Los Cabezudos, giganti e testoni in festa in Spagna

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Per chi non li conoscesse, o per coloro che ne hanno sentito parlare ma non hanno mai collegato i folcloristici festeggiamenti spagnoli con le figure dei tradizionali Cabezudos, queste figure appartenenti alla cultura bagorda e mondana della Spagna, e più in generale dell’Europa sud occidentale di lingua ispanica e dell’America latina, sono, come da etimologia della parola in lingua iberica, delle figure di giganti e testoni.

Questi grandi costumi, maschere sgargianti e multicolori di dimensioni ingombranti dall’abbigliamento carnevalesco, sono le principali protagoniste di numerose sfilate e commemorazioni che si tengono soprattutto in Spagna, in particolare in questo periodo dell’anno, ad essere coinvolta da questi particolari festeggiamenti è la città di Madrid. Le gioiose manifestazioni, paragonabili a uno scoppiettante sipario che coinvolge adulti e bambini di ogni età che non possono mancare di partecipare all’irresistibile fascino di questi eventi i cui protagonisti sono i Los Cabezudos cui fa da sipario una immancabile e abbordante convivialità i quali possiedono tratti in comune con alcune caratteristiche del carnevale europeo, riprendono, molto probabilmente, in modo sublimato e rappresentativo, ancestrali riti di passaggio legati ad atavici aspetti magici rituali.

Sicuramente i mascheroni, stupende creazioni artistiche sia artigianali che industriali tra le quali si possono trovare anche opere di una certa prestigiosa fattura in quanto a bellezza, idee stilistiche e composizione formale, raffigurano personaggi popolari locali che in tempi passati sono stati mistificati dalle genti di Spagna provenienti dalle classi sociali più o meno elevate, riprendendo di contrappunto anche quelle figure mitologiche che hanno significato vizi e virtù nella mentalità iberica.

Benché nei festeggiamenti non siano così presenti simboli religiosi, per le modalità di svolgimento della manifestazione e per lo stesso spirito morale e sociale svolto dai giganti e dalle grandi teste che raccolgono retaggi profani o pagani per trasferirli all’interno di un pensiero cristiano, punto di vista estremamente radicato nel popolo spagnolo come forse non ce n’è in questo senso in Europa il quale esalta un cattolicesimo probabilmente perfino ancor più strutturato che in Italia almeno in epoca contemporanea, l’aspetto delle credenze, siano esse più o meno fondate e più o meno razionali o fideistiche, è assai manifesta.

I giganti, figure umane o antropomorfe realizzate in cartongesso o poliestere e vestite con panni e stracci alte diversi metri d’altezza per stabilizzare le quali al loro interno vengono incorporate strutture di sostegno in legno o metallo, soprattutto ferro o alluminio, al pari di uno scheletro rigido, si differenziano dai cosiddetti testoni, veri e propri mascheroni composti spesso con i medesimi materiali dei giganti. Se dunque i giganti sono grandi figure dall’altezza sproporzionata che hanno la funzione di creare un senso di nobiltà all’interno della grande commedia dell’arte a cielo aperto della manifestazione dei Los Cabezudos, festeggiamenti dalle caratteristiche orgiastiche e dionisiache in cui non esistono attori e spettatori ma tutti partecipano alla grande commemorazione simbolo per eccellenza di felicità e libertà sfrenata arricchita da un folleggiare quasi estatico di piaceri sublimi che per qualche giorno all’anno non vengono condannati, ma anzi incentivati, i testoni, anche chiamati kilikis o più anticamente gigantili, sono invece grosse teste che costituiscono l’elemento ulteriormente comico in contropartita ai loro fratelli giganti, benché anche questi ultimi non siano da meno in ridicolaggine ed estremismo caricaturale ai compagni. Risulta evidente come non esista in queste feste una vera e propria divisione di ruoli tra giganti e testoni, se non a livello storico o metasimbolico, i festeggiamenti dei Cabezudos non si possono definire altrimenti che con frizzanti locuzioni quali esaltazione della stravaganza o esplosione di desiderio.

Psicologi e psichiatri sono d’accordo nell’affermare come tali festeggiamenti riproducano in forma sociale i sentimenti più reconditi e le emozioni tabù che si sviluppano all’interno della personalità di ciascun individuo e dentro alla rete sociale, la quale, per calmierare le oppressioni volontariamente o involontariamente imposte, accetta e permette di darsi alla pazza gioia qualche volta l’anno senza trovarsi più costretti nella morsa, a volte nevrotica, delle imposizioni e delle autocastrazioni. I Cabazudos si leggono, perciò, come valvola di sfogo sociale, metodo da sempre utilizzato nella storia dell’umanità, dall’età classica sino ai giorni moderni che vedono nel carnevale la più alta espressione di questa liberazione dai legami normativi nel territorio condiviso che vede il coinvolgimento di tutto l’intero continente Europeo e buona parte di altre culture del mondo, per imprimere una svolta simbolica ma significativa, quantunque breve ma intensa, alle ingessate impostazioni sociali.

Il fatto stesso di partecipare attivamente e diventare parte integrante dei festeggiamenti che non possono non coinvolgere anche il più disinteressato spettatore talmente questi eventi sono dinamici ed eccentrici, permette di scompaginare gli equilibri storici e sociali per creare un mondo effimero in cui praticamente tutto, o quasi, è permesso. In queste feste esistono regole da rispettare, ma tali norme sono più che altro dei rituali largamente accettati poiché vertono sulla condivisione irrazionale, intima e più animalesca delle persone, regole che accomuna tutti gli uomini di ogni etnia o cultura. Se comunque i Cabezudos s’innestano sulle tradizioni tipiche spagnole, in fondo, come il carnevale o altri festeggiamenti sovversivi di ogni cultura sparsa sul globo, rispecchiando i desideri e le pulsioni più interiori di ciascuno e dando loro motivo di essere e realizzarsi, diventano una sorta di spirito catartico universale, pur mantenendo comunque il loro aspetto tipico locale. Ma fra le figure, le quali oltre che in cartongesso e poliestere si trovano anche in altri materiali quali cartonepietra o più recentemente in fibra di vetro, non si trovano soltanto giganti o testoni, esistono infatti svariati altri personaggi fissi di questa particolare processione di travestimenti e mascheroni.

A intrattenere gli spettatori con goffi balli e inseguimenti divertenti e spericolati in cui i bambini sono i maggiori bersagli, alle celebrazioni non sono assenti infatti, oltre agli immancabili giganti trasportati da portantini nascosti all’interno delle grandi ma tutto sommato leggere strutture che fanno ballare e roteare durante la fantasmagorica passerella, i caballitos, soprannominati zaldicos in Navarra e nei Paesi Baschi, personaggi ibridi, sorta di strani centauri teatrali metà cavallo e metà umano, i Porters, e le cinque maschere create dal burattinaio e marionettista Regino Mas o Regì Mas y Marì risalenti al primo novecento, si tratta di El Julián, La Maripepa, Alfonso VI, La Latina, Il sindaco di Móstoles e Manolita Malasaña. Tra i kilikis, parecchi dei quali tratti dall’ispirazione storica più o meno diretta, si ricordano le maschere di Patata e Napoleone, ideati da Benito Escaler nel 1912 a Barcellona, Berrugón e il famoso Caravinagre, creati dall’Officina Porta Coeli di Valencia nel 1941 e i fantocci Codini e Barbas, nati dalla mente del pittore e artigiano Tadeo Amorena Gil nel più lontano 1860.

Regino Mas

Ciascuna maschera è diversa, possiede una propria personalità, è la rappresentazione di uno stereotipo o la visione mitologica e ideale immutabile di una caratteristica umana, emozionale e fisica, altrettanto inscindibile dall’essere umano, come nella commedia dell’arte il caleidoscopio delle figure umane si fa schematico e quasi mistico. Oggi anche le tradizioni si sono ammodernate, ad accompagnamento delle maschere classiche sono nati innumerevoli personaggi di successo che attingono dalla cronaca e dalle costumanze dell’epoca contemporanea, per esempio vengono fabbricate maschere di persone famose dei campi dello spettacolo, dello sport e della politica, ciò però, se da un lato può apparire sconveniente permettere un subentro comunque non abolente il vecchio folclore, dall’altra parte questi nuovi arricchimenti concedono ancora più dinamicità, aspettative e maggiore coinvolgimento nei festeggiamenti le cui modalità di svolgimento rimangono pressoché invariate. L’introduzione di queste ultime fantastiche personalità dimostra quanto i festeggiamenti dei Los Cabezudos siano vivaci e partecipati, mantenere in vita tradizioni risalenti al Medioevo significa modernizzare questo tipo di esilaranti ritrovi rendendoli appetibili alle esigenze del pubblico e alle sue richieste, l’attenzione degli organizzatori alle sensibilità contemporanea deve andare di pari passo alla valorizzazione e alla tutela di questo patrimonio immateriale che è possibile ritrovare in questi unici festeggiamenti di maschere a livello mondiale.

Mentre le prime attestazioni scritte degli antichi Cabezudos risalgono al 1263 in Portogallo, le prime documentazioni in Spagna di questi festeggiamenti sono comprovate nella festa della Seconda Pasqua o Corpus Domini di Barcellona del 1380, a Pamplona invece, secondo la tradizione, uscirono tre giganti nella processione di San Firmino del 1276. Solitamente i festeggiamenti si prolungano per più giorni e a Pamplona, dove ci si lascia andare in ricordo di San Firmino Martire, patrono della Navarra venuto a gloria per la discussa pratica della corsa dei tori che si tiene in concomitanza con la festa dei Cabezudos, il divertimenti è assicurato.

Il gigante Manolita Malasaña

In questa città, dove queste manifestazioni sono tra le più impegnate, partecipate e coinvolgenti di Spagna, similmente ai festeggiamenti in altre realtà spagnole, la festa dei Cabezudos, che qui ricorre per i cosiddetti Sanfermines, è sentita sia a livello pubblico che privato senza dimenticare l’influenza che tali eventi hanno sull’aspetto religioso. E’ così che una folla di gente, che accompagna un altrettanto nutrito e variegato gruppo di mascheroni nelle vie principali della città tra accompagnamenti musicali e balzani e divertenti scherzosi e giochetti, continua e trasmette questo fantastico patrimonio culturale ai posteri. Da secoli, quindi, il popolo spagnolo, sia nei piccoli ma soprattutto nei grandi capoluoghi come in quelli sopracitati con l’aggiunta di Saragozza, Madrid, in cui si è tenuta la festa in questi giorni, degno passaggio tra il Giorno della Costituzione Spagnola e la festa dei Santi Innocenti, e Caldetas d’Estrac, comune spagnolo catalano dove si terrà l’evento domenica 15 dicembre, non ha mai smesso di commemorare i Cabezudos. Il legame che unisce gli spagnoli a questi festeggiamenti è così forte e stabile che nella castigliana Puebla de Sanabria è stata fondata una esposizione dedicata a queste affascinanti e magiche figure, si tratta del Museo de Gigantes y Cabezudos.

Video amatoriale girato a Madrid gentilmente concesso da Emanuele Altieri, amministratore azienda vinicola Fontefico, Vasto, provincia di Chieti, Abruzzo

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