#MagnateOLimone. La nuova campagna tutta intersezionale di Sorrento Pride

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Una bellissima campagna comunicativa quella proposta quest’anno da Sorrento Pride, la manifestazione a sostegno dei diritti e della visibilità della comunità omo, bi, trans e asessuale. La cittadina era stata al centro, lo scorso anno, di polemiche contro l’amministrazione cittadina che si era rifiutata di unire civilmente due uomini, Vincenzo D’Andrea e il colombiano Heriberto Vasquez Ciro.

L’evento, organizzato dal collettivo Buonvento e dall’associazione Pride Vesuvio Rainbow e che vedrà come madrina l’attivista trans Rosa Rubino, si terrà il prossimo 14 settembre tra le strade della famosa e turistica cittadina campana, ed è accompagnato nella sua edizione 2019 dallo slogan in napoletano “Magnate ‘O limone“ (traducibile con “mangiati il limone”. Espressione utilizzata in napoletano per dire a qualcuno di accettare la realtà, anche se scomoda) e da 8 scatti, tre dei quali in ottica intersezionale, distinguendo così il Sorrento Pride per attenzione e sensibilità rispetto al concetto di intersezionalità all’interno della comunità LGBTIAQ+ (lesbian, gay, bisex, trans, intersex, asex queer) e ai bisogni che queste identità portano con sé.

Il concetto di intersezionalità (termine proposto dall’attivista e giurista statunitense Kimberlé Crensshaw nel 1989) non è ancora molto trattato in Italia, ma riguarda il considerare nelle sue molteplici identità un individuo o gruppo di persone accomunato da queste identità, senza dimenticare i bisogni specifici ad esse collegate.

Oltre al tema della grassofobia (conosciuta anche come fatphobia), cioè la discriminazione contro le persone grasse od obese, trattato nella comunicazione del pride grazie ad una bellissima immagine che ritrae una bella e sorridente ragazza fieramente lesbica che alla domanda riportata nella grafica “Ti sembro troppa?” risponde con la scritta sulla maglietta “chiatta“, la campagna propone le foto , tra le altre, di un ragazzo fieramente gay e disabile motorio con una maglietta che riporta la scritta “sexy” (che risponde alla domanda “Ti scandalizzo?”), un uomo con i capelli bianchi anch’esso in un’espressione di gioia con una t-shirt che riporta “anziano“ (rispondente alla domanda “Mi vedi finito?”) e quella di un ragazzo probabilmente di origine africana con scritto “nero” di risposta a “Mi ritieni inferiore?”, tutti e tutte con un limone in mano, legato di certo allo slogan scelto per il Sorrento Pride, ma anche uno dei prodotti tipici della zona della cittadina campana.

Il Sorrento Pride non é sicuramente il primo pride al mondo a proporre immagini intersezionali nella propria comunicazione, ma sorprende però come gli organizzatori e organizzatrici siano riusciti e riuscite a trovare persone disposte ad essere immortalate e rese pubbliche, rappresentando così le identità intersezionali che vivono. Ancora oggi, molto spesso, uno dei problemi principali che riguarda le comunità di migranti, disabili e anziani omo, bi, tans, intersex e asessuali è la mancanza di persone di riferimento famose “visibili” con la loro stessa identità o della visibilità dei loro sottogruppi identitari, che spesso non si vedono riconosciuti spazi dentro e fuori il mondo LGBTIAQ+ e il più delle volte non non hanno la forza né numerica né a livello di empowerment di autorappresentarsi.

Un passo importante, quello di Sorrento Pride, in primis di visibilità e sicuramente di richiesta di maggiore inclusione di tutte le identità presenti all’interno della grande comunità LGBTIAIQ+, rompendo finalmente quella linea comunicativa che ormai sembra essersi consolidata negli anni di proposte di immagini riguardanti quasi esclusivamente giovani gay muscolosi e occidentali e diventando così una buona praticabile da tante altre manifestazioni simili.

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