M5s cambia veste: e scivola sul quesito del 2 per mille

Il M5s cambia veste, su quella che era una delle bandierine a cui erano più affezionati. Il finanziamento pubblico ai partiti.

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M5s cambia veste

Concetti quali “democrazia dal basso” e “potere al popolo” oggi suonano abbastanza stonati. Giacchè il Movimento 5 stelle si muove e fa scelte sulla base di mille contraddizioni. L’ultimo esempio è l’approvazione dei militanti grillini all’accesso ai finanziamenti da destinare al “partito“. Ricavati dal 2 per mille in sede di dichiarazione dei redditi da parte dei contribuenti. Pertanto il 72% dei votanti si sono espressi a favore dei fondi. Quindi dopo questo risultato, il M5s cambia veste, su quella che era una delle bandierine a cui erano più affezionati: “Mai soldi pubblici. Non siamo un partito, non siamo una casta, siamo cittadini punto e basta”.

M5s cambia veste: in cosa?

Come è noto quando tutto viene dall’alto e al popolo, o ai militanti, mettetela come volete, viene concesso solo di accettare o rifiutare quel che viene loro proposto, l’alternativa è così secca che diventa chiaro che si può solo accettare. Perché se si respinge cade tutto il palco. E quei militanti che non hanno voce, a meno che non gli si dia la possibilità di fare clic su qualche domanda posta dalla piattaforma, si sono difatti espressi. Su SkyVote, 24.360 iscritti al Movimento, cioè il 72% dei votanti si è espresso a favore del 2xmille. Quindi assistiamo ad una evoluzione da quello che una volta era il partito “personale” di Grillo, che l’ha inventato, ma che non lo ha mai veramente diretto, che di fatto si trasforma in “partito plebiscitario”.

Il M5s sbaglia il quesito

A proposito di cambiamenti l’attenzione in queste ore si pone sul clamoroso errore nel quesito sul 2 per mille. Su cui si sono espressi un terzo degli iscritti grillini. Il deputato di FI Walter Rizzetto, ex pentastellato, su Fb ha fatto notare che il Dl 143/2013 non esiste. Mentre esiste il Dl 149/2013. Quello che sancisce l’abolizione del finanziamento pubblico diretto. E regola le disposizioni per la trasparenza e la democraticità dei partiti con l’acquisizione dei finanziamenti privati col 2×1000. Alle accuse ha replicato prontamente l’ex reggente del Movimento Vito Crimi che all’agenzia Adnkronos dice: “Stiamo parlando di un refuso che non ha nessuna incidenza sul quesito e sul voto, in quanto era chiaro l’intento della proposta che veniva messa in votazione”. Ma la svolta più interessante, arriva dall’avv. Borrè, spina nel fianco del M5s. Il quale sostiene che si tratta di un refuso “ininfluente“. Mentre ciò che potrebbe annullare l’esito della consultazione è un altro elemento. “Tra i vizi ipotizzabili c’è il mancato rispetto del termine di preavviso per l’indizione dell’assemblea, in quanto, la riduzione del preavviso ad un giorno è prevista solo in caso d’urgenza”.