Maltrattamenti sui minori: il triste primato della Campania

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Maltrattamenti sui minori: maglia nera alla Campania.

Un quadro piuttosto inquietante e preoccupante è quello che emerge dalla seconda edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento infantile in Italia redatto dal Cesvi, organizzazione umanitaria particolarmente attiva nell’elaborazione di progetti volti al contrasto della povertà tra i minori e in favore dello sviluppo sostenibile. Stando ai recenti dati, in merito ai maltrattamenti sui minori la Campania risulta tristemente prima nel nostro Paese nelle voci inerenti scarsità di servizi, indigenza e abusi.

La statistica è stata realizzata tenendo conto innanzitutto dei dati forniti dall’Istat, e da qui sono stati selezionati 64 indicatori legati a sei capacità, ovvero: possibilità di avere una vita sana, acquisizione di conoscenza e sapere, cura di se stessi e degli altri, lavoro, accesso a servizi e risorse e sicurezza. Il documento è stato al contempo presentato alla Camera dei Deputati dall’ad di Cesvi Daniele Barbone e da Filomena Albano, Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, per mettere al corrente le istituzioni sul preoccupante quadro relativo ai maltrattamenti sui minori.

Guardando ai numeri riportati dal rapporto Cesvi, si evince che la Campania per il secondo anno consecutivo è all’ultimo posto in tutte le voci prese in considerazione, pur facendo segnare un piccolo passo in avanti rispetto alla rilevazione precedente. In generale, però, è tutto il Sud Italia a far segnare una certa scarsità di servizi ed elevati rischi di abusi sull’infanzia, mentre la regione più «virtuosa» sotto quest’aspetto è ancora una volta l’Emilia Romagna.

Il rapporto del Cesvi sui maltrattamenti verso i minori in italia.

Dunque, stando all’Indice regionale del Cesvi, nel Mezzogiorno d’Italia sono numerosi i bambini a rischio maltrattamenti, poiché fin dalla nascita devono far fronte con delle condizioni insufficienti (se non precarie) di vita, mancanza di servizi adeguati e soprattutto scarso aiuto da enti e istituzioni locali e nazionali. Come ricorda Il Mattino, la relazione non ha inserito tra i fattori di valutazione la presenza sul territorio campano della camorra: in questo caso, infatti, il dato diventa ancor più allarmante, se si tiene conto che ad oggi sono ben 37 le piccole vittime della criminalità organizzata.

Maltrattamenti sui minori: Napoli, Catania e Palermo le città più a rischio

Entrando nel merito dei 64 indicatori di rischio valutati dal Cesvi per redarre il suo rapporto, il primo che salta all’occhio è quello legato alla povertà: dai dati raccolti dall’organizzazione umanitaria ci si rende che in tutta l’Italia ci sono addirittura 1 milione e 208mila bambini che si trovano in condizioni di piena indigenza. Rispetto al resto d’Europa, il nostro Paese è al sesto posto per quanto concerne i minori a rischio miseria o esclusione sociale, con una percentuale media del 32,8%.

Soffermandosi sulla Campania, l’Istat ha riportato che tra il 2016 e il 2017 la povertà è addirittura aumentata, passando dal 19,5% al 24,4% con un incremento piuttosto drammatico di cinque punti percentuali nel giro di appena un anno. Di conseguenza, non bisogna sorprendersi se Napoli è stata indicata come una delle città più «vulnerabili» sotto l’aspetto sociale e materiale, seguita da Catania e Palermo. Tra le voci che acuiscono il pericolo di maltrattamenti sui minori c’è anche quella (molto importante) sull’educazione e abbandono scolastico: in questi ultimi cinque anni, in Campania più di 22mila giovani non sono riusciti a conseguire il diploma di maturità. Solo in riferimento al 2017, la regione ha dovuto far fronte ad un 19% degli studenti che ha deciso di lasciare anzitempo la scuola.

Abusi su minori: Napoli, Catania e Palermo le città più a rischio.

Tuttavia, la Campania riesce ad emergere positivamente sulla capacità di conoscenza e sapere: in questo caso, infatti, con la sua 17ª piazza, la regione meridionale evita le ultimissime posizioni per il livello d’istruzione delle donne e per gli adulti inoccupati che decidono di frequentare e seguire corsi di formazione e dalle finalità didattiche. Invece tra i dati più preoccupanti relativi ai maltrattamenti sui minori, c’è quello che pone l’attenzione sulla giovane età dei genitori campani e meridionali: infatti le statistiche riportano che sono soprattutto i padri e le madri con basso grado d’istruzione ad avere atteggiamenti violenti verso i più piccoli, o coloro che hanno alle spalle situazioni familiari violente.

La regione campana torna in fondo alla classifica nella voce capacità di cure, mentre sulla prospettiva di avere una vita sana risulta al 16° posto. Scarsa invece risulta la sicurezza, dove è accreditata della 19ª (e penultima) piazza, mentre su lavoro e conoscenza e sapere si sale di un gradino, in 18ª posizione. Sulle risorse e i servizi c’è da segnalare nuovamente una penultima posizione, con la sola Sicilia che riesce a far peggio, diventando «maglia nera» d’Italia per quanto riguarda questo settore.

Campania: scarsità di servizi tra le criticità

La riflessione che emerge dal rapporto stilato dal Cesvi sui rischi di maltrattamenti sui minori è quella che, in Campania, nonostante ci siano tutte queste criticità, sembra non esserci alcuna reazione dalle istituzioni, come dimostra la scarsità di servizi. Ad esempio, se si guarda agli asili nido, l’ufficio valutazione impatto del Senato ha denunciato che nella regione con capoluogo Napoli meno di un quarto dei bimbi tra 0-2 anni riesce a trovare un posto nelle strutture atte alla cura della prima infanzia. Per rendere meglio la portata della crisi, basti pensare che mentre in Valle d’Aosta possono accedere all’asilo 4 bambini su 10, in Campania si passa addirittura a 6 su 100, dunque una sorta di privilegio concesso a pochi eletti.

Nemmeno nel settore sanitario la regione guidata da Vincenzo De Luca riesce a risollevarsi: i dati riguardanti i Livelli essenziali di Assistenza (Lea) diffusi dal Ministero della Salute, parlano di un quintultimo posto nel 2017 con 153 punti, ben al di sotto della soglia dei 160 stabilita per rientrare nel livello minimo accettabile. In questo caso, tra i vari fattori analizzati c’è anche quello sul numero medio dei bambini vaccinati regolarmente.

Considerando tutti questi risultati, il Cesvi riporta che scarsità di servizi, di livello d’istruzione, di capacità occupazione e tenore di vita decisamente tendente verso il basso, fanno della Campania una delle regioni in cui si verificano e possono verificarsi i maggiori casi di maltrattamenti sui minori, sottolineando che spesso si tratta di episodi di violenza domestica.

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