Lulù Nuti Jeanine Brito e Linda Carrara inaugurano SOTTO

Jeanine Brito, Linda Carrara, Lulù Nuti in mostra. Un progetto a cura di Chiara Onestini con la collaborazione di Valeria Schäfer

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Lulù Nuti
Lulù Nuti, "DIVISO 4", 2019, cemento, pigmenti, 22, 5 x 45,5 x 22, 5 cm (ognuno). Courtesy l’artista. Foto Alessandro Vasari.

Per la sua prima apertura della project room SOTTO della Galleria Renata Fabbri sarà proposto There is water sleeping at the bottom of each memory. Un progetto che riunisce le ricerche delle artiste Jeanine Brito (1993), Linda Carrara (1984) e Lulù Nuti (*1988). In mostra, al piano inferiore dello spazio espositivo milanese, una selezione di opere pittoriche e scultoree che esplorano l’atto dell’immersione. I lavori infatti trattano lo sprofondamento nell’intimità dei ricordi, nella materia che costituisce il mondo, nei luoghi che abitiamo, alludendo alla profondità del contesto in cui si inseriscono. Opening mercoledì 29 giugno dalle 18 alle 21, sarà poi visitabile fino al 17 settembre.


Veronika Hapchenko e l’adattamento agli spazi


“per sognare profondamente bisogna sognare con della materia”.

Gaston Bachelard in L’eau et les rêves (1942)

Dove conduce la ricerca di Lulù Nuti, Jeanine Brito, Linda Carrara?

Le parole del filosofo francese nel saggio che ispira il titolo della mostra indicano il momento in cui l’immaginazione trasforma la materia in creazione artistica. L’elemento naturale, l’acqua, diventa materia libera del sogno. Mettendo a confronto la diversità dei linguaggi, l’esposizione evidenzia il comune intento di trattenere col gesto artistico un mutamento effimero e silente. Trasportandoci nel profondo del nostro subconscio, nel ventre del globo terrestre o nei recessi di paesaggi fisici e mentali, le opere indagano la natura liquida e onirica del pensiero. Un dialogo denso di affinità visive e rimandi concettuali.

Project room SOTTO

La galleria milanese inaugurare la project room SOTTO al piano inferiore della galleria. Uno spazio espositivo e di produzione per il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Quindi un luogo di progettualità e sperimentazione, tangente e al tempo stesso complementare alla programmazione ufficiale della galleria. Una piattaforma d’intervento e di incontro aperta alla costruzione, collettiva e partecipata, delle molteplici visioni che animano la ricerca artistica contemporanea. Si attiverà attraverso la realizzazione di esposizioni temporanee e progetti site-specific. Immagina la condizione sotterranea come spazio di potenziale prossimità entro cui coltivare il valore del dialogo e dello scambio multidisciplinare. Scardinando distinzioni dicotomiche fra l’alto e il basso, dentro e fuori, fa dell’esperienza della discesa un esercizio destabilizzante, ma necessario alla comprensione. Nasce da un’idea di Renata Fabbri e Chiara Onestini.

Lulù Nuti
SOTTO Project Room alla Galleria Renata Fabbri

Jeanine Brito e il desiderio

Artista e designer con base a Toronto, Jeanine Brito articola la sua ricerca attorno a memoria, decadenza e desiderio con la rappresentazione di nature morte e autoritratti. I suoi dipinti attingono a ricordi personali, fantasie e frammenti di vita quotidiana che, cristallizzati nel medium pittorico, generano ambientazioni fantastiche e surreali. Sono spesso contraddistinti dalla presenza di elementi insoliti ed inaspettati, un frutto infiocchettato, un pesce in un bouquet di rose, un’elegante mano guantata.

Ricordi non corretti

I lavori interrogano l’affidabilità del processo mnemonico, evidenziandone la natura fallace e illusoria. Collocandosi in prima persona all’interno di scenari seducenti ed incantati, l’artista si cimenta nell’autorappresentazione. Si domanda infatti quanto corrisponda alla realtà e quanto, invece, essa sia il risultato di un processo immaginativo capace di distorcere la percezione di noi stessi e dei ricordi. Nel tentativo di custodirli, Brito ne cattura i dettagli più ambigui e sofisticati, edulcorandoli e investendoli di una raffinata nostalgia.

La vita dell’artista

Jeanine Brito è nata in Germania nel 1993. Vive e lavora a Toronto, in Canada, dove ha conseguito il Bachelor in Design e Fashion Communication alla Ryerson University nel 2015. Nel 2014 ha studiato all’Amsterdam Fashion Institute, completando un corso di specializzazione in riviste indipendenti per la moda. Il suo lavoro è esposto alle gallerie Prior Art Space a Berlino e Eve Leibe Gallery a Londra e è incluso in diverse collezioni internazionali.

Linda Carrara e l’iper-realismo

I suoi lavori si compongono di livelli pittorici differenti in tempo, luce, materia e logica visiva, i quali, stratificati e sovrapposti, generano mondi in apparenza coerenti. A prima vista, sembrano evocare, quasi mimando, la realtà circostante. Tuttavia è solamente entrando in relazione con la superficie pittorica che accenni del reale perdono gradualmente la propria nitidezza, trasformandosi in un’astrazione di gesti e esperienze pittoriche. In bilico fra realtà e finzione, Carrara interroga il medium mostrandolo soggetto di una logica figurativa che chiede alla materia di trasformarsi. Senza forzatamente modellare la pittura in mimesi del visibile, ma aprendola all’immaginifico e all’accidentale.

Frottage

Definiti dall’artista “iper-realisti”, i suoi frottage si presentano impronte in scala 1:1 di oggetti e paesaggi. Sono fedeli scansioni della realtà capaci di restituire dettagli difficilmente afferrabili ad occhio nudo. Composti di stratificazioni e delicate velature di colore che lasciano trasparire, senza mai rivelare, la natura che soggiace dietro la tela, danno forma a realtà ambigue. Simili a vedute dall’alto di paesaggi o croste terrestri, lunari e fondali marini o a ingrandimenti di piccole particelle naturali, i dipinti provocano in chi li osserva un senso di poetico smarrimento. Disseminati di piccoli indizi, di vuoti e silenzi, invitano a esplorare luoghi misteriosi e intricati, immaginati o ancora inesplorati. Comunque sono tutti indirizzati a un indefinito altrove.

Biografia

Carrara è nata a Bergamo nel 1984, vive e lavora a Bruxelles e a Milano. È diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera con Vincenzo Ferrari e ha conseguito un Master alla Kask School di Gent nel 2014-2015. Nello stesso periodo ha collaborato con Michaël Borremans come assistente di studio. Di recente ha esposto a: The Open Box, Milano (2021); RizzutoGallery, Palermo (2020), Boccanera Gallery, Trento (2019), Galleria Iragui, Mosca (2019). Ha partecipato alle collettive a: AIS gallery e Rinko-KAKU (Tea Room) Giappone (2019), Museum Floris Romer, Gyor (2019), Casa Testori, Novate (2019 e 2018). Inoltre, è artista in residenza a PALAZZO MONTI Brescia 2020, MOMENTUM Berlino 2015; LKV Trondheim 2016; NCCA Krontadt San Pietroburgo 2017.

Le sculture di Lulù Nuti

Parte da una forte convinzione nell’intelligenza della materia e nella sua capacità di auto-trasformarsi e oltrepassare i limiti del linguaggio. L’artista progetta sculture e installazioni che interrogano la nostra percezione della realtà, la trasformazione delle abitudini, il nostro rapporto con la natura e l’ambiente. Caratterizzate da una sottile dualità fra potenza e mancanza, resistenza e vulnerabilità, le sue opere interpretano i sentimenti di responsabilità e impotenza dell’essere umano. Ne è un esempio Calcare il Mondo: un corpus di opere realizzate esplorando materiali edili, per lo più gesso e cemento, e il loro impatto ecologico.

Calchi e tracce cromatiche

Presentato con un approccio scientifico simile a un geo-ingegnere di fronte ai cambiamenti climatici, il lavoro si compone di una serie di calchi al negativo. Sono realizzati modellando porzioni di mondo e colando materiali duttili, i quali, una volta solidificati, trattengono in superficie impronte e tracce cromatiche allusive di mari e oceani. Non più concavo, ma convesso, Nuti mostra il globo terrestre un involucro scavato e svuotato del proprio contenuto. L’artista ne inverte il convenzionale punto di vista, questionando il nostro ruolo di abitanti e spettatori di un mondo in continua evoluzione. Come dichiarato nel titolo, manipola l’orbe terraqueo “per poterlo riprodurre altrove”, ripensare poeticamente e idealmente un nuovo sistema circolare. Pertanto le opere d’arte salvaguardano la forma del mondo.

La formazione e le mostre di Lulù Nuti

Nata a Roma nel 1988, vive e lavora tra Parigi e Roma. Dopo essersi diplomata all’Ecole Nationale Supérieure des Beaux Arts de Paris nel 2012, ha esposto in Italia e all’estero in istituzioni pubbliche e private. Era presente a: Biwako Biennale (2012), MFW, MO.CO. Montpellier (2018), Istituto Italiano di Cultura, New Delhi (2019), Museo CAMUSAC, Cassino (2020), Villa Medici, Roma (2021). Ha anche esposto in gallerie private tra cui Galleria Alessandra Bonomo, Roma (2021), Galerie Italienne, Parigi (2020), Studio La Città, Verona (2020). Tra le personali: la mostra site-specific Sistema nel sito archeologico delle Case Romane del Celio, Roma (2015), Terrain Amère, Galerie Chloé Salgado (Parigi (2021).

Lulù Nuti Too much heat, Nothing to eat

Nel 2022 la sua opera in ferro forgiato Too much heat, Nothing to eat è esposta in mostre itineranti agli Istituto Italiano di Cultura di New-York e Seoul. Poi era a Changijang Museum of Contemporary Art col Progetto We Love Art, vision and creativity Made in Italy, promosso dal Ministero degli Affari Esteri e CDP, curato da Ludovico Pratesi e Marco Bassan. Ha preso parte a numerose residenze, tra cui The Owner’s Cabin, a bordo di una nave Cargo (Oceano Atlantico, 2017). Nel 2018 Lulù Nuti ha fondato con Pamela Pintus il duo LU.PA, identità artistica che opera soprattutto a traverso azioni performative e opere site-specific.

Immagine da cartella stampa.