Maggiore afghano implora Pentagono di proteggere la sua famiglia

Mohammed Naiem Asadi, il maggiore che ha contributo a salvare in pilota statunitense, implora il Pentagono di mantenere la parola data di proteggere lui e la sua famiglia

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Maggiore afghano implora Pentagono

Mohammed Naiem Asadi, maggiore afghano che ha salvato un pilota americano, chiede disperatamente al Pentagono di mantenere la parola data di proteggere lui e la sua famiglia. Il Dipartimento di Difesa statunitense li ha infatti espulsi dal loro nascondiglio sicuro in una base militare in Afghanistan. Questo avrebbe messo lui e la sua famiglia a rischio di attacchi da parte dei talebani.

Maggiore afghano implora Penatagono, cos’è successo?

Il Dipartimento della Difesa statunitense sotto la guida dell’amministrazione Trump sta infrangendo numerose promesse. Una di queste è quella fatta al maggiore afghano Mohammed Naiem Asadi. Secondo Stars and Stripes, il giornale indipendente dell’esercito americano, Asadi è un pilota di elicotteri afghano decorato a cui è attribuito il merito di proteggere i piloti dell’aeronautica americana in Afghanistan e di aver ucciso più talebani di qualsiasi altro pilota dell’aviazione afghana.

Il maggiore afghano insieme alla sua famiglia si trova in un nascondiglio sicuro in una base militare in americana in Afghanistan. Lunedì, il Dipartimento di Difesa statunitense ha deciso di espellere il maggiore e la sua famiglia da tale nascondiglio.  Mohammed Naiem Asadi e sua moglie Rahima non dormono bene da giorni. Stanno cercando di tenere sotto controllo la loro paura per la loro figlia di 4 anni. Asadi afferma che la decisione del Dipartimento mette in pericolo tutta la sua famiglia da attacchi da parte dei Talebani. Inoltre dice che ora potrebbero essere in grave pericolo a causa della decisione del Pentagono di revocare il permesso di poter entrare negli USA e costringerli a lasciare la base militare statunitense a Kabul, dove si trovano dal 28 ottobre. Il maggiore implora il Pentagono di mantenere la promessa fatta.

Asadi: temo di essere ucciso dai talebani

Asadi, in un’intervista alla CNN, ha dichiarato: “Se vengo rimandato a Kabul, temo di essere imprigionato dal governo afghano o ucciso dai talebani. Siamo così stressati. Ora io e la mia famiglia siamo nascosti in un luogo sconosciuto”. Il maggiore sottolinea che il governo afghano e l’esercito che ha servito per più di un decennio lo vedranno come una spia per gli USA e che i talebani hanno cercato di ucciderlo per anni a causa della sua identità di assassino dai cieli dei talebani. Asadi ha affermato di essere stato felice quando, il 28 ottobre, gli è stato detto di andare a ritirare il passaporto e la carta d’imbarco presso l’ambasciata americana. Ma poi, un paio d’ore prima che avrebbe dovuto recarsi all’ambasciata, gli è stato detto che il suo passaporto e la carta d’imbarco non erano pronti “a causa di alcuni problemi”.

Il maggiore afghano aveva ricevuto una lettera di lodi

Ad agosto, Asadi aveva ricevuto una lettera di lode per aver guidato una formazione in una rischiosa missione dell’ultimo minuto per proteggere e salvare un pilota dell’aeronautica americana il cui aereo era stato abbattuto nella provincia di Baghlan. La lettera, scritta dal capitano dell’aeronautica americana Robert V. Yost, diceva che Asadi era “uno dei nostri partner più fidati nella comunità degli elicotteri MD-530”. E che “le azioni di Asadi sono state vitali per il salvataggio e il trasporto sicuro del pilota statunitense”. Il maggiore aveva così chiesto di entrare negli USA nell’ambito di un programma noto come Significant Public Benefit Parole. Tale proramma offre uno status temporaneo ai cittadini non statunitensi che necessitano di protezione.

Le dichiarazioni dell’avvocato di Asadi

L’avvocato di Asadi, Kimberley Motley, sostiene che il suo cliente abbia un’offerta di lavoro e un posto dove stare negli States. Dice che sembra che qualcuno stia giocando a fare politica con le vite degli Asadi. Ha affermato: “Gli USA hanno l’obbligo, ai sensi della convenzione delle Nazioni Unite sulla tortura, di agire secondo cui, se c’è un motivo sostanziale per credere che una persona potrebbe essere sottoposta a tortura, come governo di non espellerla. In definitiva, dovrebbero essere un paese di parola”.

La risposta del Pentagono

Il portavoce del Pentagono, Rob Lodewick, ha riferito di essere a conoscenza della situazione che circonda Asadi.  Ha detto: “Ci sono criteri e processi per gestire le richieste umanitarie di libertà vigilata da parte di cittadini stranieri. Dopo aver completato una revisione completa della richiesta, i funzionari competenti hanno stabilito che DoD non poteva supportare la richiesta. Poiché questa rimane una situazione in via di sviluppo che coinvolge questioni personali e problemi di privacy, DoD rimane limitato a ciò che può essere divulgato pubblicamente”. Tuttavia Asadi afferma di avere le prove che la sua vita e quella della sua famiglia sono minacciate. La minaccia sarebbe arrivata sotto forma di una lettera al padre di Asadi chiedendogli di denunciare suo figlio per aver ucciso membri dei talebani. In caso contrario, diceva la lettera, i talebani avrebbero cercato vendetta sulla famiglia.


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