Lotta alle discriminazioni: la creatività le affronta

I talenti che espongono hanno trattato l'argomento da più punti di vista, riprendendo anche momenti storici e sportivi

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Lotta alle discriminazioni
Giuseppe Stampone, "Phallic Erection / Donne non si nasce, si diventa", 2022. Penna BIC su carta baritata (incorniciato), 46 x 40 cm. Courtesy the artist and Prometeo Gallery Ida Pisani, Milan-Lucca. Ph. Filippo Ferrarese

La mostra TURNING PAIN INTO POWER sarà a Merano Arte dal 15 ottobre fino al 29 gennaio 2023. Pone l’accento sul potenziale dell’arte nel risvegliare e incrementare la consapevolezza sulle ingiustizie sociali e politiche. La collettiva presenta una selezione di artisti che contrastano diverse forme di iniquità con strategie forti, consapevoli e creative, affrontando tematiche quali il razzismo, la violenza di genere e la lotta alle discriminazioni, come ad esempio quelle rivolte contro la comunità LGBTQIA+. 


TURNING PAIN INTO POWER: arte e ingiustizie sociali


Quali opere presentano gli artisti per la lotta alle discriminazioni?

La mostra si apre con un motto militante scritto a lettere rosse: I won’t shut up, che in inglese significa non terrò la bocca chiusa. Il lavoro di Monica Bonvicini si riferisce alla libertà di espressione, sancita dall’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Esprime quasi il dovere di parlare e non accettare in silenzio le ingiustizie. Le relazioni annuali di Reporter Senza Frontiere, PEN International o FREEMUSE fanno emergere in modo impressionante che assumere posizioni critiche possa addirittura essere una fonte di pericolo. Oltre alla parola, anche altre forme espressive, gesti o simboli, possono diventare segni di resistenza collettiva. Giuseppe Stampone cattura un momento storico impresso nella memoria collettiva riproducendolo con una biro, Nel 1968, durante la premiazione alle Olimpiadi di città del Messico, l’atleta afroamericano Tommie Smith alza il pugno proponendo il saluto del movimento Black Power. Un segno contro la discriminazione della popolazione nera.

Intolleranza di genere

Negli anni del nazionalsocialismo le persone omosessuali erano marchiate con un triangolo rosa, il cosiddetto Rosa Winkel. Il simbolo era cucito sulle casacche dei deportati nei campi di concentramento a causa del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere. Kostüm Kakaduarchiv (2022) di Philipp Gufler mostra che sia adottato nella Germania postbellica, accompagnato dalla scritta Gays against Oppression and Fascism. Quindi un segno contro l’omofobia e l’oblio delle atrocità perpetrate dal nazionalsocialismo. La contestualizzazione è fornita da testimonianze dell’epoca, la foto dello striscione riportante: Chi tace sui crimini contro le persone omosessuali, finisce per approvarli” e altri materiali documentari e testuali. Il gioco di riferimenti e rimandi apre a riflessioni e ulteriori approfondimenti. 

Lotta alle discriminazioni e Regina José Galindo

La violenza di genere è affrontata con particolare intensità anche nel lavoro di Regina José Galindo. Nel video esposto a Merano, El dolor en un pañuelo (1999), il corpo femminile vulnerabile, perché nudo, dell’artista diventa letteralmente una superficie di proiezione. Su esso, legato a un letto verticale, vengono infatti fatte scorrere diapositive che mostrano articoli di giornale sugli innumerevoli casi di violenza contro le donne in Guatemala. Così il talento rende il proprio fisico una piattaforma che porta all’attenzione dei visitatori i crimini commessi alle donne, spronandoli a confrontarsi con la tematica. TURNING PAIN INTO POWER è pensata da Merano Arte punto di partenza di un lavoro a lungo termine sui rapporti tra arte, attivismo e formazione, volto a indagare e contrastare i “punti ciechi”. Sono cioè esaminate le forme di pregiudizio inconsapevoli e gli aspetti da cui scaturiscono le diverse forme di discriminazione.

Immagine da cartella stampa.