L’Onu lancia l’allarme per carestia nel Tigray

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La crisi che sta vivendo la regione del Tigray, Etipia, potrebbe avere effetti deleteri anche in Europa. E’ questo lo scenario dipinto dal sottosegretario generale dell’Onu per gli affari umanitari Mark Lowcock, che in un breve briefing a New York ha anche aggiunto che la situazione del Tigray potrebbe peggiorare. Il Tigray è una delle zone più povere dell’Etiopia ed è da alcune settimane immersa in una carestia senza precedenti. Non provocata da eventi atmosferici come la siccità ma da imposizioni di natura politica. Da parte dei soldati infatti vi è l’obbligo di non coltivare i campi e questa scelta ha peggiorato le condizioni già di per se dilaniate dalla guerra. Lowcock ha inoltre affermato che nessuno dovrebbe essere sorpreso nel vedere una carestia simile in quella del 1984, in cui morirono 1,2 milioni di persone.

Cosa dicono i funzionari dell’Onu sul Tigray?

Ciò che dice Lowcock è di notevole importanza, perchè la crisi del Tigray può avere ripercussioni ovunque. I numeri sono drammatici: sono circa 350.000 le persone che stanno soffrendo sulla loro pelle una carestia. E sempre Lowcock ricorda che altre 3 milioni di persone delle regioni dell’Afar e dell’Amhara rischiano di morire di fame. Ma dietro la base di questa crisi umanitaria ci sarebbe anche la reticienza dell’Etiopia stessa di trattare questi argomenti a livello internazionale. Secondo Atske Selassie Amde, ambasciatore Onu, la crisi in cui riversa il suo paese sarebbe anche dovuta dai leader locali, incapaci di dialogare con gli organi preposti.


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