rischio; sia per il paziente che per sé stessi. Questo può accadere a causa del ridotto livello di attenzione dovuto alla stanchezza.

Un pensiero va anche alle vittime di aggressione da parte della popolazione, spesso esasperata dalla difficoltà di accesso ai servizi sanitari.

La legge.

Da tempo, l’Italia ha afferrato il concetto sulla Normativa Europea che regola gli orari di lavoro e di riposo minimi garantiti. Esso, indicava 12 ore e 50 minuti massimi per quanto riguarda il lavoro giornaliero, 48 ore il limite massimo settimanale e 11 ore il tempo minimo di riposo tra un turno e l’altro.

Carlo Palermo, per Adnkronos

Carlo Palermo sottolinea, infine, il suo pensiero: sembra che non ci sia una sola Asl in grado di rispettare appieno le normative sul riposo vigenti.

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