L’oasi di Siwa: il nuovo ecoturismo in Egitto

Una nuova meta per gli amanti del caldo e della natura: per di più a distanza dalle caotiche città mediorientali

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Siwa, Egitto. In questi giorni, le autorità hanno annunciato l’intenzione di rilanciare il turismo ai limiti del deserto egiziano. E questo grazie alla ristrutturazione del presidio costruito nell’oasi. L’ambizione è di incentivare la ripresa economica della popolazione berbera frenata dai tumulti della Primavera Araba. Al contrario, l’opinione pubblica chiede la realizzazione di interventi più urgenti e nuove infrastrutture.

Siwa avrà una seconda chance?

L’oasi di Siwa ospita da millenni un’antica fortezza ai margini del deserto nordoccidentale. La costruzione, che i locali chiamano Shali (casa), in passato fungeva da barriera contro le incursioni delle tribù nomadi prima di cadere in rovina. Oggi, però, la situazione sembra cambiata: infatti, le autorità egiziane vogliono ripopolare l’area e promuovere un nuovo tipo di turismo che coinvolga gli amanti della natura incontaminata. Soprattutto, assicurano, vogliono “riportare gli abitanti di Siwa alle origini, offrendo loro nuove occasioni di lavoro“. Nonostante l’apparente bonarietà dell’iniziativa, la popolazione e le autorità locali nutrono qualche perplessità sulla scelta dell’esecutivo. Ma procediamo con ordine.

La fortezza

Shali, la fortezza del XIII secolo, fu costruita su un promontorio dalle popolazioni berbere e da allora domina incontrastata l’incontaminata oasi di Siwa. Il sito dista all’incirca 600 chilometri a sud-ovest della capitale, ai confini con la Libia. La struttura è realizzata in kershef, una miscela di argilla, sale e roccia che funge da isolante naturale essenziale per contrastare la torrida calura estiva. Venendo meno le sue funzioni difensive, il presidio è rimasto esposto all’incuria e all’erosione delle piogge torrenziali che l’hanno quasi distrutto un secolo fa. Questo fino al 2018, quando l’Unione Europea e la società egiziana Environmental Quality International (EQI) hanno iniziato il restauro della fortezza di Siwa sotto la supervisione del governo egiziano.

I lavori di restauro

Il costo dei lavori ha superato i 600.000 dollari. La responsabile del progetto, Ines al-Moudariss, ha garantito che per il restauro sono stati utilizzati solo materiali provenienti dall’oasi. Riserva naturale dal 2002, l’area è costellata di fitti palmeti, sorgenti d’acqua dolce e laghi salati. Inoltre, l’isolamento geografico e culturale dell’oasi di Siwa garantiscono un fuga paradisiaca per gli amanti della natura, lontana dalla chiassosa vivacità dei centri urbani.

Siwa, un’oasi per gli ambientalisti

Il turismo estero ha scoperto l’oasi di Siwa a partire dagli anni ’80, quando le autorità locali l’hanno collegata alla città nord-occidentale di Marsa Matrouh, il capoluogo amministrativo della provincia affacciata sul Mediterraneo. Lo stesso governatore ha definito l’oasi terapeutica. Ma è il sito in sé a discostarsi dal turismo di massa che solitamente attrae il Paese, come quello delle località del Mar Rosso a est o lungo la valle del Nilo a sud. Di fatto, le autorità ambiscono al turismo di ambientalisti e cultori del patrimonio storico e artistico. A tal proposito, il governo allestirà un mercato tradizionale e un museo sull’architettura locale. L’obiettivo è promuovere la rinascita economica e culturale delle popolazioni berbere che però non sembrano apprezzare lo sforzo.

Un progetto ambizioso

Per le autorità “il progetto apporterà benefici e favorirà il turismo“. Negli ultimi decenni, infatti, l’area ha sofferto il crollo del turismo soprattutto estero. Infatti, dalle 200’000 presenze del 2010 era passata ad appena 3000 visitatori a causa dei disordini politici che avevano interessato il Medio Oriente nel 2011. E il turismo interno aveva compensato solo parzialmente le perdite. Ora la situazione è decisamente cambiata, anche se permangono alcune resistenze della popolazione e delle autorità locali. Secondo il direttore dell’ufficio turistico dell’oasi Mahdi al-Howeiti: “La fortezza non era in pericolo di crollo“. E aggiunge: “Secondo me, sarebbe stato meglio lasciarla così com’è. Queste rovine hanno una storia“.

Il futuro della fortezza di Siwa

La popolazione locale ha espresso perplessità sul rilancio del turismo a Siwa. Soprattutto rimprovera al governo di aver liquidato le istanze dei 30.000 Siwi, la popolazione di origine berbera che abita quelle zone. Difatti, il governatore Howeiti ha evidenziato l’urgenza di altri interventi, come il trattamento delle acque reflue che danneggiano le coltivazione di olivi e palme da dattero sui quai si basa l’economia locale. Oltre a ciò, Howeiti ha rimarcato la mancanza di infrastrutture. Un esempio? L’aeroporto più vicino si trova a 50 chilometri dal tumultuoso confine libico e comunque è riservato ai militari. Anche il ministro del Turismo e delle Antichità Khaled al-Anani ha ammesso: “Dobbiamo incrementare le infrastrutture nella regione“.


Ad ogni modo, la ristrutturazione della fortezza di Siwa non è l’unico progetto che il governo egiziano ha messo in cantiere. Nonostante il dissenso dell’opinione pubblica, le autorità hanno annunciato la costruzione di due autostrade tra le Piramidi di Giza. Comunque sia, ulteriori aggiornamenti sul sito turistico di Siwa sono disponibili cliccando qui.

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