Lo Stato delle cose: the state of play

La morte della dialettica

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L’Italia è il cantiere politico meno efficiente dell’Occidente, questo è lo stato delle cose. Lo State of play del titolo è rubato ad un film, in cui il protagonista si imbatteva in tre possibili verità. È l’impossibilità di razionalizzare una realtà. Il nostro esecutivo mostra tutte le inefficienze dialettiche date da un accorpamento di componenti estranei.

Lo stato delle cose: o forse le cose dello Stato?

Questo è interessante. Cioè stabilire se la questione politica si basi su necessità o priorità. A primo impatto si direbbe necessità. Per necessità intendo l’impossibilità di presentare uno schieramento omogeneo e politicamente razionale. Gli stessi componenti della maggioranza accorpano, già nei singoli schieramenti, entità politiche non omogenee. “Ma come no?” Direbbe un osservatore fazioso: “il M5S ha ideali di base, ha combattuto per il popolo“. Il M5S ha mostrato di essere e rimanere un gruppo di “stradaioli indisciplinati” di una qualsiasi manifestazione di piazza.

Sia fuori, cioè nelle loro segrete stanze, che in Parlamento, sembrano come i manifestanti di questi giorni. Pronti a dire la loro quindi, tirano un po’ di petardi, incendiano un cassonetto ma non sanno dove andare. Questo avviene perché nel loro interno non hanno un leader politico che possa dar vita ad una “linea politica“: è lo stato delle cose. Il buon vecchio Cicerone amava ammonire: “Il buon cittadino è quello che non può tollerare nella sua patria, un potere che pretende d’essere superiore alle leggi“. Ma di fatto, in Italia, in questo momento, lo stato di diritto non viene applicato, ma questa è un’altra storia.

Non di meno il PD

Dovrebbe rappresentare, insieme a Fratelli d’Italia, la realtà dialettica e identificatoria storicamente più radicata: risultato M5S di altro colore. Si possono riconoscere ancora i fondamenti che lo costituiscono, o meglio i fondamenti di origine cioè: nessuno è d’accordo con nessuno. Questo è ancora lo stato delle cose, cioè: una realtà confermata dalla loro storia. Il grande Nenni diceva: “A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura. Lo Stato italiano è forte coi deboli e debole coi forti“. Mai parole furono più vere, e infatti oggi è questo lo stato delle cose. Chi è stato epurato è al governo a fronte della sua presunta purezza, governando con chi è abituato a fare il forte con i deboli. Per esempio: i mutui sono bloccati, come il pignoramento di conti e beni per il non pagamento, qualcuno ha pensato a bloccare gli affitti? Aspetto di come lo stato sia, rapporto forza-ricchezza inadeguato. Questo avviene per la disomogeneità dei componenti del suo esecutivo. Il PD quanto il M5S sono tutti ex di qualcosa di improprio, rispetto al progetto attuale, che mette in conflitto gli esecutivi interni fino al macro esecutivo.

Lo stato delle cose

Mai più inopportuna fu una destra simile. Già, in quanto i problemi non vengono solo dalla pseudo sinistra ma anche dalla pseudo destra. Essa dimostra con fierezza, il disfacimento di tutti gli ideali sociali dell’MSI: povero Almirante! La distruzione del suo stato delle cose. Almirante disse: “Sto lavorando per individuare e far crescere chi dovrà prendere le redini del Msi dopo di me. Giovane, nato dopo la fine della guerra. Non fascista. Non nostalgico. Che creda, come ormai credo anch’io, in queste istituzioni, in questa Costituzione“. Dov’è questa destra oggi? Da nessuna parte. Questa è una destra venduta al professionismo, una destra forte con i deboli e debole con i forti. Fratelli d’Italia è incapace ormai di mettere insieme un pensiero che non sia contraddittorio a se stesso. Attendono dichiarazioni da parte del governo per dire il contrario, anche se questo fosse il rinnegamento delle dichiarazioni precedenti. Come a dire: se oggi il governo dovesse schierarsi per la chiusura dei porti, loro griderebbero al razzismo e li vorrebbero aperti.

Chi è la Lega?

Con la invisibilità di Forza Italia rimasta a fare cosa non si sa, rivolgiamo direttamente lo sguardo verso Salvini. Diciamo che ormai Salvini è la Lega o meglio quello che rimane degli intenti di Bossi. Di fatto la Lega, altra traditrice dei suoi ideali originali, la si può definire M5S vol. II. La sua incongruenza è pari a quella dell’esecutivo giallo/rosso, con la dovuta diversità di ruolo. La Lega oggi non dice nulla. Usa slogan rimodellati a seconda delle necessità, un semplice esercizio di contrapposizione. Un tipo di dialettica che spesso diventa: bucolica, ridicola e faziosa. L’immenso Platone diceva: “Non conosco una via infallibile per il successo, ma una per l’insuccesso sicuro: voler accontentare tutti“. Ecco a cosa servono gli slogan. All’interno di essi può celarsi tutto o rivelarsi tutto. Ciò che la destra fa oggi è “slogheggiare“, nel tentativo che anche chi non è razzista, imprenditore e ricco possa cadere nella loro inconsistenza. Votate gente votate. The state of play.

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