Un’altra armonia : i maestri del Rinascimento in Piemonte

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I maestri del Rinascimento

Un tuffo nel Piemonte rinascimentale: ecco quello che propone la mostra dal titolo Un’altra armonia: i maestri del Rinascimento in Piemonte” che sarà possibile visitare fino a fine dicembre nella Galleria Sabauda presso Palazzo Reale a Torino. Si tratta di un allestimento interamente dedicato agli artisti attivi in Piemonte durante il periodo del Rinascimento. I territori del Piemonte antico, situati a cavallo delle Alpi, rappresentano la frontiera eccentrica dove si intrecciano elementi di tradizione, influenze francesi e fiamminghe e suggestioni moderne che provengono dall’Italia centrale. La ricerca della nuova armonia rinascimentale assume qui una valenza particolare, fatta dalle voci di grandi maestri locali e di botteghe artigianali che si misurano con il nuovo corso della pittura moderna.

 

Piano terreno della Galleria Sabauda

Qui sono state allestite circa cinquanta opere (della Galleria stessa) appartenenti alle scuole piemontesi, dalla fine del Trecento alla metà del Cinquecento. Lo scopo principale è quello di riportare all’attenzione del pubblico un segmento patrimoniale di grande rilevanza per la civiltà del territorio piemontese.
L’area dell’allestimento è suddiviso in nove sezioni e seguendo il percorso si segue anche una sequenza cronologica.Spazio dedicato alla mostra - Piemonte

Eleganza gotica

La prima sezione, dal titolo Eleganza gotica, mostra come sia stato recepito il gotico nell’area torinese. Alla fine del Trecento i committenti di questa zona, infatti, vedevano in Barnaba da Modena il giusto compromesso tra la tradizione medievale e questi nuovi stimoli gotici che si affermeranno nel Quattrocento con le opere di Giacomo Jacquerio e Guglielmetto Fantini. Nel Piemonte meridionale riemerge con Jacques Iverny lo stile raffinato dei pittori senesi che avevano lavorato per i papi ad Avignone. Unica è poi la vicenda di Antoine de Lohny, pittore e miniatore itinerante, ideatore di ricami e vetrate, nato in Borgogna e attivo in vari territori.

Sugli altari del Piemonte

La seconda sezione, dal titolo Sugli altari del Piemonte: la forma del polittico, indaga invece sulla diffusione del polittico in Piemonte. Mentre nel resto d’Italia nel corso del Quattrocento si producono pale d’altare a più scomparti, ovvero i polittici, in area piemontese ciò avviene solo a Cinquecento inoltrato, quando i pittori hanno già adottato come soluzione pale con un’unica vasta superficie dipinta. Questa tendenza è riconducibile a una maggiore facilità nello spostamento e nella manutenzione dell’opera e alla necessità di assecondare il gusto dei committenti con l’esibizione di fondi oro e di ricche ornamentazioni, ancora gotiche, nelle incorniciature.

Giovanni Martino Spanzotti

La terza sezione, intitolata Giovanni Martino Spanzotti, è interamente dedicata a questo pittore. Fin dalle sue opere giovanili è evidente il tentativo di creare uno stile nuovo che fonda insieme l’influsso dei maestri della sua regione d’origine e di artisti ferraresi. La sua impresa più importante è la parete affrescata in San Bernardino a Ivrea, la quale consente di notare il suo progressivo avvicinamento alla pittura nordeuropea. Su questa scia si formano, tra Casale e Vercelli, i fratelli Volpe e Gerolamo Giovenone e, in una nuova bottega a Chivasso, Defendente Ferrari (a cui è dedicata la quinta sezione).

Defendente Ferrari- Piemonte

La seduzione di Roma: Macrino d’Alba

La quarta sezione, dal titolo La seduzione di Roma: Macrino d’Alba, offre la possibilità di ammirare i quadri di Gian Giacomo de Alladio, soprannominato Macrino. Da alcune sue opere è possibile individuare una diretta conoscenza degli artisti umbri attivi a Roma (ad esempio il Perugino). L’effetto di tutto ciò si vede nei personaggi, nell’architettura solenne e nel paesaggio punteggiato di rovine antiche. In altre occasioni torna alla forma del polittico a fondo oro.

Lo sguardo oltre le Alpi: Defendente Ferrari

La quinta sezione intitolata Lo sguardo oltre le Alpi: Defendente Ferrari, è dedicata a questo allievo e collaboratore di Spanzotti, come nell’Adorazione dei Magi. In quest’opera l’attrazione verso la pittura fiamminga è ancora più marcata di quella del maestro. Parte del suo percorso è caratterizzato dalla forma del polittico, infatti si passa dal piccolo altare portatile ad ante richiudibili alle grandi macchine d’altare.

Gli eccentrici

La sesta sezione è intitolata Gli eccentrici. Per Defendente il riferimento costante alla pittura fiamminga era un modo per rispondere alla diffusione delle novità che arrivavano da Roma. Sarà Pietro Grammorseo, pittore originario delle Fiandre, a farsi interprete inquieto e sfuggente di questa tendenza. Nelle tavole superstiti del suo politico per San Francesco a Casale il paesaggio umido e selvaggio della tavola centrale contrasta con la solennità dei santi nello scomparto laterale. Più inquietante è la natura nella pala con San Pietro Martire, la cui spigolosità, derivante da incisioni nordiche, si unisce a sfumature leonardesche.

 Una voce del Rinascimento: Gaudenzio Ferrari

La settima sezione, dal titolo Una voce del Rinascimento: Gaudenzio Ferrari, si sviluppa intorno alla figura di questo pittore. Da alcuni è stato chiamato “Raffaello del Nord” per il suo stile raffinato e stimolante. Artista più importante del Rinascimento tra Lombardia e Piemonte, nelle sue opere è evidente l’attenzione alla Milano di Leonardo e Bramante. A Roma guarderà con interesse alla semplicità di Perugino ma anche alle antichità romane. In seguito il suo linguaggio si fa solenne maturando in imprese decorative in importanti quartieri tra Piemonte orientale e Lombardia.

L’organizzazione della bottega

La penultima sezione, L’organizzazione della bottega, è interamente dedicata allo spazio della bottega, luogo centrale dell’artista medievale e rinascimentale. Per il Piemonte è possibile tracciare una rete ininterrotta di relazioni tra le maestranze, da Spanzotti a Giovenone fino a Lanino. Ruolo fondamentale hanno le composizioni di Ferrari, un patrimonio di disegni copiati e tramandati da allievi e collaboratori diretti, come il Lanino e il Giovenone.

Il Manierismo

Con l’ultima sezione, intitolata Il Manierismo, ci si colloca a fine Cinquecento, quando anche le botteghe piemontesi vengono toccate da una fase manierista. Modello di riferimento non è più il confronto con la natura ma diventa Raffaello e Michelangelo. Le opere delle botteghe di Lanino e Giovenone combinano invenzioni e fisionomie all’interno di composizioni affollatissime, derivanti da artisti lombardi.

 

L’esposizione, curata da Annamaria Bava e progettata e realizzata dall’architetto Lorenzo Greppi, dà davvero l’impressione di percorrere gli anni del Rinascimento in Piemonte.

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