Machine Gun Kelly è sicuramente una boccata d’aria fresca per quanto riguarda le nuove leve della scena hip-hop. In uno scenario pieno di voci costantemente modificate, flow identici, testi vuoti, bianchi che si avvicinano al genere senza conoscerne le origini e la cultura e rapper anche bravi che però si ostinano a cantare non essendone in grado, MGK è infatti l’esatta antitesi di tutto ciò: la sua voce è sempre naturale e riconoscibile su ogni beat, ha un flow riconoscibile quanto il suo timbro, i suoi testi hanno significato, pur essendo bianco dimostra di conoscere bene la le origini della musica che fa e dulcis in fundo ha spesso dimostrato di essere anche un cantante decente. Un mix di elementi che l’aveva lanciato con il precedente album “Bloom”, e che ora si riconferma nel suo nuovo progetto “Hotel Diablo”.

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Volendo fare un paragone diretto con il precedente album “Bloom”, e bypassando quindi l’EP dell’anno scorso (un lavoro comunque degno di nota), posso affermare questo: la differenza fra un progetto nato anche per lanciare il suo nome nel mainstream musicale ed uno nato semplicemente per esprimere se stesso e mantenere la propria fanbase c’è, e si nota. Se lì avevamo numerose popstar come featured artist, qui i collaboratori sono quasi sempre afferenti al mondo dell’hip-hop; se lì avevamo un sacco di canzoni forti da sole, qui l’attenzione sul creare delle hit è stata minore, gli sforzi si sono concentrati sul forgiare un album unitario e potente che funzionasse nel complesso, senza badare ad altro. Il risultato rende “Hotel Diablo” un album in cui possiamo trovare Machine Gun Kelly al 100%.

Fra le differenze con altri rapper citate prima ne ho omesso una: in generale, siamo abituati al rap su basi completamente sintetiche, prive di veri strumenti, ma per Machine Gun Kelly questo non esiste. MGK, oltre che rapper e attore, è anche un musicista, e nella sua musica si sente bene: chitarre ed altri strumenti reali sono perfettamente riconoscibili in produzioni molto ben curate, sempre cavalcate con enfasi e potenza da MGK. Un timbro ed un flow estremamente riconoscibili aggiungono quindi un’ulteriore firma su basi che già di per sé trasudano l’anima artistica di Kelly da tutte le note, riproponendo il suo hip-hop con accenni di rock e di canto senza tuttavia creare del materiale che risulti troppo ripetitivo all’interno della sua discografia.

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Non mancano anche qui accenni al canto, per quanto non ci sia un brano in cui si calchi parecchio la mano su quest’aspetto come nella bellissima “Let You Go”. Il focus qui, lo ripeto, non è sulle caratteristiche di MGK che possono funzionare nell’attirare il grande pubblico: “Hotel Diablo” non vuole conquistare nessuno, o almeno non ha nulla di studiato per quello, ma vuole soltanto esprimere ciò che l’artista ha dentro e farsi apprezzare da chi è già predisposto a questo. Dal punto di vista lirico, il disco caccia fuori le emozioni provate dall’artista di recente: il rapporto col pubblico, con se stesso, con la fama, con altre persone che fanno parte (o che hanno fatto parte) della sua vita. L’artista fa i conti con eventi spiacevoli del suo passato ed eventi più o meno lieti del suo presente e, pur entrando in qualcuno dei cliché dell’hip-hop in qualche rima, conserva sempre una carica ed una composizione personali, riconoscibili.

Non sempre il rap riesce ad arrivare a chi generalmente ascolta altro, tuttavia: che sia per le basi puramente strumentali, o per il suo talento lirico ed interpretativo oggettivamente molto grande, Machine Gun Kelly è oggettivamente in grado di farsi apprezzare da molti, non solo da chi ascolta quasi solo rap. “Hotel Diablo” è un ottimo progetto, e consiglio il suo ascolto a tutti coloro che amano testi veraci e reale espressione artistica in un album musicale.

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