L’ONU e la riqualifica ambientale: l’esempio degli uliveti

Tra gli esempi della riqualifica ambientale vi è anche quello dell'utilizzo di piante autoctone per migliorare il suolo dei campi di ulivo

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Nel 2019 l’ONU ha elaborato un piano della durata di 10 anni (dal 2021 al 2030) con l’obiettivo di ripristinare gli ecosistemi degradati e danneggiati. Questo piano di riqualifica ambientale punta a migliorare la qualità di ambienti naturali e agrari.

Tenterà inoltre di rispondere a problemi come il cambiamento climatico, l’approvvigionamento d’acqua, e la diminuzione di biodiversità.

In ambito agricolo si tenterà principalmente di rivalorizzare gli ambienti rurali con metodi ecosostenibili e di migliorare la qualità del suolo e delle colture.

Le coltivazioni di ulivo e l’importanza delle piante autoctone

Foto di Valter Cirillo

Gli uliveti nell’area mediterranea rappresentano uno dei primi ambienti studiati. Spesso sono caratterizzati da terreni aridi e asciutti con conseguenti problemi di povertà organica ed erosione del suolo.

I ricercatori ritengono che in questi agro-ecosistemi sia utile usare coperture erbose, tramite l’utilizzo di specie selvatiche ed autoctone di queste zone.

Purtroppo le sementi di queste piante non sono facilmente reperibili, al contrario di varietà commerciali poco compatibili e inadatte per questi habitats. Uno degli obiettivi, dunque, è quello di incrementate la vendita, l’acquisto e la disponibilità di queste sementi.

Per fare ciò i ricercatori hanno creato, in un primo momento, una lista delle specie vegetali originarie delle aree dove vengono coltivati gli ulivi. In seguito, tra queste specie, hanno selezionato le piante annue invernali che possiedono caratteristiche più adatte per la produzione di semi per il mercato e che migliorano la salute degli ulivi e di conseguenza dei loro frutti

La scelta ricade su queste piante poiché sono autoriseminanti, adatte ai climi asciutti come quello mediterraneo, e che crescono e prosperano fino al periodo primaverile per poi passare l’estate sotto lo stadio di seme. Piante del genere richiedono poca manutenzione da parte degli agricoltori, arricchiscono il suolo e la biodiversità.

Inoltre spariscono nel periodo estivo lasciando così più risorse per gli ulivi durante una stagione dell’anno che di solito presenta scarse piogge.

I vantaggi per l’uomo e la natura

L’utilizzo di queste piante nei suoli agricoli presenta vantaggi sia per l’agricoltore sia per la natura e la biodiversità. I contadini beneficeranno infatti di una migliore qualità e stabilità del suolo agricolo. La natura con più verde assorbirà maggiori quantità di CO2 e la maggiore varietà di specie vegetali va ad incrementare le risorse per insetti impollinatori come le api, fondamentali per i nostri ecosistemi.

Bibliografia:

Jiménez-Alfaro, B., Frischie, S., Stolz, J. et al. Native plants for greening Mediterranean agroecosystems. Nat. Plants 6, 209–214 (2020). https://doi.org/10.1038/s41477-020-0617-3

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