Lo smart working entra in una nuova era

0
547

Per molti, il raggiungimento di un protocollo di intesa fra Governo – più precisamente il Ministero del Lavoro –, aziende private e parti sociali sulla regolamentazione dello smart working rappresenta un traguardo epocale, in grado di traghettare il mondo del lavoro nella contemporaneità, prendendo finalmente di petto i cambiamenti radicali che ne hanno modificato la fisionomia soprattutto negli ultimi tre decenni. Un trentennio in cui, a piccole dosi ma con cadenza molto serrata, i lavoratori di nuova – e in alcuni casi anche vecchia – generazione hanno dovuto prendere confidenza con parole come precariato e mobilità, scoprire le partite IVA e provare sulla loro pelle non tanto il privilegio quanto la necessità di divenire imprenditori di se stessi. Insomma, si tratta di un accordo che non solo tutela il lavoratore dipendente nel momento in cui opera non in un ufficio dell’azienda, ma “da remoto” nella sua abitazione o in altro luogo, ma che getta le basi anche per i lavoratori autonomi, affinché le loro tutele subiscano una analoga revisione e un ripensamento dalle fondamenta, già a partire dalla prossima legislatura (difficile ipotizzare che questa possa avere il tempo necessario per legiferare in merito).

Si inquadrano in questo clima altamente propositivo le parole di soddisfazione che il Ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha rilasciato sul suo profilo Facebook, lasciando intendere come tale accordo sia frutto di una trattativa che alla fine ha portato a delle risoluzioni largamente condivise. Ne ha ben donde: l’accordo finale è stato ratificato e/o ha ricevuto il consenso di CGIL, CISL, UIL, UGL, Confsal, CISAL, USB, Confindustria, Confapi, Confcommercio, Confesercenti, Confprofessioni, Confservizi, Confartigianato, Confagricoltura, Coldiretti, CNA, Casartigiani, Alleanza delle Cooperative, Cia, Copagri, ABI, ANIA, Federdistribuzione, Confimi e Confetra. Un ecumenismo che raramente è stato riscontrato quando si è trattato di mettere mano alle leggi che regolamentano il mondo del lavoro. In questo caso, un ruolo decisivo è stato giocato dal carattere di urgenza del provvedimento, giacché il perdurare della pandemia fa sì che lo smart working, o più generalmente il remote working, sia ancora uno dei capisaldi che permette alle aziende di continuare a produrre a dispetto del perdurare di una situazione a dir poco emergenziale, e non solo da un punto di vista sanitario.

Nello specifico, il nuovo accordo tende a regolare lo svolgimento delle attività da remoto, con un’attenzione particolare rivolta ai diritti e ai doveri del lavoratore. A essere regolamentati sono soprattutto i termini che riguardano la durata del lavoro da casa, l’alternanza con il lavoro in sede, il potere direttivo del datore di lavoro e i tempi di riposo del lavoratore. Un ulteriore accento è stato posto sugli strumenti di lavoro: di norma essi sono a carico del datore di lavoro, ma previo accordo possono essere utilizzati quelli di proprietà del lavoratore. In altre parole: spetta alla ditta fornire al lavoratore un PC per lavorare da casa, a meno che questi non metta a disposizione, di sua spontanea volontà, il suo computer personale. Questo vale anche per strumenti specifici come firma elettronica semplice, Firma Elettronica avanzata o firma elettronica qualificata, o altri software necessari allo svolgimento del lavoro richiesto. Ciò, peraltro, inquadra di riflesso la responsabilità di provider qualificati di tali strumenti, come Yousign o altri marchi d’eccellenza, nella fornitura di prodotti adatti allo svolgimento delle mansioni assegnate.

Altri commi dell’accordo riguardano l’orario (o meglio, l’assenza di orario: fondamentalmente, lo smart worker lavora “a progetto”, senza un preciso orario di inizio o fine giornata), il diritto del lavoratore di rifiutare il confinamento nello smart working senza che ciò comporti gli estremi per un licenziamento, e l’individuazione di una fascia di disconnessione, vale a dire un intervallo di tempo in cui il lavoratore per nessun motivo è tenuto a fornire la sua prestazione. Si tratta, nel complesso, di una serie di provvedimenti che sanciscono un evidente miglioramento delle condizioni di lavoro di chi sceglie di (o è costretto a) lavorare da casa. Nonché di un passo decisivo nella definizione di una diversa