Livia Carta e Giuseppe Sagato tra spazio e maestria

Pittura e scultura dialogano alla galleria Sartori di Mantova all'esposizione dei due artisti

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Livia Carta
Una delle opere in esposizione a Mantova

Alla galleria Arianna Sartori di Mantova torna a esporre Livia Carta insieme allo scultore Giuseppe Segato. La mostra “Le vibrazioni dello spazio e le pietre parlanti” inaugurerà sabato 13 novembre alle 16.30 con presentazione di Annamaria Polidori. All’evento che proseguirà fino al 25 novembre parteciperanno gli artisti.


Con Laura Zeni “Sguardi celati” alla Galleria Sartori


Quali sono i temi che affronta Livia Carta?

Lo spazio, nelle geometrie, è rappresentato da una serie di postulati e teoremi. Però è anche percezione poetica, quel “Naufragar m’è dolce in questo mare” di leopardiana memoria. Persino intuizione religiosa, come nell’induismo: si chiama Bhuvaneswari ed è la dea dell’universo, l’origine della materia e del mondo concreto e tangibile. Un pensiero filosofico: Aristotele lo vede come la totalità dei luoghi. Lucrezio, nel “De rerum natura” ne fornisce una definizione significativa. “Un’attitudine a ricevere i corpi che non differisce mai da se stesso, ma è sempre uno ed unico e riceve in qualsiasi sua posizione qualsiasi ente”. Un leitmotiv presente lungo tutto il percorso artistico, è la dimensione contemplativa e visionaria dei lavori di Livia Carta. Più vicinia forse alle ragioni ‘astratte’ di Lucrezio, tradotta però, in una sensuale e travolgente esplosione di colori.

La dimensione dello spazio attraverso il colore

C’è, nella serie di una trentina di acrilici su carta, la forza del gesto che libera forze interiori, dalla mano al cuore. Lavori che testimoniano l’immersione nella pittura che l’artista sta compiendo. La volontà espressiva che fa parlare e rende udibile, attraverso la materialità cromatica, il respiro dell’universo. Come per l’Action painting di Jackson Pollock, il dipingere diventa significativo quando si concretizza. Arriva a far coincidere lo spazio reale col pittorico: “Dipingere è un modo di essere”, sosteneva l’artista. A differenza del “drip painting” pollockiano, nei dipinti di Carta le dinamiche centripete e centrifughe hanno una precisa direzione. Si nota una regia istintiva ma sicura, una registrazione conscia dello Spazio e della sua incontenibilità. Comunicano amore per la pittura veneta di Tancredi Parmeggiani. Le cromie si adattano alle forme come se fosse loro assegnato un destino aurorale. L’interazione è un caleidoscopico aggregarsi e contrapporsi che si avvale del supporto con funzione pittorica.

Giuseppe Segato

Quando la manualità non è solo capacità di eseguire una tecnica, ma inventa il momento contingente, diventa ‘magistero’. Nell’ebraico la traduzione di ‘maestro’ è ‘rabi’ e definisce uno studioso che conosce e dunque può insegnare.
Nel Medioevo e nel Rinascimento il ‘magister’ è colui che aveva titolo per insegnare nelle facoltà universitarie. Nelle ‘arti meccaniche’ che richiedono un’applicazione manuale, il ‘magister faber’, identificava chi sapeva fare qualcosa ‘a regola d’arte’.
La premessa giova a comprendere il lavoro artistico di Giuseppe Segato che è un abile chirurgo e poi scultore. Self made man senza una particolare scuola se non il saper fare e la passione per l’arte e la letteratura soprattutto mitologica, biblica e classica.
Il ‘travaso’ dalla chirurgia all’arte, una ricerca di soluzioni nel cavare dalla materia le figure che contiene è dunque quasi ‘naturale’. L’indicazione l’ha fornita Michelangelo: “Ogni blocco di pietra contiene una statua ed è compito dello scultore portarla alla luce”. Cioè non solo una capacità visionaria, che in Segato è radicata, ma una consuetudine nell’esperire percorsi.

Il lavoro dello scultore

Il ricco bagaglio di formazione e interessi si cala nei temi, trasfigurando personaggi mitici e in creature simbolico-allegoriche. Sono fantastiche interpretazioni di un immaginario mondo di pietra e di legno, sintetico e molto vario, legato principalmente alla figura. I corpi, rappresentati spesso singolarmente o allacciati in posizioni complesse, si offrono in un realismo deformato. Se da un lato può apparire arcaico dall’altro interpreta la complessità contemporanea, ponendosi come sintesi tra due ere. La dicotomia tra la ferinità originaria e l’intelletto narrante si trovano a convivere nello stesso blocco di pietra. Poi la forma plastica datagli dallo scultore ne traduce il concetto. Le masse che si assottigliano inverosimilmente o divengono arti abnormi si fermano al limite dell’informale. Sagato, classe 1935, è marito, padre, nonno, chirurgo, pittore, scrittore e scultore. Ha esposto a Spoleto, Venezia, Padova, Vicenza.

Livia Carta

Nata a Vicenza, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Venezia, conoscendo il Maestro Bruno Saetti. Poi si è trasferita a Padova dove esponeva col gruppo “Pittori e scultori padovani”; negli anni Ottanta è ritornata a nella città d’origine dove attualmente vive e lavora. La sua attività espositiva si sviluppa dal ’66 e da allora è sempre presente nel panorama nazionale e internazionale. Carta ha presentato i lavori in personali promosse da Assessorati alla cultura e Gallerie private e partecipato a fiere e a rassegne.