M5S in pressing sulla Lega per il caso-Siri, ma Salvini può sfoderare «l’arma Autonomie»

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Salvini, il ddl Autonomie potrebbe sbloccare il caso-Siri.

Continua il braccio di ferro all’interno della maggioranza di governo sul caso Armando Siri. Il Movimento 5 Stelle continua a fare pressioni sulla Lega affinché non tuteli più il sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, di recente iscritto nel registro degli indagati in merito ad un’inchiesta portata avanti dall’antimafia di Reggio Calabria. Il premier Giuseppe Conte sta provando (con fatica) a fare da mediatore tra le parti, e proprio in questi giorni avrebbe chiesto a Siri di mettersi temporaneamente da parte, almeno fino a quando non verrà fatta definitivamente chiarezza sulla sua posizione.

Il sottosegretario genovese, però, avrebbe risposto al Presidente del Consiglio che qualsiasi decisione in merito spetterebbe a Salvini e non a lui. Per evitare di generare ulteriori tensioni nell’esecutivo, Conte sta continuando a sfoderare l’arma della diplomazia, facendo capire allo stesso tempo che la sua pazienza ha un limite, e affermando senza mezzi termini: «La mia giacca non si lascia tirare più di tanto». Durante il Consiglio dei Ministri tenutosi nella serata del 30 aprile, Lega e M5S non avrebbero affrontato la questione, anche perché per i pentastellati ormai spetta agli alleati di governo fornire le giuste motivazioni che li stanno spingendo a non prendere provvedimenti nei confronti di Armando Siri.

Ovviamente questo clima di tensione tra le parti non potrà durare ancora a lungo, e quasi certamente alla fine sarà proprio Giuseppe Conte a dover prendere in mano le redini della situazione, dopo aver tentato invano la strada del compromesso e dell’accordo tra i contendenti. Infatti in un primo momento era stato annunciato che una decisione sarebbe stata presa dopo il viaggio in Cina, poi invece i tempi erano stati procrastinati fino alla visita in Tunisia, alla quale hanno presenziato anche Di Maio e Salvini, ma nemmeno in quest’occasione c’è stato il disgelo. La tappa successiva è stato il confronto tra Conte e Siri, durante il quale il premier avrebbe chiesto al sottosegretario di prendersi una pausa dalle sue funzioni, assicurandogli che il posto sarebbe rimasto a sua disposizione al termine dell’inchiesta giudiziaria, ma la risposta del politico ligure sarebbe stata negativa.

Conte-Siri: in questi giorni si è tenuto l’atteso confronto.

A fronte di quest’intricata vicenda, ci si attende una presa di posizione netta da parte del Capo del Governo, anche perché l’ipotesi autosospensione non solo non è contemplata dal nostro sistema giuridico, ma non è nemmeno gradita al Movimento 5 Stelle che su questo punto si sta mostrando intransigente con la Lega. Ma Matteo Salvini, per ammorbidire le posizioni dell’alleato di governo, potrebbe decidere di utilizzare il dossier sulle Autonomie come una sorta di «arma» in suo favore.

Salvini: il ddl Autonomie potrebbe essere decisivo per risolvere il caso Siri

Il disegno di legge sulle Autonomie in Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna è un’altra delicata questione sulla quale Lega e Movimento 5 Stelle appaiono piuttosto distanti. Matteo Salvini, per rispondere anche e soprattutto alle richieste dei governatori leghisti Zaia e Fontana, e per rispettare la decisione dei cittadini veneti e lombardi che circa un anno e mezzo fa si sono espressi a favore dell’autonomia, vorrebbe portare avanti l’iter di approvazione del documento. I pentastellati fin dal primo momento hanno assicurato che le norme verranno approvate, ma che bisognerà farlo con criterio e giudizio, per evitare soprattutto che ci si ritrovi con un Paese spaccato in due tra regioni di Serie A e Serie B.

Il ministro dell’Interno è d’accordo nel ritenere che l’intesa vada trovata durante il passaggio parlamentare del testo, ma allo stesso tempo non vuole che questo venga profondamente stravolto nei contenuti durante l’iter burocratico tra Camera e Senato. Invece Luigi Di Maio, il Presidente della Camera Roberto Fico e il ministro per il Sud Barbara Lezzi hanno fatto sapere al leader della Lega che il Parlamento deve svolgere un ruolo fondamentale in questo senso, non potendo fare da semplice «passacarte».

Salvini incalza il M5S sul ddl Autonomie.

Matteo Salvini, dal canto suo, sta insistendo sull’urgenza del provvedimento, ricordando che per il Carroccio i termini della riforma sono già chiari, che si tratta di un punto presente nel contratto di governo, e che non si può perdere del tempo su un disegno di legge che, di fatto, è già deciso. Proprio questa costante pressione del vicepremier leghista nei confronti di Luigi Di Maio e di tutto il Movimento 5 Stelle potrebbe rappresentare il cosiddetto «asso nella manica» da parte del responsabile del Viminale, poiché è fuori di dubbio che il testo nella sua forma attuale non sia gradito ai grillini, che rischierebbero dunque di vederlo approdare in Parlamento contro la loro volontà. A meno che non ci si decida una volta per tutte a sedersi al tavolo delle trattative sia per sbloccare il dossier Autonomie, sia per trovare una strategia comune sul caso Armando Siri.

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