Lukashenko minaccia l’Europa usando i migranti come proiettili

Ad un anno dalle proteste la Bielorussia minaccia l'Unione Europea con l'unica arma che le rimane: l'immigrazione illegale

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Nell’agosto 2020, i bielorussi si erano riversati nelle strade di Minsk per denunciare i brogli elettorali ma le manifestazioni furono sedate con la forza. Questo causò una pioggia di sanzioni economiche europee, a cui la Bielorussia ha risposto scatenando un nuovo tipo di “guerra ibrida” in cui i proiettili sono le persone migranti. La minaccia di Lukashenko si rivolge sia verso i dissidenti interni che verso l’UE stessa.

Da quanto persiste al potere Lukashenko?

Il paese bielorusso vive un immobilismo politico da 27 anni. Da quando, il Presidente Aljaksandr Lukashenko è entrato in carica, il 20 luglio 1994. Nelle elezioni del 9 agosto dello scorso anno è stato eletto per il sesto mandato consecutivo. Ed è, infatti, denominato “l’ultimo dittatore d’Europa”, sia per la longevità del suo mandato che per la ferocia delle sue azioni. Nell’indice di Freedom House del 2021 la Bielorussia è classificata come non libera e considerata come un autentico regime autoritario.


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Le repressione di Lukashenko

Lukashenko non è uscito dal calderone dei dittatori solo lo scorso anno, ma ha sempre represso il dissenso interno a proprio favore. Però, da agosto 2020, a seguito delle proteste che denunciavano le elezioni palesemente truccate, la repressione ha raggiunto livelli più eclatanti. Amnesty International ha denunciato, il 9 agosto, l’uso illegale della forza da parte delle autorità bielorusse, gli arresti arbitrari, le sparizioni forzate, i continui maltrattamenti e i finti processi. Come quelli per Viktor Babaryko e Roman Protasevich.

Lukashenko dice addio all’opposizione

Tutti i leader dell’opposizione politica sono stati imprigionati o costretti a lasciare il paese. Molti di questi, oggi, hanno chiesto asilo politico nei paesi limitrofi. In particolare in Lituania e Polonia. Da agosto 2020 in poi, le autorità bielorusse si sono mosse in maniera metodica per eliminare qualunque forma di opposizione. Anche quelle pacifiche. Per esempio, le persone sono arrestate anche solo per aver esposto sui balconi la bandiera bianca e rossa dell’opposizione o essersi vestirsi coi medesimi colori. Di pochi giorni fa, è la notizia di un’atleta bielorussa che ha chiesto asilo politico in Polonia di ritorno dalle olimpiadi. Quest’ultima aveva accusato le autorità del suo paese di aver tentato di rimpatriarla con la forza. La velocista, Krystsina Tsimanouskaya, aveva espresso preoccupazione, dicendo di sentirsi minacciata, per aver apertamente criticato la sua federazione sportiva nazionale.


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La minaccia dell’Europa a Lukashenko

Dopo che il mondo intero ha assistito alle elezioni palesemente truccate e alla repressione delle proteste, l’Europa ha imposto delle sanzioni economiche alla Bielorussia. Tali sanzioni si sono inasprite, a maggio, a seguito del dirottamento del volo di linea Ryanair, con a bordo il giornalista Raman Protosevich. L’Unione Europea aveva definito tale atto come di pirateria aerea. Perciò, gli Stati membri dell’UE sono tenuti a negare il permesso di atterraggio, decollo o sorvolo relativi al loro territorio a qualsiasi aeromobile operato da vettori aerei bielorussi, compresi i vettori commerciali. In modo tale da tagliare le importazioni delle principali materie prime del paese, compresi i prodotti petroliferi e la potassa, un ingrediente comune dei fertilizzanti.

Le sanzioni individuali europee

Oltre sanzioni commerciali, ci sono anche le sanzioni individuali. Sono designate, infatti, in totale 7 entità e 88 persone. Oltre al presidente bielorusso Alexandr Lukashenko, c’è anche suo figlio e consigliere per la sicurezza nazionale Viktor Lukashenko. Nonché altre figure chiave della leadership politica e del governo, ossia membri di alto livello del sistema giudiziario ed importanti attori economici.

La minaccia di Lukashenko: le persone come armi

In risposta alle sanzioni, l’ultimo dittatore d’Europa ha gettato al vento l’accordo con l’Unione per il controllo delle frontiere esterne, con l’intento fine di favorire l’immigrazione illegale. E così promuovere il passaggio dei migranti sul proprio territorio per mettere in difficoltà i paesi limitrofi, non abituati ad una simile ondata migratoria. I paesi europei più in difficoltà sono Polonia, Lituania e Lettonia. Quest’ultima ha, anche, dichiarato lo stato di emergenza. Mentre, i funzionari politici della Lituania avevano, già a luglio, accusato la Bielorussia di favorire l’immigrazione illegale. Facendo arrivare persone dall’Iraq e dall’Afghanistan per mezzo di voli di linea con destinazione Minsk. E poi abbandonarle vicino al confine, inducendole ad oltrepassarlo. La Polonia ha anch’essa visto salire il numero di richiedenti asilo provenienti dalla Bielorussia. Solo nella prima settimana di agosto, la Polonia ha registrato 491 persone, nove volte in più della settimana precedente. Stranamente questo innalzamento dei numeri è avvenuto dopo che il Paese ha dato rifugio all’atleta bielorussa, Tsimanouskaya.


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La condanna europea

L’Unione europea in un comunicato del 30 luglio 2021, ha dichiarato che: “La strumentalizzazione dei migranti e dei rifugiati è del tutto inaccettabile. Utilizzare esseri umani in stato di bisogno per promuovere obiettivi politici viola i valori e i principi fondamentali europei. Pertanto, l’UE e i suoi Stati membri condannano la strumentalizzazione dei migranti e dei rifugiati da parte del regime bielorusso.”

Le soluzioni alternative

I paesi limitrofi alla Bielorussia stanno adottando misure alternative per bloccare l’ondata di persone. Lituania e Polonia hanno, così, deciso di erigere un muro di filo spinato al confine per far fronte comune e preservare le frontiere esterne dell’UE. A questi due paesi si aggiunge anche la Lettonia, la quale ha dichiarato lo stato di emergenza. Ed ha autorizzato che le proprie forze militari all’uso della forza al fine di far rimpatriare i migranti che giungono nel proprio paese. Nei giorni tra il 6 e il 10 agosto 283 persone sono state arrestate per aver varcato illegalmente il confine, 343 in tutto il 2021.


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Il non ricatto di Lukashenko all’Europa

Durante la conferenza stampa di otto ore e mezza di lunedì, 9 agosto, Lukashenko ha negato che la Bielorussia stia “ricattando” l’Europa con una crisi dei migranti. Ma ha anche detto che il proprio paese sta reagendo alla pressione straniera “secondo le sue capacità”. E “non stiamo minacciando nessuno. Ma, ci avete messo in circostanze tali che siamo costretti a reagire. E stiamo reagendo”. Però, l’Europa deve reagire alla non minaccia di Lukashenko per non finire in un ricatto che potrebbe durare anni. La diplomazia e le sanzioni non sembrano funzionare con un uomo del genere. E chi subisce le più gravi conseguenze del comportamento del dittatore è la popolazione bielorussa stessa che grava in difficoltà economiche. Le altre persone coinvolte nel ricatto del Presidente Lukashenko sono i migranti che sono costretti a vivere nei centri di detenzione e affrontare poi un nuovo viaggio della speranza, ma questa volta verso casa.

La seconda minaccia di Lukashenko

Lukashenko gioca anche con l’altra sponda dell’Atlantico. Sempre lunedì, ha dichiarato che potrebbe scatenare altre armi ibride contro l’Europa. In particolare, ha minacciato di tagliare la cooperazione con gli Stati Uniti nella lotta al contrabbando di materiali radioattivi. Lukashenko sta giocando una partita a scacchi molto pericolosa per la sua sopravvivenza. Ma, sicuramente non la giocherebbe se non avesse le spalle coperte dal suo più grande alleato sotto e sopra banco: Putin.