Luigi Di Maio: tra lotte intestine M5S e la politica delle scelte

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Il governo Draghi si farà e il M5S è il partito che ha ottenuto maggiori benefici, una scelta difficile portata avanti da gli iscritti e avallata da Luigi Di Maio. Sono anni che l’ex capo politico si muove tra i palazzi romani del potere, prima come Ministro dello Sviluppo Economico e ora come Ministro degli Esteri.

Luigi Di Maio ha capito il M5S

Di Maio si è trovato a trattare con politici molto più esperti di lui e ha tenuto botta mantenendo il suo movimento al governo in un marasma di veti e tradimenti. Prima Salvini poi Renzi, l’ex attivista di Pomigliano ha dovuto lottare con le volpi della politica nostrana eppure ne è sempre uscito con una poltrone per se e un governo per il M5S, frapponendo la politica delle scelte alle urla di chi parlava del Movimento con un piede fuori. Luigi Di Maio ha avuto il pregio di capire che il M5S è una bestia da governo, insomma se non si è ne di destra ne di sinistra si può governare con entrambe incidendo sul futuro del paese.


Governo Draghi sui social


Lui sceglie, gli altri urlano

Non si è ancora capito che nel M5S non esiste una fronda “governista”, bensi due parti ben distinte: chi sceglie e chi sceglie di non scegliere urlando al tradimento e alla coerenza. Luigi Di Maio ha scelto e ha degli obiettivi chiari da raggiungere: il più importante è sicuramente la transizione energetica, il quale rientra in un ragionamento ad ampio respiro che Di Maio ha scritto sulle pagine di Civiltà delle Macchine, la rivista di Leonardo. “L’energia, come negli anni ‘50 e 60 del novecento, rimane una posta in gioco prioritaria per gli equilibri regionali e mondiali. Ma, alla sua dimensione di competizione per le risorse fossili tradizionali, esemplificata nella contesa sui nuovi giacimenti di gas naturale nel Mediterraneo orientale, si è aggiunta la corsa al dominio delle rinnovabili, dell’idrogeno. Il petrolio del futuro“.

L’agenda politica

Di Maio ha capito che l’Italia non può lavorare con forza se vuole ottenere l’indipendenza energetica, dunque deve lavorare d’astuzia. Il Ministro degli Esteri ha reso questo concetto nel suo articolo: “ l’Italia deve dotarsi di nuovi e più raffinati strumenti di influenza, rafforzando cooperazione economica e prestigio internazionali. Per disporre in abbondanza di questi strumenti serve che il Paese cresca e si arricchisca in fretta, acquisendo risorse energetiche a basso costo e investendo in tecnologia e innovazione per mantenere i vantaggi guadagnati sui mercati internazionali“. Insomma per la politica estera Di Maio si ispira molto a Mattei e la transazione ecologica potrebbe rientrare all’interno di questa visione.

Di Maio e le facili ironie

Insomma Di Maio ha un’agenda da portare avanti e mette gli interessi nazionali davanti alle ambizioni di partito. Subito dopo l’annuncio della lista dei ministri sui social si è scatenata la facile ironia. Essenzialmente secondo i fini commentatori internettiani il Movimento 5 Stelle avrebbe sbagliato le trattative. Peccato che 4 ministri sui 15 posti politici disponibili siano pentastellati. Ovvero una percentuale simile alla forza dei grillini in parlamento. Inoltre Roberto Cingolani, Ministro alla Transizione ecologica, è un nome fortemente voluto da Grillo che avrebbe suggerito la nomina a Draghi.

Luigi Di Maio e il M5S: da bibitaro deriso alle porte del potere

Nei primi mesi di carriera politica nel M5S, Luigi Di Maio venne deriso perchè per un breve periodo della sua vita aveva venduto bibite allo stadio San Paolo di Napoli. Insomma per il perbenismo social questa è un’onta incancellabile o forse una valvola di sfogo per l’invidia sociale, chi lo sa. Mentre i profondi conoscitori politici da social network si sfogavano Di Maio negoziava, incontrava l’ancien regime a porte chiuse (Letta, Draghi, D’Alema) e si faceva spalancare le porte del potere con l’arte della negoziazione.

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