Lo spettro del green pass confonde l’Europa?

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Lo spettro del green pass

Ho fatto un sogno. Ho sognato che la realtà era tutto un incubo. In cui uno spettro si aggirava per l’Europa. E sta volta fa sul serio. Ma non è quello di Marx. E’ lo spettro del green pass. Nei tempi attuali, in cui un virus continua a mettere alla prova la tenuta degli Stati a livello planetario si sente sulla pelle la paura della folla. In questa realtà in cui non ci è permesso di perderci nel gomitolo di persone che quotidianamente affolla i locali, i teatri, i mezzi di trasporto, continuiamo a vedere solo il pericolo. E mi direte che non è una guerra. Che non ci sono le bombe ad aspettarci fuori la porta. Ma cosa ci aspetta allora fuori da questa porta?

Lo spettro del green pass confonde l’Europa?

Io sono arrabbiata. Arrabbiata perchè mi impediscono di vivere con la romantica convinzione di avere il mondo a portata di mano. E non posso svegliarmi da quest’incubo e pensare di poter fare tutto, senza sentire il peso dei confini come barricate. Un mondo con ancora meno possibilità di prima. Perchè se è vero che il green pass da una parte ci rende “più liberi”, è altrettanto vero che non ci rende uguali. E’ una sorta di lasciapassare che creerà nuovi esclusi? Per comprendere la perversione del meccanismo del green pass chiamo in causa l’art.3 della nostra cara vecchia Costituzione. Che sancisce appunto il principio di uguaglianza. 


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Il duplice profilo del principio di uguaglianza

Il testo costituzionale garantisce la tutela di tale principio sotto un duplice profilo. Uno formale e l’altro sostanziale. Il concetto di uguaglianza formale si riferisce all’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Mentre l’uguaglianza sostanziale impone al legislatore di tenere conto delle diversità esistenti all’interno della società. Garantendo a tutti la possibilità di godere degli stessi diritti in maniera effettiva. Questo secondo concetto invita ad una riflessione profonda. Perchè la nostra società è caratterizzata dall’eterogeneità e dalla diversità. E ciò ha complicato non soltanto l’ambito legislativo, rendendo molto più difficile porre delle regole applicabili a tutti, ma più in generale il mondo delle relazioni interpersonali. Tuttavia si scambia l’uguaglianza, intesa come necessità di offrire a tutti gli stessi strumenti per il raggiungimento degli stessi obiettivi, con la necessità di permettere a tutti di ottenere gli stessi risultati. Eppure, per quanto sia evidente la follia di questo meccanismo, bisogna guardarsi bene dal dire ad alta voce che non siamo tutti uguali.

Il Razionale e l’irrazionale

Ma fino a che punto possiamo difendere la nostra posizione non mettendo a rischio la salute degli altri? Si rivela attuale ancora oggi un libro scritto agli inizi degli anni 60’ da Arendt “Tra passato e futuro”. Il libro riguarda la crisi in vari settori dell’agire umano. La Arendt precisa, infatti, che c’è differenza tra il bene, idea suprema del politico, e il bello, idea suprema del filosofo. Pertanto lo scontro tra ragione e passione può risolversi solo con il confronto con l’opposto. Con l’educazione dialettica. Imporre la scienza al popolo innalzandola a surrogato della Teologia medievale produrrà soltanto l’aumento di eresie. Al contrario educare a ciò che è scientificamente corretto (perché è chiaro che la via da percorrere sia necessariamente quella del vaccino), può essere il passo giusto e decisivo per risolvere una diatriba storica. Se il sapere non si offre come tale alla società in cui vive, si rischia di cadere in quel terribile baratro in cui, distorcendo Socrate, la gente non saprà di non sapere.