Mali – in migliaia manifestano contro il Presidente Keita

In Mali il" Movimento 5 giugno" ha riempito per la terza volta dall'inizio di giugno le piazze della capitale per chiedere le dimissioni del presidente Ibrahim Boubacar Keita.

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In Mali è il terzo venerdì che i manifestanti del “Movimento 5 giugno” scendono in piazza: la folla chiede le immediate dimissioni del presidente Keita. I manifestanti lo ritengono incapace di affrontare le milizie Jihadiste e di non essere in grado di affrontare la crisi economica.

Perché sono iniziate le proteste

Le proteste sono iniziate dopo le tanto contestate elezioni legislative, che, dopo 18 mesi di rinvii, si sono svolte in marzo e in aprile. Il Ministero dell’Amministrazione Territoriale ha dato i risultati il 23 aprile, ma il 30 aprile la Corte Costituzionale li ha modificati.

La Corte ha modificato gli esiti in diversi distretti, dando 10 seggi in più al partito del presidente Keita, “Rally per il Mali” (RPM). Molti di questi seggi si trovavano proprio nella capitale Bamako. Da qui sono iniziate le proteste: Keita era infatti inizialmente in svantaggio a Bamako, tanto che aveva ottenuto solo un seggio.

Da quando il Mali è passato alle elezioni multipartitiche, nel 1992, l’affluenza alle urne è spesso stata inferiore al 40%. Gli elettori potrebbero avere quindi poca fiducia nel sistema elettorale.

Inoltre, le proteste sono nate anche dallo scontro fra il presidente Keita e due suoi ex sostenitori, i maggiori leader religiosi musulmani dello stato maliano, Mahmoud Dicko e Mohamed Ould Cheichna Hamaullah, meglio noto come Chérif.

Questi hanno descritto Keita come un leader autoritario e inefficace, e pertanto chiedono un cambiamento radicale della politica del Mali.

Cos’è il “Movimento 5 giugno”

Il “Movimento 5 giugno” è un movimento di protesta maliano nato agli inizi di giugno. Esso è composto da una parte della società civile, da partiti dell’opposizione e da religiosi.

I membri maggiormente influenti sono Chérif e Dicko, i due leader musulmani oppositori del presidente del Mali.

Chérif è un leader spirituale di Bamako molto popolare tra i cittadini islamici della capitale maliana.

Dicko, invece, è il maggiore leader delle proteste, nonché coordinatore del Movimento. E’ conosciuto per aver organizzato numerose proteste di massa. Nel 2009 fu proprio lui a organizzare delle proteste per opporsi a un nuovo Codice della famiglia, che molti consideravano anti-islamico. Nel dicembre 2018 coordinò le manifestazioni che costrinsero il governo a rivedere i cambiamenti sulle proposte per l’educazione sessuale nelle scuole. Inoltre, nell‘aprile 2019, fu un personaggio determinante nel chiedere le dimissioni del Primo Ministro Soumeylou Boubèye Maiga.

I manifestanti del “Movimento 5 giugno” chiedono le dimissioni di Keita, in quanto lo considerano un leader “inefficace, distaccato e incapace di affrontare i problemi che affliggono il paese”. Tra questi ultimi rientrano una grave insicurezza alimentare e una povertà stabile, aggravata dalle conseguenze del Covid-19. Molto critica è anche l’insoddisfazione del settore dell’istruzione. Infine, vi è una perdita di fiducia verso il sistema, soprattutto giudiziario.


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Le proteste del 10 luglio

Venerdì 10 luglio, a Bamako, in migliaia sono scesi in piazza per la terza volta contro il presidente del Mali. Questa volta, però, la manifestazione è degenerata.

Un gruppo di manifestanti ha costretto l’emittente radiofonica e televisiva a interrompere le trasmissioni. Un altro gruppo ha tentato di invadere l’Assemblea Nazionale, ma è stato fermato dalla polizia con gas lacrimogeni. Infine, alcuni manifestanti hanno occupato i ponti principali della città.

Il bilancio degli scontri è di 4 morti e oltre 20 persone ferite. Sono inoltre stati arrestati alcuni leader politici che hanno promosso le proteste.

I manifestanti di ieri hanno chiesto a gran voce lo scioglimento del Parlamento e la formazione di un governo di transizione, nel quale il Primo Ministro verrà scelto dal Movimento. Inoltre si chiede la sostituzione dei 9 membri della Corte Costituzionale che, secondo i manifestanti, è collusa con il governo di Keita.

Dalle ultime notizie si apprende che il presidente del Mali, Keita, ha annunciato uno “scioglimento di fatto” della Corte Costituzionale al fine di calmare i manifestanti.

In un discorso in TV, il presidente maliano ha dichiarato la revoca dei decreti di nomina dei giudici e della Corte.

Cosa ne pensa la Comunità Internazionale

Molte richieste dei leader della protesta sono discutibili o addirittura incostituzionali.

Per i manifestanti la crisi è dovuta alla situazione problematica in cui si trova il paese. Loro vedono in Keita il colpevole dei problemi in Mali. Asseriscono inoltre che il presidente non è in grado di affrontarli.

Per la Comunità Internazionale e il governo maliano, la crisi sarebbe dovuta al conflitto tra i cittadini e il Presidente.

Francia e Nazioni Unite hanno sostenuto il progetto della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS). Questo progetto mirava ad alleviare la rabbia dei manifestanti proponendo di salvare o ripetere le elezioni nei distretti contesi.

Infine, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antònio Guterres, ha invitato tutti i leader politici del Mali a inviare messaggi chiari ai loro sostenitori, incitando moderazione e dialogo.

Il presidente francese Emmanuel Macron si lamenta della fragilità dello stato maliano.

Tuttavia le proteste in Mali sono una reazione a una crisi preesistente in un paese dilaniato dai conflitti.

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